Vendite bundle – Davvero convenienti?


A volte le vendite in bundle, sponsorizzate come convenienti, fanno lievitare i costi.


Ho notato che a volte le vendite proposte in bundle, ovvero ad esempio un accorpamento di accessori oltre al prodotto principale, fanno si che, invece che risparmiare, il prezzo del prodotto tendi ad auentare.

E’ vero? Come accorgersene?

Per bundle si parla della vendita di due o più prodotti come un’unica unità: alle volte si tratta di abbinamenti legati all’uso, come ad esempio scarpe E lacci di ricambio, caricabatterie E batterie, crema solare e doposole.

Altre volte è una tecnica del marketing per lanciare un prodotto accoppiandolo con uno già molto conosciuto, vendendoli appunto insieme.

In teoria non ci sarebbe nulla di male a patto però che l’offerta sia trasparente e quindi il costo finale sia chiaro e comprensivo dei prodotti e servizi accessori.

Così non è stato per Mediaworld, condannata dall’Antitrust a pagare una multa di 3,6 milioni di euro per “aver imposto l’acquisto di prodotti accessori” e attuato “modalità di promozione ingannevoli”.

Vediamo di capire meglio come funzionano le vendite in bundle e a cosa prestare attenzione.

In tempo di crisi, sono molti i venditori che attirano la clientela offrendo prodotti a prezzi apparentemente molto convenienti: il problema nasce se, una volta arrivati alla cassa, il prezzo non è quello reclamizzato, ma ci viene imposto anche l’acquisto di altri prodotti abbinati che fanno lievitare a dismisura il costo iniziale.

Questa tecnica di vendita è diffusa soprattutto nel settore dell’elettronica di consumo, come dimostra la recente multa a Mediaworld, dove i volantini raccontano di smartphone, in vendita a prezzi in offerta, ma poi, arrivati in negozio, si è costretti ad acquistare il telefono con una pellicola protettiva già applicata, sborsando così 20 o 25 euro in più di quanto previsto.

Lo stesso accade con consolle di videogame acquistate obbligatoriamente con joystick e giochi che fanno raddoppiare il prezzo di partenza oppure pc e notebook con abbinata la vendita di pacchetti software; televisori in abbinamento al servizio “pronto all’uso” dal costo variabile da 14,90 a 69,90 euro (la famigerata, quanto indesiderata “calibrazione” della nostra tv).

Insomma: prassi commerciali che riguardano prodotti particolarmente appetibili per il consumatore, come smartphone di ultima generazione, tablet, Playstation, Smart Tv, che, in media, già presentano un prezzo non irrisorio e che vengono di frequente esposti al pubblico in offerta.

L’Autorità Antitrust, come detto, è intervenuta sanzionando MediaMarket (in Italia nota come MediaWorld) per “aver imposto l’acquisto di prodotti accessori” e attuato “modalità di promozione ingannevoli” con una multa da 3,6 milioni di euro.

Per l’Antitrust questa pratica è in grado di “limitare considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione al prodotto da acquistare” e li induce -con modalità surrettizie- ad “assumere una decisione commerciale per l’acquisto di un prodotto che non avrebbero altrimenti preso”, violando il dovere di diligenza e integrando una pratica commerciale scorretta.

Attenzione quindi quando vedete prodotti in offerta: leggete anche le scritte in piccolo sui volantini e assicuratevi che il prezzo esposto sia comprensivo di tutto, dai costi ai servizi accessori.

10 Novembre 2022 · Giovanni Napoletano





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