I cavilli burocratici per le unioni civili ed il codice fiscale

Sono sorti alcuni cavilli burocratici a causa della legge sulle unioni civili e l'impatto sul codice fiscale dopo il cambio cognome.

La burocrazia si nasconde nei cavilli, nelle interpretazioni, nei combinati disposti, nelle circolari.

D'altra parte in uno Stato con 190.000 leggi e 500.000 atti pubblicati in Gazzetta ufficiale non potrebbe che essere così.

E soltanto così può essere spiegata la bizzarra vicenda del cambio di codice fiscale a seguito delle unioni civili: scegliendo un nuovo cognome a seguito dell'unione civile, ne discende il cambio di tutte le indicazioni anagrafiche, a cominciare dal codice fiscale.

Per capire qualcosa di più, bisogna mettere ordine fra le molte leggi.

Innanzitutto la regola del matrimonio, stabilita dall'art. 143-bis del codice civile: "La moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito".

Trattandosi di una aggiunta e non di un cambio di cognome, non ha effetto anagrafico e, quindi, non comporta il cambio del codice fiscale.

Infatti - regola generale - quando si cambia il cognome, va cambiato il codice fiscale, come precisa l'art. 4, ultimo comma, del d.P.R. n. 605 del 1973: "Qualora intervengano, nelle forme previste dalla legge, rettifiche o modificazioni relative al nome, cognome, sesso, luogo e data di nascita di persone fisiche alle quali sia già stato attribuito il numero di codice fiscale queste debbono richiedere, entro sei mesi dalla data in cui le stesse hanno avuto effetto, il numero di codice fiscale corrispondente ai nuovi elementi di identificazione".

Compilando l'apposito modulo, AA4/8, disponibilie sul sito della Agenzia delle entrate

Del resto la normativa sul cambio di cognome è sostanziosa: gli articoli 84 e seguenti del d.P.R. n. 396 del 200 ne disciplinano minuziosamente la procedura, in genere attivata per modificare cognomi ridicoli o vergognosi o per altre ragioni oggettivamente rilevanti (cambio di sesso, pentiti di mafia, etc.). Vediamo ora che accade nelle unioni civili.

L'art. 1, comma 10 della legge 20 maggio 2016, n. 76 prevede: "Mediante dichiarazione all'ufficiale di stato civile le parti possono stabilire di assumere, per la durata dell'unione civile tra persone dello stesso sesso, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all'ufficiale di stato civile". Ecco il cavillo.

Come ribadisce l'art. 4 del d.P.R. 144 del 2016 (regolamento di attuazione sulle unioni civili) la dichiarazione resa in sede di unione civile vale come scelta del cognome comune, per cui è da intendere come una modificazione di cognome.

A quel punto diventa automatico applicare le conseguenze anagrafiche del cambio di cognome, fra cui l'attribuzione di un nuovo codice fiscale, con tutte le ulteriori complicazioni burocratiche che ne conseguono (avendo cambiato identità occorre effettuare una serie di infinita di comunicazioni a tutte le autorità interessate: non solo per cambiare i documenti interessati, ma anche per la patente, la posizione Inps, il conto in banca, etc. etc.).

Viene da chiedersi: sarà stata una innocua disattenzione del legislatore o è l'ennesimo cavillo per rendere più vischioso il procedimento delle unioni civili?

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Stai leggendo I cavilli burocratici per le unioni civili ed il codice fiscale Autore Patrizio Oliva Articolo pubblicato il giorno 21 dicembre 2016 Ultima modifica effettuata il giorno 22 gennaio 2017 Classificato nella categoria rintraccio del debitore nel recupero crediti Inserito nella sezione recupero crediti del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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