Prestito dietro cessione del quinto dello stipendio – Quando i ritardi del datore di lavoro nel pagare le rate puntualmente trattenute in busta paga si ritorcono contro l’incolpevole dipendente debitore


Lavoro per una azienda che ha stretto una collaborazione con una banca qualche anno fa: a seguito di questo accordo ho richiesto un prestito di 5 mila euro dietro cessione del quinto dello stipendio.

Il prestito è stato erogato a settembre del 2019 e tra interessi (molto alti) e spese mi è stata addebitata una rata di 150,29 euro al mese. Fisicamente io non ho mai pagato la rata perché veniva trattenuta direttamente in busta paga, con voce specificata in chiaro in ogni busta paga.

Circa 5 mesi fa dovevo acquistare un pc, disponevo della liquidità ma avrei preferito rateizzare l’acquisto: la richiesta è stata negata da Agos a motivo di una segnalazione alla Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria (CRIF). Un paio di mesi dopo (Luglio) richiedo la visura alla CRIF. Dalla visura mi rendo conto di avere una linea di credito aperta con Agos di sono stato cliente a motivo di due prestiti a consumo che ho estinto in anticipo e pagato regolarmente tramite Rid bancario! Presumo che il problema sia stato questo accavallarsi di richieste (linea di credito già aperta più richiesta finanziamento) dunque non mi preoccupo più di tanto.

Due giorni fa la mia banca mi propone un prestito a tasso agevolato e penso di rinegoziare così il prestito fatto con la mia azienda (anche questo avrei estinto in anticipo a gennaio) faccio richiesta di 3000 euro che viene rifiutata a motivo di segnalazione alla CRIF. Riprendo la visura fatta a luglio prestando maggiore attenzione e mi rendo conto che in realtà comparivano due rate pagate in ritardo! Contatto immediatamente la responsabile del pagamento della mia azienda che mi dice che non sa nemmeno quale sia la scadenza della mia rata, quindi lei ha sempre eseguito i pagamenti contestualmente al bonifico dello stipendio (intorno al 28 del mese) e subito dopo contatto la banca creditrice.

Scopro che la scadenza della mia rata è il giorno 26 e che tutti i pagamenti sono stati effettuati con ritardo e morosità: premetto che a me non è mai stato comunicato alcun ritardo da parte della banca, mai ricevuta una segnalazione da parte loro. loro sostengono che probabilmente la mail sia stata inviata all’azienda. oggi ho richiesto nuova visura alla Crif per capire l’entità del problema e non ho ancora parlato con la mia azienda perché vorrei prima sapere come muovermi.

Cosa si può fare per essere immediatamente cancellati dal crif? Esiste un modo indolore per tutti? Di fatto so di essere stato pesantemente danneggiato! A gennaio avrei dovuto comprare casa.

Purtroppo in Italia funziona così: si dà il codice fiscale del richiedente il prestito in pasto ad un Sistema di Informazione Creditizia (SIC) privato qual è la Centrale Rischi di Informazione Creditizia (CRIF) e si verifica se il soggetto persona fisica corrispondente a qual codice fiscale è presente nell’archivio interrogato.

Nessun riguardo ai motivi per i quali quel soggetto è stato censito nella CRIF: perché a ben guardare se, in riferimento alla fattispecie riportata nel quesito, l’operatore preposto alla valutazione del merito creditizio (o credit score) del richiedente il prestito avesse consultato la motivazione, si sarebbe accorto che si trattava di un prestito dietro cessione del quinto stipendiale e che dunque i ritardi e le morosità censite nella CRIF non potevano essere in alcun modo imputabili al debitore lavoratore dipendente.

Fatta questa premessa, l’unico modo per uscire dalla spiacevole situazione in cui il dipendente debitore è rimasto coinvolto – attesa la superficialità e la disinvoltura del datore di lavoro nel pagare le rate della cessione del quinto non rispettando le scadenze, incurante della reputazione negativa che può derivare dalla presenza dell’azienda in un archivio dei cattivi pagatori – è quello di procedere immediatamente alla richiesta di estinzione del prestito dietro cessione del quinto.

Successivamente, con l’assistenza di un avvocato, potrà valutare la convenienza e l’opportunità di citare in giudizio l’azienda presso cui lavora per ottenere un congruo risarcimento, nell’ipotesi di riuscire a dimostrare documentalmente e/o con testimoni, l’entità del danno subito.

20 Ottobre 2021 · Michelozzo Marra



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