Si può richiedere un piano di rientro dopo aver ricevuto un decreto ingiuntivo per impedire l’escussione del garante?

Qualche anno fa ho richiesto un prestito presso la Deutsche Bank (con mia madre come garante) e le rate sono sempre state pagate.

Dopo la perdita del lavoro ho avuto delle grosse difficoltà a rispettare i pagamenti. Ho percepito la NASPI per 7 mesi ma ho sempre riscontrato delle difficoltà. Per fortuna ho trovato un altro lavoro, ma, ahimè poi è arrivato il COVID e l’azienda ha fatto cassa integrazione per tutto il 2020.

Nel frattempo la MARTE SPV ha acquistato il debito dalla Deutsche Bank (ovviamente ad un prezzo molto stracciato): sono stata contattata ripetutamente dal creditore e ho cercato di fare delle proposte in base alle mie condizioni (lavoratrice in cassa integrazione guadagni). Le proposte sono sempre state rifiutate.
Abbiamo messo con la cassa a Gennaio.

Una settimana fa ho ricevuto il decreto ingiuntivo da parte di uno studio legale di Torino: visto che adesso non siamo più in cassa e sto percependo lo stipendio pieno, vorrei sapere se c’era ancora una possibilità di richiedere un piano di rientro anche dopo aver ricevuto il decreto ingiuntivo. Inoltre, meglio contattare l’avvocato oppure il creditore direttamente (MARTE SPV). Vorrei tanto evitare di fare brutte figure in azienda se dovesse arrivare il precetto e vorrei tanto evitare che la pensione di mia madre venisse pignorata.
Grazie.

Va innanzitutto premesso che un il pignoramento della pensione non è un fatto di cui vergognarsi, specie per un soggetto, come la persona che ci scrive, che solo recentemente è stata assunta a tempo e stipendio pieni e che fino a poco fa ha vissuto vicende come la perdita del lavoro e il collocamento in cassa integrazione guadagni causa covid19. E’ assolutamente normale che in queste condizioni si vada incontro a difficoltà a pagare le retae del prestito.

Tanto premesso, va altresì aggiunto che il pignoramento della pensione del garante (la madre) – obiettivo a cui sicuramente puntava la società creditrice quando ha avviato la richiesta del decreto ingiuntivo (al tempo, cioè in cui chi ci scrive viaggiava fra licenziamenti e cassa integrazione – è soluzione sicuramente meno satisfativa del pignoramento dello stipendio della debitrice principale (la figlia). Infatti, la pensione viene pignorata al 20% della parte eccedente il minimo vitale, mente sullo stipendio netto la trattenuta del quinto viene effettuata senza considerare il minimo vitale.

Ora, se si contatta l’avvocato di controparte (che è la cosa migliore da farsi) proponendogli un piano di rientro, per vincere le eventuali perplessità riguardo l’affidabilità della proposta e la reale possibilità di portare a termine il rimborso del debito, la debitrice già da tempo inadempiente dovrebbe necessariamente riferire di aver ottenuto un nuovo impiego, rischiando così il pignoramento dello stipendio.

In altre parole, si può anche contattare la controparte per proporre un piano di rientro più importante nella rata mensile e di durata più breve del pignoramento della pensione del garante, tuttavia si rischia, così, il pignoramento della pensione della debitrice principale.

Dunque, contattando l’avvocato della MARTE SPV si raggiunge sicuramente l’obiettivo di evitare il pignoramento della pensione della madre, ma non può escludersi il pignoramento dello stipendio della figlia.

19 Aprile 2021 · Carla Benvenuto

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