Al via lo spesometro

Conclusa, quindi, la fase di rodaggio dello spesometro: lo strumento ora è a regime.

Dopo le prime difficoltà da parte degli operatori, che hanno comportato lo slittamento delle scadenze, il sistema è ormai a regime e si va pian piano aumentando anche la platea di soggetti obbligati alle comunicazioni.

Per il 2013, ad esempio, sono stati chiamati a comunicare i dati anche i piccoli agricoltori con un volume di affari entro i 7.000 euro.

Per il momento restano fuori solo i contribuenti che aderiscono al regime dei minimi e delle nuove attività.

Peraltro a partire da quest'anno sparisce il tetto dei 3.600 euro, e quindi arriveranno nella banca dati del Fisco tutte le transazioni commerciali effettuate.

Una mole di dati non indifferente, che l'Agenzia delle entrate utilizza ai fini del redditometro per individuare le liste di contribuenti da sottoporre a controlli.

Le verifiche scattano in caso di scostamenti del 20 per cento tra il reddito dichiarato e le spese effettuate, ma con i dati a disposizione individuare i casi eclatanti diventa davvero molto meno complicato e molto più facile andare sul sicuro per pescare gli evasori.

In ogni caso, lo spesometro è uno strumento utilizzato dall'Agenzia anche in funzione di deterrente.

Sapere di poter essere comunque rintracciati dovrebbe spingere, infatti, a tenere un comportamento più coretto con il Fisco, se si intende, comunque, mantenere un tenore di vita elevato e quindi non negarsi qualche lusso.

Non spendere, peraltro, non pone al riparo di controlli data la possibilità di accesso anche ai dati bancari: come chiarito dalla stessa Agenzia, infatti, la quota di risparmio formatasi nel corso dell'anno e non utilizzata per spese di investimento o per consumi concorre comunque alla determinazione del reddito complessivo accertabile.

24 aprile 2014 · Andrea Ricciardi

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