Contributi INPS richiesti anche dopo fallimento e chiusura attività

In data 8 febbraio 2013 la mia sas di cui ero socio accomandatario è fallita con chiusura del fallimento per mancanza di attivo, 2 anni dopo. Essendo anche socio accomandatario di un altra sas, sempre in data 8 febbraio 2013, sono stato escluso dalla seconda società. Da allora l’attività è cessata non fatturando più nulla e non dichiarando più nulla. Non sono stati presentati nessuna modifica dei patti nessuna ricostituzione della pluralità dei soci ne lo scioglimento della società. Stando alla legge dovrebbe essere stata sciolta d’ufficio, dopo 6 mesi ma io come socio accomandatario continuo a ricevere da ADER le notifiche x pagare i contributi gestione commercianti. Sono andato in pensione l’anno scorso, ma continuano ad arrivare i bollettini. Vi chiedo che procedura devo fare per porre fine a tutto ciò e se ci possa essere la cancellazione retroattiva al 2013. Non vorrei avere pignoramenti su una pensione di 770,00 euro.

Com’è noto il socio accomandatario, al quale è riservato il potere di amministrare la società, risponde illimitatamente e solidalmente (con gli altri eventuali soci accomandatari) per le obbligazioni sociali, anche dopo la chiusura del fallimento, se non è stata chiesta ed ottenuta l’esdebitazione.

Se, quindi, le richieste di contribuzione da parte INPS si riferiscono ad un periodo antecedente la dichiarazione di fallimento (e la conseguente cancellazione delle società dal Registro delle Imprese), esse sono finalizzate ad evitare la prescrizione del diritto di riscuotere i contributi.

Per quanto riguarda i contributi pretesi dopo la chiusura attività occorrerà esibire all’Agenzia delle Entrate Riscossione l’attestato di cancellazione delle sas prodotto dalla Camera di Commercio territorialmente competente.

In ogni caso le farà piacere sapere che una pensione di 770 euro è praticamente impignorabile.

4 Maggio 2021 · Tullio Solinas

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