Animali domestici e separazione personale - E' legittima la facoltà dei coniugi di regolare il mantenimento dell'animale

Il cane di casa, così come il gatto, si sa , è uno di famiglia: è così che quando l'amore finisce e i coniugi effettuano la separazione, risulta normale che essi stabiliscano le condizioni della permanenza in casa e del mantenimento dell'animale.

E' quanto ha deciso il Tribunale di Milano, che con il decreto del 13-03-2013, ha sancito che: L'animale non può essere più collocato nell'area semantica concettuale delle “cose” dovendo essere riconosciuto come “essere senziente”. Non essendo l'animale una «cosa», bensì un essere senziente, è legittima facoltà dei coniugi - in sede di separazione personale - quella di regolarne la permanenza presso l'una o l'altra abitazione e le modalità che ciascuno dei proprietari deve seguire per il mantenimento dello stesso.

L'animale, dunque, cessa di essere assimilato a un semplice bene-oggetto della coppia, ma diventa un essere titolare di diritti, anche dopo lo scioglimento del matrimonio dei padroni.

E il motivo è da ricercarsi innanzitutto nell'entrata in vigore della legge 201/10, ratifica ed esecuzione della Convenzione Europea per la Protezione degli Animali da Compagnia, sottoscritta a Strasburgo il 13 novembre 1987.

Ma sulla decisione del giudice pesa anche la recente riforma del condominio.

Infatti, nella riforma, la legge 220/12, all'articolo 16, si legge che: 1. All'articolo 1138 del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni: Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici.

L'animale è dunque, ormai considerato un essere senziente e non una cosa.

Di fatto, è legittima la facoltà dei coniugi, dopo un'ipotetica separazione personale o divorzio, di regolarne la permanenza presso l'una o l'altra abitazione e le modalità che ciascuno dei proprietari deve seguire per il mantenimento.

28 marzo 2013 · Marzia Ciunfrini

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