Dimissioni per giusta causa e diritto all’indennità di disoccupazione NASpI – Il datore di lavoro si è reso irreperibile e non mi paga lo stipendio da febbraio

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Ho fatto la richiesta di NASpI il primo ottobre 2019 dopo il termine del mio contratto di lavoro che scadeva il 30 settembre: il 15 ottobre trovo di nuovo lavoro e la NASpI è stata bloccata per 6 mesi (infatti sul sito dell’Inps visualizzo ancora pagamento in corso). Il problema è che il datore di lavoro attuale non mi paga lo stipendio di febbraio, e non risponde nemmeno al telefono. Dopo vari tentativi di contattarlo riesco con un numero diverso a parlarci. La risposta alla mia richiesta dello stipendio arretrato e di informazioni sulla eventuale cassa integrazione da marzo è stata: se non hai soldi per mangiare arrangiati.

Per la cassa integrazione non mi ha dato risposta, quindi presumo che se, da quanto ho letto, deve anticiparla il datore di lavoro, noi dipendenti non vedremo un euro. Quindi vi chiedo se ci sono i presupposti per cui io possa dare le dimissioni per giusta causa e quindi usufruire del periodo di NASpI residuo che sarebbe di circa 4 mesi. Perché in questo modo non posso vivere, non ho un soldo né per il cibo né tanto meno per continuare a pagare l’ffitto: ho chiesto almeno un acconto ma niente.

È vergognoso che dopo mesi a lavorare come un mulo a 4 euro all’ora il datore di lavoro se ne freghi di noi dipendenti, l’importante è che lui e la sua famiglia abbiano la pancia piena. Scusate lo sfogo: lavoro in un ristorante come cameriere.

Si ha diritto all’indennità di disoccupazione NASpI anche in seguito a dimissioni per giusta causa, qualora le dimissioni non siano riconducibili alla libera scelta del lavoratore, ma siano indotte da comportamenti altrui che implicano la condizione di improseguibilità del rapporto di lavoro, come nella fattispecie.

Tuttavia, è necessario affidarsi ad un sindacato di categoria o ad un patronato (ma può provarci anche da solo) per procedere ad una diffida, notificata con raccomandata AR al datore di lavoro, aprendo così, almeno formalmente, una controversia extragiudiziale finalizzata ad esigere il pagamento delle retribuzioni arretrate, il rispetto del contratto di lavoro sottoscritto e l’attivazione, qualora ve ne ricorressero i presupposti, degli strumenti di integrazione salariale previsti dalla normativa vigente.

Infatti, la circolare INPS 163/2003 precisa che se il lavoratore dichiara che si è dimesso per giusta causa, dovrà corredare la domanda NASpI con una documentazione (anche una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà ex decreto presidente repubblica 445/2000) da cui risulti almeno la sua volontà di difendersi in giudizio nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro (allegazione di diffide, esposti, denunce, citazioni, ricorsi d’urgenza ex articolo 700 c.p.c., sentenze, eccetera contro il datore di lavoro, nonché ogni altro documento idoneo), impegnandosi a comunicare l’esito della controversia giudiziale o extragiudiziale.

8 Aprile 2020 · Tullio Solinas

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