E se il chiamato all’eredità non accetta e non rinuncia?

Non accettando e non rinunciando formalmente all’eredità, perderei il diritto ad accettare? Chi subentrerebbe al mio posto? Mia nipote, indicata come altro coerede nel testamento, oppure mia figlia erede in linea retta testamentaria?

Chiunque vi abbia interesse (un creditore, ad esempio, o un coerede) può chiedere che l’autorità giudiziaria fissi un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare: è quanto dispone l’articolo 481 del codice civile. Legittimati a proporre l’azione sono anche i chiamati ulteriori, cioè coloro che potrebbero succedere se il primo chiamato non accettasse l’eredità.

In sostanza, non accettare o rinunciare esplicitamente all’eredità blocca la ripartizione dei beni lasciati dal defunto fra gli eredi e costringe anche gli eventuali legittimari di chi non scioglie la riserva (sua figlia, nella fattispecie) ad intraprendere un’azione legale con spese di onorari d’avvocato e tempi di attesa della sentenza, rilevanti.

Un’azione, quella dell’erede che non accetta, nè rinuncia esplicitamente all’eredità e nemmeno l’accetta con beneficio di inventario, lasciando in stand by la procedura successoria, che avrà sicuramente le sue motivazioni (un dispetto ai coeredi e ai propri legittimari rappresentanti) e che si risolve in un esborso di parcelle di avvocato e contributo unificato (spese di giustizia) per coloro che alla propria quota di eredità vorrebbero accedere in tempi brevi.

Per inciso il valore dei beni lasciati alla pronipote dal de cuius deve rientrare nella valore della quota spettante al disponente (e stabilita per legge) disponibile, altrimenti gli altri coeredi legittimari (fra cui lei) potrebbero anche impugnare il testamento per lesione della quota di legittima.

A tale proposito la invito a leggere questo articolo.

18 Settembre 2020 · Carla Benvenuto

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