periodo di comporto






Il datore di lavoro non è tenuto ad avvertire il lavoratore dell’imminente scadenza del periodo di comporto

Tullio Solinas - 27 Luglio 2015


In assenza di qualsiasi obbligo previsto dalla contrattazione collettiva, il datore di lavoro non ha l'onere di avvertire preventivamente il lavoratore della imminente scadenza del periodo di comporto per malattia al fine di permettere al lavoratore di esercitare eventualmente la facoltà, prevista dal contratto collettivo, di chiedere tempestivamente un periodo di aspettativa. La tempestività del recesso conseguente al superamento del periodo di comporto deve essere considerata in relazione all'esigenza di un ragionevole lasso di tempo che va riconosciuto al datore di lavoro perché egli possa convenientemente valutare nel suo complesso la sequenza di episodi morbosi del lavoratore in rapporto agli [ ... leggi tutto » ]


Lavoro e periodo di comporto » nel calcolo vanno inclusi anche i giorni festivi

Gennaro Andele - 26 Settembre 2014


Lavoro e licenziamento: Il periodo di comporto include i giorni festivi. Nel calcolo del periodo di comporto vanno considerati anche i giorni festivi, se in quelli antecedenti o successivi il lavoratore è rimasto in malattia, in quanto si presume che la situazione clinica sia rimasta inalterata. Questo, in sintesi, l'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione con sentenza 20106/14. Per chi non lo sapesse, per comporto si intende quel periodo, la cui durata massima è fissata dai contratti collettivi, durante il quale il lavoratore assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro. Ebbene, a parere degli Ermellini, nel [ ... leggi tutto » ]


Superamento del periodo di comporto e impugnazione del licenziamento

Antonella Pedone - 13 Maggio 2012


Il recesso del datore di lavoro per superamento, da parte del lavoratore, del periodo di comporto ("secco" o "frazionato") costituisce una ipotesi del tutto peculiare di cessazione del rapporto di lavoro: non è dovuta nè ad un fatto dell'azienda, nè, propriamente, ad un fatto o colpa propri del lavoratore, ma piuttosto all'impossibilità di quest'ultimo di assicurare con sufficiente continuità la propria prestazione. Essa è regolata in una norma speciale, ossia l'articolo 2110, comma 2, del Codice civile, secondo cui: In caso di infortunio, di malattia, di gravidanza o di puerperio, se la legge [o le norme corporative] non stabiliscono forme [ ... leggi tutto » ]