Circolare ugualmente con patente sospesa – Cosa si rischia?


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Mi hanno sospeso la patente per tre mesi a causa di una multa elevata con l’autovelox per l’alta velocità: ho bisogno di raggiungere, però, il posto di lavoro obbligatoriamente e con i mezzi pubblici è un’odissea.

Cosa rischio circolando ugualmente?

Ignorare il fatto di avere la patente sospesa e guidare, nonostante ciò, un’automobile, ha delle conseguenze molto serie.

Infatti, si va incontro:

  • ad una sanzione amministrativa da 1.988 a 7.953 euro;
  • alla revoca della patente;
  • al fermo amministrativo del veicolo per tre mesi.

Se il divieto di guidare viene ‘snobbato’ due volte, anziché il fermo amministrativo scatta la confisca dell’auto, il che comporta il passaggio di proprietà in capo allo Stato e la perdita definitiva da parte del proprietario.

Addio macchina, insomma.

Secondo la Cassazione, non è possibile guidare un’auto in caso di emergenza con la patente sospesa.

Ma è possibile mettersi al volante per motivi di lavoro con il permesso ‘congelato».

Cosa si deve fare?

Entro e non oltre cinque giorni dalla notifica del ritiro della patente, l’automobilista ha la facoltà di presentare al Prefetto una richiesta motivata e documentata per ottenerne la restituzione, appunto, per ragioni lavorative.

Sarà indispensabile, però, indicare le fasce orarie nelle quali si ha bisogno dell’auto per recarsi al lavoro e dimostrare l’impossibilità o l’estrema difficoltà ad utilizzare dei mezzi di trasporto pubblico o non propri a tale scopo.

C’è da augurarsi, però, che l’ufficio o lo stabilimento non sia troppo lontano da casa o che la circolazione sia piuttosto scorrevole: l’autorizzazione del Prefetto non può essere rilasciata per più di tre ore al giorno.

Occorre, quindi, calcolare quanto ci vuole tra andata e ritorno.

C’è, però, il rovescio della medaglia: in questo modo, si allunga automaticamente il decorso della sospensione della patente per un numero di giorni pari al doppio delle complessive ore per le quali è stata autorizzata la guida, arrotondato per eccesso.

Il Prefetto, nei 15 giorni successivi, emana l’ordinanza di sospensione, indicando il periodo al quale si estende il provvedimento. L’istanza può essere accolta solo se non ci sono stati incidenti a seguito dell’accertamento dell’illecito che ha determinato il ritiro della patente.

Se il rischio di perdere il lavoro o il reddito può essere considerato un’eccezione per poter guidare con la patente sospesa (come abbiamo detto, a determinate condizioni e con i dovuti limiti), non si può dire altrettanto di un caso di emergenza.

La Cassazione (con la sentenza che trovi in fondo a questo articolo) ha confermato recentemente la sanzione ad un automobilista che si è messo al volante pur avendo subìto la sospensione del permesso di guida e che si era giustificando dicendo di dover portare al Pronto soccorso il cognato colto da malore.

Secondo la Suprema Corte, non è possibile ovviare al divieto di guida con patente sospesa quando esiste una concreta alternativa che, in questo caso, può essere quella di chiamare un’ambulanza per il trasporto del malato in ospedale o di ricorrere ad un medicinale in grado di far passare il malore (in questo caso, si trattava di una forte cefalea con vomito).

Diverso sarebbe trovarsi in uno “stato di necessità che presuppone la sussistenza di un’effettiva situazione di pericolo imminente di un grave danno alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l’erronea convinzione, provocata da concrete circostanze oggettive, di trovarsi in tale situazione”.

In altre parole: davanti a un infarto, non c’è da pensarci due volte. Se il malore, però, è una cefalea, basta cercare una farmacia.

17 Settembre 2021 · Giuseppe Pennuto



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