Eredità - Nessun diritto successorio agli affini

Nell'ordinamento italiano i suoceri di un soggetto sono obbligati a prestargli assistenza in base all'articolo 433 del codice civile, con priorità rispetto a fratelli e sorelle del soggetto stesso. Inoltre, il vincolo di affinità, ovvero proprio il rapporto che si stabilisce,  ad esempio, tra il soggetto ed i genitori del suo coniuge (appunto i suoceri)  non cessa con la morte del coniuge da cui esso deriva, così come recita l'articolo 434 del codice civile. In altre parole i suoceri sono obbligati a prestare assistenza anche ad un genero vedovo.

Ma, sembra strano, i suoceri pur dopo aver prestato assistenza al proprio genero vedovo, non hanno diritto ad alcuna eredità se questi premuore loro. La legge non  attribuisce nessun diritto successorio agli affini: in particolare nessun diritto successorio diretto a genero e nuora e nemmeno indiretto ai suoceri.

10 dicembre 2011 · Rosaria Proietti

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  • alessandr 13 luglio 2013 at 22:38

    quindi lei mi dice che quella della vendita è veramente l’unica soluzione percorribile?

    • Simone di Saintjust 14 luglio 2013 at 00:07

      No. Le dico che la vendita è l’unica soluzione a prova di creditori in appostamento …

  • alessandr 13 luglio 2013 at 22:26

    unica soluzione? …e se i miei genitori facessero una donazione a favore di mia sorella?

    alessandro

    • Simone di Saintjust 13 luglio 2013 at 22:36

      Il problema è che quando il testamento viola la quota di legittima di un erede debitore, il creditore sente puzza di bruciato. Ed allora può chiedere al giudice di verificare la sussistenza delle donazioni effettuate in vita dai disponenti a favore degli eredi non debitori.

  • alessandr 13 luglio 2013 at 21:59

    buonasera,
    innanzitutto grazie della sua cortese risposta, qualche suggerimento in proposito, visto che parliamo di debiti che non potranno mai essere pagati purtroppo? grazie

    alessandro

    • Simone di Saintjust 13 luglio 2013 at 22:06

      Se non si vogliono correre rischi l’immobile viene venduto in vita ed il ricavato diviso fra gli eredi. Poi il debitore può versare la propria parte su un conto corrente intestato a persona di fiducia, oppure spenderlo in donne, roulette e champagne prima che i creditori si attivino.

  • alessandr 13 luglio 2013 at 14:22

    buongiorno

    Ho un grosso debito verso un creditore e verso lo stato, ho bisogno quindi di non ereditare il 50% della casa che un giorno i miei genitori lasceranno a me e mia sorella. Ai miei genitori è stato consigliato di fare testamento e di lasciare l’intera casa a mia sorella, specificando di aver gia dato a me la mia parte in denaro durante la loro vita. Vorrei sapere se qualche debitore potrà impugnare un simile testamento. grazie.

    Alessandro

    • Simone di Saintjust 13 luglio 2013 at 21:20

      La Corte di Cassazione, che, con la sentenza numero 11737 del 15 maggio 2013, ha sancito che: Così come non è consentito al testatore di privare il legittimario della sua quota di riserva, ugualmente non gli è consentito ottenere il medesimo risultato mediante una dichiarazione testamentaria con cui si afferma di aver già tacitato il legittimario della sua quota di riserva mediante donazioni fatte in vita. In entrambe le situazioni il legittimario può esercitare l’azione di riduzione, spettando al soggetto interessato a far valere la validità della dichiarazione l’onere di provare che il legittimario è stato realmente tacitato mediante pregresse donazioni.

      D’altra parte, l’articolo 2901 del codice civile prevede che il creditore possa domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio coi quali il debitore rechi pregiudizio alle proprie ragioni.

      In altre parole, i creditori possono adire l’autorità giudiziaria per chiedere la revocatoria della rinuncia del legittimario all’azione di riduzione, ai sensi dell’articolo 2901 del codice civile. Sua sorella dovrà allora dimostrare che non c’è stata violazione della quota di legittima, fornendo prova della donazione indiretta di cui ha beneficiato il fratello, in vita del disponente.




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