Rialzo costo del denaro della BCE – Ora mutui e prestiti sono più cari?


Dopo oltre dieci anni, la Banca centrale europea (BCE) ha alzato oggi il tasso di interesse di mezzo punto percentuale

Vorrei sapere se a causa della mossa della BCE, che ha alzato il costo del denaro dello 0,5%, d’ora in poi mutui e prestiti saranno più cari per i consumatori.

Considerazioni?

Dopo oltre dieci anni, la Banca centrale europea ha alzato oggi il tasso di interesse di mezzo punto percentuale: l’aumento avrà un effetto diretto sui costi di mutui e prestiti.

Ad esempio, la rata mensile dei mutui a tasso variabile aumenteranno di 41 euro al mese.

Il tasso di interesse può essere definito come il principale strumento di politica monetaria di una banca centrale.

Obiettivo primario della Bce è il mantenimento della stabilità dei prezzi, ovvero contenere l’inflazione intorno al 2%, visto che oggi viaggia tra il 6 e l’8% nel Vecchio continente.

Quando l’inflazione sale oltre i limiti di guardia con tutte le conseguenze che ne derivano, prima tra tutte la perdita di valore dei risparmi, la Banca centrale interviene aumentando il costo del denaro e, quindi, riducendo la disponibilità di moneta in circolazione.

Questo significa meno spese, quindi meno domanda, ma anche meno investimenti, con il rischio di frenare la crescita pur di abbattere l’aumento fuori controllo dei prezzi.

L’aumento dei tassi della banca centrale influenza il livello generale dei tassi d’interesse.

Quindi il livello generale del costo del denaro. Se le banche dell’eurozona pagheranno un costo maggiore per prendere in prestito denaro dalla Bce, alla fine anche i prestiti e i finanziamenti a tasso variabile (mutui) e dei nuovi a tasso fisso a imprese e cittadini saranno più costosi. Il parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile è l’Euribor che, come gli altri tassi di interesse interbancari, è molto sensibile alla variazione del tasso Bce.

Se i tassi salgono gli Stati che emettono titoli di debito per finanziarsi dovranno offrirli con interessi più alti, diversamente i mercati potrebbero orientarsi verso altri strumenti più redditizi.

Questo potrebbe comportare un aggravio della situazione per quei paesi già molto indebitati, come l’Italia, al netto di interventi della Banca centrale, simili al già visto Quantitative Easing, per tenere bassi gli spread.

22 Luglio 2022 · Andrea Ricciardi

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