Esecuzione forzata per debitore residente in Irlanda

Risiedo in Irlanda dal 2012 – iscritto AIRE – coniugato, mia moglie e’ irlandese: nel 2017, quella che era l’azienda di famiglia (una SAS di cui io ero socio accomandatario) e’ stata condannata alla sanzione di circa 160.000€ riguardante una vertenza che due ex impiegati (padre e figlio) hanno prodotto contro di noi. Non ho beni immobili o immobili, ne’ in Italia ne’ in Irlanda, ma il motivo per cui vi scrivo e sapere:
– se potrò accendere un mutuo qui in Irlanda per l’acquisto di una casa;
– stessa domanda di prima ma nel caso in cui il mutuo lo accende mia moglie soltanto (per quanto ne so io qui vige la separazione dei beni ma non so se “meta’ della casa” potrebbe essere espropriata dato che apparterrebbe a me);
– se i creditori possono – e se fosse facile riuscirci – rivalersi sul quinto del mio stipendio, unico patrimonio di cui dispongo attualmente.
– se posso dormire sonni tranquilli dato che mi risulta che l’esecuzione all’estero e’ abbastanza complessa e onerosa per il creditore.

Diciamo che anche in Irlanda il rimborso del mutuo ipotecario, cointestato o meno, viene garantito dall’iscrizione di ipoteca sull’immobile acquistato grazie al prestito erogato dalla banca.

Ora, è evidente che, con l’avanzare del piano di rimborso e la contestuale diminuzione del capitale residuo, si forma capienza per un’azione esecutiva promossa dai creditori (padre e figlio) e finalizzata ad espropriare l’immobile. Il ricavato, al netto del credito residuo da rimborsare alla banca (creditore privilegiato grazie all’iscrizione di ipoteca) può essere diviso secondo le quote di proprietà fra il marito debitore e la moglie non debitrice.

L’importo spettante al marito debitore potrebbe essere acquisito dai creditori (padre e figlio) procedenti.

Certo l’azione esecutiva all’estero richiede che i creditori (padre e figlio) si affidino ad un pool di professionisti locali: peraltro 160 mila euro sono una bella somma e i due potrebbero investire altri denari (che andrebbero a sommarsi al credito iniziale e dunque al netto degli interessi legali) per tentare di riscuotere quanto stabilito dalla sentenza.

In più, c’è da considerare anche che, poichè l’Irlanda fa parte dell’Unione Europea, i due creditori (padre e figlio)potrebbero far allegare, presso il tribunale italiano territorialmente competente, alla sentenza passata in giudicato, uno speciale certificato che la rende idonea ad avviare un’azione esecutiva in uno qualsiasi degli altri Stati membri dell’Unione. La ratio dell’intera normativa che regola il cosiddetto titolo esecutivo europeo è finalizzata proprio a dotare, nella fattispecie i creditori padre e figlio, di uno strumento di facile ed immediata esecutività in tutto il territorio dell’Unione.

Senza avventurarsi in una comunque complicata espropriazione immobiliare, con il titolo esecutivo europeo, i creditori (padre e figlio) potrebbero aggredire, con relativa facilità, lo stipendio percepito in Irlanda dal debitore (la misura massima, che in Italia è del 20%, dipende dalla vigente normativa nazionale irlandese).

Concludendo: non può dormire dormire sonni tranquilli, deve rinunciare ad una quota di proprietà immobiliare ed altresì evitare di accumulare troppi risparmi sui suoi conti correnti. Oppure trasferirsi in un paese extra europeo.

5 Febbraio 2020 · Lilla De Angelis

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