Protezione patrimoniale in vista di una possibile sentenza sfavorevole in una vertenza di lavoro


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Sono proprietario di una attività di panificazione e pasticceria: una mia dipendente mi ha fatto una vertenza sindacale con una richiesta in tribunale di 20 mila euro. La prima udienza sarà a luglio con la quale, come dice il mio avvocato, si cercherà di trovare un accordo. Se così non fosse si fisserà una nuova udienza. Quindi ci sono parecchi mesi ancora per vedere la fine di questa storia. Durante questo periodo vorrei tutelarmi a livello patrimoniale in caso di sentenza a me sfavorevole e quindi in vista di un possibile pignoramento. Io possiedo una casa di residenza con um mutuo e una ipoteca ancora per 10 anni e penso che non sia attaccabile.

Un terreno che su consiglio di un notaio potrei far risultare in vendita andando a registrare un preliminare di vendita con caparra confirmatoria e almeno per 3 anni non può essere aggredito. Il problema è la mia attività. Se faccio la divisione dei beni con mia moglie e gliela intestato credo che sia facilmente revocabile. Cosa posso fare? Chiudere la partita IVA e aprire una società? Non vorrei spendere tanti soldi epoi trovarmi comunque con l attività e il suo conto corrente comunque pignorati. Grazie anticipatamente per l aiuto.

La cosa più saggia da fare, a nostro parere, è evitare di far ingrassare, senza ottenere risultati per lei effettivamente vantaggiosi, avvocati, notai, lo Stato – che guadagnerebbe dalle imposte per trasformazione di una ditta individuale in una società e per i preliminari di compravendita – e i commercialisti – che dovrebbero tenere la contabilità societaria: ventimila euro costituiscono una cifra abbordabile e in sede di mediazione converrebbe pagare il dovuto alla dipendente, anche con un piano rateale e con un sensibile sconto rispetto alla richiesta giudiziale. Può darsi che a fine vicenda, con appelli e ricorsi in cassazione, sarà costretto a versare almeno il doppio, anche considerando le parcelle all’avvocato, i contributi unificati dovuti allo Stato ed una eventuale condanna, sempre incombente, al pagamento delle spese legali sostenute in giudizio dalla controparte vittoriosa. L’importante è ragionare lucidamente, con raziocinio e, soprattutto, non farne una questione personale.

Qualsiasi trasformazione, oggi, della ditta individuale in società a responsabilità limitata sarebbe inutile per risolvere la questione con chi le ha fatto causa di lavoro, dal momento che l’eventuale obbligato a pagare alla dipendente quanto stabilito dal giudice adito sarebbe sempre la persona fisica e non quella giuridica costituitasi dopo la chiamata in giudizio: semmai, la trasformazione dell’attività in una società di capitale a responsabilità limitata potrebbe, forse, risultarle utile in eventuali, future, controversie di lavoro.

Analogo discorso vale per la ventilata modifica del regime legale patrimoniale coniugale da comunione a separazione dei beni.

La vendita di un immobile (terreno o fabbricato) sarebbe sempre revocabile ex articolo 2901 del codice civile. Per quel che riguarda la casa di residenza gravata da vincolo ipotecario non sarei così sicuro della presunta non aggredibilità: tenga conto che, se va bene, la vicenda giudiziaria potrebbe concludersi fra dieci anni. A quel tempo il mutuo sarà stato integralmente pagato e quindi …

8 Febbraio 2021 · Marzia Ciunfrini



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