Farina di grillo – Saremo costretti a mangiarla?


In molti scrivono con una certa preoccupazione in conseguenza del recente via libera dell’Unione Europea ai prodotti che contengono farina di grillo.





Dopo che l’unione Europea ha approvato l’utilizzo di farina di grillo, o comunque proveniente da altri insetti, non si parla d’altro: vorrei sapere se sarà presente in tutti i prodotti e saremmo costretti a mangiarla.

Cosa ci aspetta?

In molti scrivono sui social, con una certa preoccupazione in conseguenza del recente via libera dell’Unione Europea ai prodotti che contengono farina di grillo: la polvere di Acheta domesticus (nome scientifico del grillo allevato a scopi alimentari) potrà essere usata come base o aggiunta per la preparazione di pane multicereali, cracker, grissini, biscotti, nella pasta secca, nelle salse, nella pizza, nei prodotti sostitutivi della carne, nelle minestre in polvere, nella birra, nel cioccolato etc.

Ora, se è vero che le popolazioni asiatiche mangiano da tempo cavallette, coleotteri e formiche dobbiamo chiederci se anche in Italia siamo pronti ad accogliere prodotti a base di insetti, anche se, vale la pena di ricordarlo, non dobbiamo pensare che si utilizzino i grilli selvatici, al contrario, la tecnica di produzione è stata valutata e validata dall’Efsa, passaggio fondamentale per la messa in commercio dei novel food.

Insomma abbiamo la certezza che la farina prodotta a partire dai grilli dal punto di vista sanitario è ineccepibile: gli unici problemi potrebbero riguardare le allergie, ma questo vale anche per molti altri prodotti come i crostacei.

Resta il dubbio se ne valga la pena: la farina di grillo è un’ottima fonte proteica, possedendo una media di oltre il 65% di proteine ad alto valore biologico.

Risulta anche ricca di fibre, calcio, vitamina B12, ferro, fosforo e sodio. Ma per quale motivo dovremmo preferirla ad altre fonti proteiche?

Utilizzare la farina di grillo potrebbe rappresentare una soluzione per cercare di diminuire l’impatto ambientale causato dagli allevamenti animali?

Forse in futuro sarà così, ma per adesso si tratta di un prodotto di nicchia che, oltretutto costa molto.

Si parla di circa 70 euro al chilo, mentre quella di frumento costa due euro al chilo e la farina di soia, farina vegetale più vicina a quella dei grilli dal punto di vista nutrizionale, circa tre euro al chilo.

Comunque, al contrario delle fake-news e degli allarmismi circolati sull’argomento, i supermercati non tenteranno di propinarci di nascosto cibi contenenti farina di grillo.

Prima di tutto perché -come detto- si tratta di un alimento abbastanza costoso.

E poi, è obbligatorio per legge indicare la presenza di farina di insetti tra gli ingredienti!

Con una avvertenza: sulla confezione non sarà presente, esplicitamente, la parola “grillo” o “grillo domestico”, bensì il nome scientifico dell’animale vale a dire Acheta domesticus.

Ma c’è di più: considerato che gli insetti possono causare reazioni allergiche, la presenza di grilli dovrà essere segnalata in etichetta, in qualsiasi percentuale, come per qualunque prodotto allergenico.

Ciò non esclude, comunque, che sul packaging possano esserci altri riferimenti riguardo l’utilizzo di farina di insetti o simili.

Anzi: auspicherei un sistema volontario sulle etichette (ma anche sugli scaffali e nei menu dei ristoranti) che -vista la particolarità di questo ingrediente- metta in grande evidenza grafica la sua presenza (ben al di là di quanto previsto dalla legge che già obbliga -come ho detto- a specificare gli ingredienti e gli allergeni).

Anche se poi, alla fine, credo che ci abitueremo anche a questo.

24 Febbraio 2023 · Giovanni Napoletano


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