Marzia Ciunfrini

Quando ci sono due o più eredi, tutti i beni compresi nel patrimonio ereditario spettano a ciascuno di essi per la propria quota, in modo indiviso.

Si crea, cioè, una comunione ereditaria tra tutti gli eredi, in cui ciascuno è comproprietario di una quota indivisa su tutti i beni compresi nell'eredità.

E' evidente che una comunione ereditaria comporta sempre problemi, soprattutto per l'utilizzo degli immobili, oppure per le decisioni circa la locazione o l'affitto, e a maggior ragione, come nel suo caso, se uno degli eredi vuole vendere e gli altri no.

È pertanto opportuno arrivare a una divisione degli immobili pervenuti in eredità.

Se gli eredi si accordano tra di loro, la divisione è attuata mediante un atto pubblico notarile, nel quale a ciascun erede viene assegnato un immobile, o una porzione di esso facilmente divisibile, se necessario previo frazionamento catastale. Se le porzioni non risultano esattamente corrispondenti alle quote spettanti di diritto, è possibile prevedere un conguaglio in denaro, versato da chi ha ottenuto di più a chi ha ottenuto di meno.

Se non c'è accordo, ciascun coerede può, in qualsiasi momento, rivolgersi al Tribunale per ottenere lo scioglimento della comunione e la divisione dei beni ereditari. A partire dal 20 settembre 2013, però, prima di avviare una causa relativa ad una divisione è necessario dar corso a un procedimento di mediazione, con l'assistenza di un avvocato.

Se la mediazione non riesce, la richiesta di divisione giudiziale può essere fatta in qualunque momento, anche a distanza di molti anni dall'apertura della successione.

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