Divorzio per debiti?


Siamo marito e moglie sposati solo in Comune in comunione di beni: pochi, per la verità: la mia consorte per sua sfortuna ha sofferto di problemi oncologici gravi fin da giovane, ma grazie al Cielo, ha goduto della fortuna di nascere e vivere in un paese che ti dà tante opportunità di lavoro, anche ai malati.

Infatti per medici e varie commissioni mediche, passati i canonici 5 anni senza metastasi o nuove evoluzioni tumorali : Tu sei guarito e sano come una persona che non ha mai sofferto di nulla.
Una cosa bellissima.

Proprio grazie a questo dettato medico, mia moglie felice tornava a lavorare facendosi una bella forza d’animo.

E’ appunto grazie a questa grande conquista di lavoro tutta italiana, che mia moglie è così riuscita ad intervallare nell’arco di trenta e passa anni tre tumori oncologici (al seno, all’utero ed un melanoma di 3 grado alla coscia) con un minimo numero di anni che le sono bastati ad avere una pensione d’invalidità 100% non rivedibile, e la bella cifra di 850 euro lordi circa di pensione.

Nessun assegno per le invalidità riportate, speravo in un qualcosina extra, ma invece le sono stati conteggiati solo gli anni di lavoro effettuati. Pazienza.

Nel frattempo in tutti questi anni belli ma molto complicati, per sbarcare il lunario familiare dato che abbiamo anche 2 figli, il sottoscritto accumulava debiti su debiti, da una parte si ritirava e dall’altra si pagava, in un armonico gioco della vita.

Debiti sempre pagati in verità.

Mi ero trovato quasi stabilmente anche un secondo lavoretto, ed anche qualche extra ahimè.

Ma negli ultimi tempi causa una certa stanchezza, ho 66 anni, ed il fatto che sono attualmente disoccupato, non riesco più a trovare stimoli (a dirla tutta uno della mia età non lo vogliono neanche per scaricare bancali) neppure per lavoretti saltuari).

Così ultimamente, a parte un incessante telefonio seguito quasi sempre da molte epistole di società di recupero crediti (di cui a dire il vero non mi curo molto) circa 12 diverse se ricordo bene, al momento dato che la pensione di mia moglie ‘sembra inattaccabile perché d’invalidità’, io sono preoccupato solo di una cosa.

Dato che andrò in pensione fra 7 mesi percependo un pensione di circa 1400 euro mensili, un mio amico esperto mi ha detto che sicuramente me la pignoreranno per circa 200 euro.

E se dopo quasi quarant’anni il sottoscritto decidesse di divorziare dalla sua amatissima moglie, potrebbe vedere questa trattenuta evaporare? Potrebbe continuare a vivere insieme a Lei?

Grazie Henry

Per intaccare e ridurre la trattenuta per pignoramento sulla pensione del marito debitore, l’importo dell’assegno di mantenimento al coniuge separato dovrebbe superare (e di molto) il 30% della pensione netta: cosa praticamente impossibile dal momento che la signora gode di una pensione di invalidità.

Insomma, solo se l’assegno alimentare stabilito eventualmente dal giudice a favore del coniuge invalido uguagliasse il 50% della pensione netta mensile dell’obbligato, e solo dopo un’azione esecutiva promossa dal coniuge beneficiario insoddisfatto, il successivo pignoramento giudiziale della pensione dell’obbligato azionato dai creditori non potrebbe aver luogo in base a quanto stabilito – tra l’altro – dall’ articolo 545 del codice di procedura civile, secondo il quale il pignoramento per il simultaneo concorso di debiti ordinari (banche, finanziarie, sentenze), esattoriali (debiti verso la Pubblica Amministrazione, ed alimentari (assegno di mantenimento al coniuge separato o divorziato e/o ai figli) non può estendersi oltre la metà dell’ammontare delle somme predette.

La buona notizia finalizzata a sdrammatizzare un pochino la sua situazione debitoria, è che molto probabilmente l’importo della trattenuta per pignoramento sulla pensione sarà minore di quella ipotizzata nel quesito posto, considerando che essa vale il 20% dell’importo netto della pensione eccedente il minimo vitale.

Il minimo vitale, ad oggi, è pari a circa 690 euro: in pratica per una pensione al netto degli oneri fiscali (IRPEF) di 1.200 euro circa, la quota pignorata sarà pari al 20% di (1.200 – 690) euro, cioè pari a soli 102 euro circa. Ciò anche se i creditori ordinari che azionassero il pignoramento fossero più di uno.

Concludendo, considerando le spese legali necessarie ad ottenere separazione e divorzio (anche in presenza di una accordo consensuale) e successivamente per intraprendere azione esecutiva di pignoramento nei confronti del coniuge obbligato al mantenimento, debitore inadempiente; la scarsa incidenza che tale separazione avrebbe sulla limitazione del pignoramento di creditori diversi dal coniuge beneficiario; nonché la sostenibilità dell’eventuale trattenuta per pignoramento della pensione percepita dal debitore inadempiente, il suggerimento è di lasciare le cose come stanno, al più mettendo in black list i numeri di telefono degli addetti al recupero crediti chiamanti: con un pizzico di pazienza, dopo un po’ di tempo, nessuno avrà più modo di disturbarla.

25 Giugno 2021 · Ludmilla Karadzic



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