Il creditore non si fa vivo? Meglio non stuzzicarlo e attendere il decorso della prescrizione


Una società vanta nei miei confronti un credito deteriorato, dotato tra l’altro di titolo esecutivo ottenuto a suo tempo dall’istituto cedente (credo si tratti di una società collegata al cedente stesso, in quando la denominazione è simile).

Tuttavia considerando che è da un bel po’ che non si fanno vivi e che prima o poi intendo sbarazzarmi di questa “zavorra”, in virtù di quel titolo già esecutivo cosa aspettarmi in vista di una mia eventuale proposta di saldo e stralcio? La mia buona volontà verso un accordo bonario potrebbe essere premiata o rischio di risvegliare nel creditore “vecchie passioni”?

Ripeto, in virtù del fatto che dovrebbe esser succeduto nella titolarità di un titolo esecutivo nei miei confronti.

L’esperienza maturata fino ad oggi, nel settore del recupero crediti, ci insegna a non svegliare mai il can che dorme: meglio attendere di essere contattati dal creditore, sperando nel decorso del termine decennale di prescrizione del diritto al rimborso del prestito rimasto insoddisfatto.

Se poi l’esigenza di sbarazzarsi della “zavorra” sottintende il desiderio di chiedere un nuovo prestito, meglio non illudersi: una volta regolarizzata la posizione debitoria, occorrono tre anni per scomparire dai radar ufficiali dei Sistemi di Informazione Creditizia (SIC) e dalla Centrale Rischi (CR) della Banca d’Italia. Ma, il nominativo del debitore inadempiente che dopo anni dalla scadenza dell’ultima rata abbia saldato il proprio debito, magari con un accordo transattivo a saldo stralcio, potrebbe rimanere, anche in seguito, scolpito nella pietra delle centrali rischi occulte e non ufficiali dei cattivi pagatori.

6 Ottobre 2021 · Ludmilla Karadzic



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