Azione revocatoria e di simulazione

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Ho debiti accumulati come titolare di ditta individuale nei confronti dei dipendenti/creditori: ho venduto circa tre anni fa due piccoli immobili commerciali allo stesso soggetto (nessun grado di parentela ma colleghi), giusto prezzo di mercato e pagamenti tramite bonifici bancari. Uno di questi immobili a sua volta e’stato affittato a mia moglie neo titolare della mia stessa ditta individuale che era di mia proprietà. Oggi questo tizio, avendo difficoltà economica, vorrebbe vendere questo locale a mia moglie (siamo in separazione di beni) giusto prezzo di mercato e relativi bonifici. Se l’atto di compravendita lo facesse tra due anni, quindi intervenuta la prescrizione per revocatoria, ci sarebbero i presupposti per un’azione di simulazione?

In considerazione della diversità di presupposti esistenti tra negozio simulato e negozio soggetto ad azione revocatoria, ad integrare gli estremi della simulazione non è sufficiente la prova che, attraverso l’alienazione di un bene, il debitore abbia inteso sottrarlo alla garanzia generica dei creditori, ma è necessario provare specificamente che questa alienazione sia stata soltanto apparente, nel senso che né l’alienante abbia inteso dismettere la titolarità del diritto, né l’altra parte abbia inteso acquisirla (Corte di cassazione sentenza 25490/2008).

Non mi sembra che, nella fattispecie, ci siano gli estremi per poter invocare la simulazione di un atto, che peraltro, è stato oggetto di trascrizione nei pubblici registri immobiliari: pertanto, il creditore potrà esperire la sola azione revocatoria che si prescrive nel termine di cinque anni.

3 Aprile 2020 · Annapaola Ferri

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