Servizi a pagamento non richiesti – Ecco come agiscono le compagnie di telefonia mobile

Ho saputo dell’indagine della Guardia di Finanza che ha perquisito gli uffici delle più importanti compagnie di telefonia mobile del nostro Paese, accusate di addebitare agli ignari clienti pagamenti extra per servizi non richiesti.

Ma come agiscono le società?

Che i clienti del settore di telefonia mobile siano particolarmente tartassati, è cosa nota da tempo: tra telefonate che pervengono ad ogni ora del giorno e lotte all’ultima imperdibile offerta tra compagnie di nuova e vecchia generazione, si sfiora spesso il reato di stalking.

Da ultimo, però le azioni messe in atto da alcune compagnie telefoniche, hanno fatto ulteriori “passi avanti” nell’illegalità.

Vediamo quindi come le compagnie telefoniche aggiungono servizi a pagamento all’insaputa dei clienti.

Il business, stando a quanto sin qui reso noto, è così strutturato.

L’esca potrebbe essere celata in qualsiasi cosa sulla cosiddetta “landing page”, vale a dire una pagina web specificamente strutturata.

Pagina che l’ignaro visitatore potrebbe raggiungere tramite dei semplici click a dei link a cui si perviene a mezzo banner pubblicitari.

Insomma, un giro di semplici link che porta ad addebitare all’utente veri e propri servizi aggiuntivi, a sua totale insaputa.

Un sistema che, giuridicamente parlando, integra gli estremi di una maxi “frode informatica”, per un giro stimato di decine di milioni di euro.

La frode informatica, in questo specifico caso, si consuma ai danni degli utenti della telefonia mobile. Le ipotesi al vaglio degli inquirenti, vanno dalla “frode informatica” ex art. 640-ter codice penale. Ma vi è di più, vale a dire anche l’ “accesso abusivo a sistema telematico” ex art. 615-ter codice penale e la “tentata estorsione contrattuale” ex art. 56, 629 codice penale. Varie fattispecie criminose che si realizzano dunque con condotte definite a “Zero Click” specifici.

Attivazioni fraudolente di servizi a pagamento e addebiti sul conto telefonico che hanno fatto muovere Procura e Guardia di Finanza.

Tra i primi operatori nazionali di telefonia mobile coinvolti: la Windtre. Sembra comunque che siano in corso anche accertamenti su Vodafone e Tim.

Addebiti dunque diretti in capo agli utenti di servizi mai chiesti, né tantomeno autorizzati, per i quali la Guardia di Finanza sta eseguendo perquisizioni e sequestri.

Una lettera è stata inviata anche all’AGCM, ovvero all’Autorità garante delle comunicazioni e del mercato, in relazione alla posizione di certe compagnie telefoniche.

8 Luglio 2020 · Gennaro Andele

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