Le azioni collettive dei consumatori nei confronti delle banche

Di fronte a questa situazione di chiara “asimmetria informativa” del sistema bancario rispetto alla propria clientela (le banche si sovrappongono agli interessi dei consumatori; perseguendo e imponendo soltanto i propri, anche grazie alla loro più approfondita conoscenza del mercato), l'attuale governo sta riuscendo a sminare quello che appariva come lo strumento più adatto in mano ai consumatori per cercare di limitare il potere bancario: le azioni collettive. Queste ultime, ben conosciute negli Usa (“class action”), consentono ad un gruppo anche molto numeroso di clienti di promuovere un'unica causa, con un risparmio enorme nei costi della lite o dell'eventuale transazione conclusiva.

Un vero pericolo per le banche. Già, perché in molti casi, i costi per un'azione legale superano quelli per il recupero del danno patito da un consumatore e questo induce molti clienti a rinunciare alla rivendicazione. Il governo ha deciso, senza motivazione, di posticipare l'entrata in vigore delle azioni collettive, già introdotta da una legge voluta dal governo Prodi, asserendo che è necessario studiarle meglio nella loro formula applicativa.

Il potere delle banche, ancora una volta, mostra la sua forza dissuasiva.  

di Fulvio Lo Cicero

7 agosto 2008 · Antonio Scognamiglio

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  • luigi 8 luglio 2010 at 16:25

    L'Autorità pertinente aveva dichiarato, pochi mesi fa, l'illegale imposizione di interessi aggiuntivi per utilizzo dello scoperto sul proprio conto corrente bancario. La BNL cosa ha fatto? A chi ha concesso lo scoperto applica - a priori - la commissione di 75 € /anno distribuita in tre quadrimestri. Significa che se prima il correntista pagava soltanto se e quando utilizzava lo scoperto, adesso lo paga a prescindere, se lo utilizza o meno. Il tutto viene contrabbandato nel segno della “massima trasparenza” che, nel caso, non si capisce cosa voglia dire.

    Perdonatemi ma mi fa venire in mente la storia recente delle escort: sentendole nominare uno pensa alla Ford ma poi si accorge che la sostanza è sempre la stessa, non cambia se gli cambio il nome. Non ho trovato articoli di giornale al riguardo e non penso ci sarà mai una giusta Class Action da parte dell'Unione Consumatori o similari.

    A proposito di Banche e conti correnti: oggi i movimenti bancari avvengono tutti “on line”, tra le tre e le sette del mattino; pertanto l'accredito di un bonifico avviene automaticamente, senza operazioni di sportello. Una volta bisognava andare in banca nei gg lavorativi, oggi non più.

    Qual è il problema? Se capita che il 31 del mese è festivo la banca addebita il pagamento, per esempio della rata del mutuo, il giorno 30 (ultimo lavorativo). L'INPS invece accredita la pensione il 1 del mese successivo e se questo è festivo rinvia al primo giorno feriale.

    Un esempio: il 31 dicembre 2009 era un giovedì e il 4 gennaio 2010, lunedì, il primo giorno lavorativo successivo. Questo significa che un pensionato, in un periodo in cui trova difficoltà ad arrivare alla 4.a settimana del mese, è stato senza soldi anche nei primi 3 gg dell'anno; se poi ha il mutuo deve necessariamente pagare il balzello di 75 € (sic). Perché l'INPS non rispetta la scadenza considerando che il gioco della valuta oggi è insignificante? Mi piacerebbe un servizio o inchiesta in merito Grazie per l'attenzione. Cordiali saluti

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