Buoni pasto: gli esercenti minacciano di non accettarli più – E’ guerra con i consumatori

Sono un esercente di una piccola impresa, un minimarket, nei dintorni di Firenze: le commissioni che ci impongono sui buoni pasto sono sempre più alte e ormai non conviene più accettarli.

So che i consumatori si lamenteranno, ma noi che dobbiamo fare?

Il 20% di commissioni sui buoni pasto non è più una situazione sostenibile: questa la posizione di commercianti e ristoratori, che minacciano di non accettare più i ticket.

Sul piede di guerra, i rappresentanti di Conad, Coop, Fiepet Confesercenti, Federdistribuzione, Fida e Fipe Confcommercio sono decisi ad andare fino in fondo.

Dopo due anni di pandemia, e il rincaro delle materie prime e dell’energia non sono accettabili livelli di commissioni sul livello di quelle precedenti”, dichiara infatti il presidente di Fipe Lino Enrico Stoppani. La forte presa di posizione, con la quale si chiede la riforma del sistema dei buoni pasto, giunge proprio nei giorni precedenti un’importante gara d’appalto della Pubblica amministrazione.

Sono due i punti principali delle modifiche richieste da tali associazioni: in primis la tutela del valore nominale dei titoli (un buono, ad esempio, da 8 euro deve valere 8 euro anche per l’esercente) e quindi la certezza dei tempi di rimborso da parte delle società emettitrici.

A firmare il documento congiunto, a margine di una conferenza stampa tenutasi presso la sede di Fipe-Confcommercio sono stati Alessandro Beretta, segretario generale Ancd Conad, Marco Pedroni, presidente Coop Italia e Ancc Coop, Giancarlo Banchieri, presidente Fiepet Confesercenti, Alberto Frausin, presidente Federdistribuzione, Donatella Prampolini, presidente Fida e Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio. Tutti pronti, quindi, a non accettare più i ticket nel caso in cui non vengano riformate le condizioni ad essi connesse.

Condizioni che, ad oggi, costringono supermercati, negozi di alimentari, bar e ristoranti, ad accettare uno “sconto” sulle gare d’appalto Consip che comporta livelli di commissioni fino al 20% sul valore nominale dei buoni pasto (interamente a carico della rete degli esercizi convenzionabili) alle quali si aggiungono i vari oneri di gestione e finanziari: su ogni 10mila euro di ticket incassati, in pratica, gli esercizi perdono all’incirca 3mila euro.

Ecco perché la protesta è rivolta contro la Pa, che intasca un terzo di tutto il mercato dei buoni pasto. Prima delle gare d’appalto Consip, spiegano gli operatori, le commissioni erano comprese tra il 7% e il 10%. Una fetta più ampia rispetto alla media della Ue ma ritenuta più accettabile rispetto a quanto accade oggi.
Senza un passo indietro, “è ragionevole pensare che le aziende non saranno nelle condizioni di accettare più i buoni pasto.

Non possiamo farci carico anche del welfare dei lavoratori”.”Siamo di fronte a un ricatto anche perché i tempi dei pagamento non sono mai immediati”, sbotta il presidente Fida Donatella Prampolini, “e le aziende ci offrono pagamenti magari a sette giorni solo in cambio di ulteriori rialzi delle commissioni”.

“Se esercenti e ristoratori rifiuteranno di accettare i buoni pasto, scatterà una valanga di denunce in tutta Italia per conto dei lavoratori ingiustamente danneggiati, e una class action patrocinata dal Codacons”, minaccia in un comunicato l’associazione consumatori.

“I buoni pasto rappresentano un diritto acquisito dei lavoratori e sono parte integrante dei contratti di lavoro”, puntualizza il presidente Carlo Rienzi.

“Qualsiasi limitazione o impedimento al loro utilizzo costituisce un ingiusto danno a chi ne beneficia, e apre la strada ad azioni risarcitorie contro ristoratori e imprese della distribuzione che rifiuteranno l’accettazione dei ticket”, aggiunge.

Le rimostranze sul valore troppo elevato delle commissioni non possono gravare sui cittadini nè ledere i diritti dei lavoratori, spiega Rienzi, che annuncia ritorsioni.”

Il Codacons è pronto a scendere in campo a tutela di 3 milioni di dipendenti che beneficiano dei buoni pasto e, se si arriverà allo stop da parte del settore della ristorazione e della Gdo, presenterà una valanga di denunce in tutta Italia e avvierà una formale class action a tutela dei lavoratori danneggiati volta a far ottenere loro il risarcimento dei danni patrimoniali subiti”, conclude.

Annuncia una campagna di boicottaggio contro le catene commerciali firmatarie del manifesto nella protesta anche Assoutenti, pronta a invitare “gli italiani a non fare la spesa presso i punti vendita delle società coinvolte”. Il problema delle commissioni elevate esiste ed è da contrastare, spiega il presidente Furio Truzzi.

Ciò non significa, tuttavia, che “i lavoratori che usufruiscono dei ticket debbano essere usati come clave per fare pressioni sul Governo”. Bene, quindi, convocare un tavolo per rivedere le condizioni dei buoni pasto, rendendole più eque per le parti coinvolte, senza che le famiglie italiane paghino per tutti.

Ben 3 milioni di famiglie “ricorrono ai ticket anche per fare la spesa al supermercato, e un addio ai buoni pasto rappresenterebbe un ingiusto aggravio di spesa, oltretutto in un momento in cui i prezzi al dettaglio sono alle stelle”, precisa il presidente di Assoutenti.

18 Maggio 2022 · Giovanni Napoletano



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