Debiti pregressi in busta paga per cessione quinto e prestito delega – Come vengono rimborsati dopo il passaggio in pensione?

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Sono andato in pensione dal primo agosto 2019, sulla busta paga ASL pagavo due rate per cessione quinto e delega di pagamento pari circa ad un quinto anche esso. Ad oggi sulla mia pensione non mi e’ stata ancora addebitata nessuna rata per il debito delle due cessioni. Con gennaio 2020 sono già sei le rate arretrate. La ASL da cui dipendevo a maggio 2019 ha inviato all’INPS solo la copia del mio contratto di cessione quinto.

In questi ultimi giorni ho ricevuto dall’Istituto creditore due raccomandate per conoscenza, indirizzate all’INPS, con oggetto ritenute su pensione. Praticamente chiedono all’INPS di recuperare sulla mia pensione le somme ancora dovute da agosto 2019 fino al termine dei due crediti.

Chiedono anche che il pensionato si adoperi, presso la sede INPS, per il regolare scomputo del debito. Sono preoccupato per quanto può succedere al mio cedolino mensile. E’ possibile che l’INPS mi faccia pagare tutte e due le rate? Per il periodo arretrato (da agosto 2019 fino al primo addebito) come viene recuperato il credito? Io vorrei tenere sulla pensione solo la cessione del quinto, mentre sulla delega vorrei chiedere un saldo e stralcio, visto che mancano meno di dieci rate alla fine.

Che cosa posso fare e/o chiedere alla mia sede INPS? Possono rivalersi anche sul mio TFR (modesto, di soli otto anni di anzianità) sul quale non so ancora niente, che forse prenderò tra due o tre anni? Il saldo e stralcio può creare problemi ad un futuro rinnovo della cessione del quinto?

Per quanto attiene la cessione del quinto, il creditore potrà rivolgersi all’INPS per ottenere il rimborso con rate pari ad un quinto del rateo pensionistico attuale: la durata del rimborso sarà funzione della nuova rata mensile (che a sua volta dipende dall’importo della pensione), del debito residuo al momento del passaggio in quiescenza) e dell’eventuale quota vincolata del TFR (nel caso di dipendenti privati). Gli arretrati accumulati ad oggi saranno recuperati con il nuovo piano di rientro, che comincerà appena l’INPS perfezionerà la pratica.

Di solito, nelle aziende private il dipendente accantona il proprio TFR presso l’amministrazione stessa, che ne conosce dunque l’ammontare e lo gestisce, erogando eventuali anticipi e versandolo in caso di morte, licenziamento o pensionamento; le amministrazioni pubbliche e ministeriali, invece, spesso, non conoscono neppure l’entità del TFR maturato dai propri dipendenti, in quanto il TFR, che in questo caso è detto Indennità di Buonuscita o Indennità di Fine Servizio (IFS), è gestito dall’INPS, nel comparto ex INPDAP.

Pertanto, per riassumere, ad un certo punto vedrà prelevato dall’INPS un quinto dalla pensione mensile e la trattenuta continuerà fino a quando non sarà stato rimborsato il debito residuo (al netto della quota eventualmente vincolata del TFR per i dipendenti privati) al momento del pensionamento.

Per quanto riguarda il prestito delega, invece, il residuo dovrà essere regolato extra rateo di pensione direttamente fra creditore e debitore pensionato (il rimborso del prestito delega non può essere delegato all’INPS): se il contratto sottoscritto lo prevede, il creditore potrà aver diritto ad una quota del TFR (TFR vincolato, solo per i dipendenti privati). In caso di mancato adempimento, anche per accordo stragiudiziale a saldo stralcio, per il rimborso del prestito delega il creditore potrà avviare azione esecutiva di pignoramento della pensione, fino ad un massimo del 20% dell’importo percepito, dal pensionato debitore, che eccede il minimo vitale.

La vicenda di rimborso del prestito delega non potrà influire su un futuro rinnovo della cessione del quinto (che potrà essere ottenuto solo a definitiva estinzione della cessione attuale): piuttosto, incideranno, in tal senso, età del pensionato, importo mensile del rateo percepito ed entità dell’eventuale trattenuta per pignoramento.

13 Gennaio 2020 · Ludmilla Karadzic

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