Cartella esattoriale - Ricorso giudiziale

Attenzione » il contenuto dell'articolo è stato oggetto di revisioni normative e/o aggiornamenti giurisprudenziali successivi alla pubblicazione e le informazioni in esso contenute potrebbero risultare non corrette o non attuali. Potrai trovare i post aggiornati sull'argomento nella sezione di approfondimento in fondo alla pagina, oppure qui.

Una prima considerazione sui ricorsi riguarda le motivazioni utilizzabili. In generale la cartella esattoriale può essere contestata soltanto per vizi formali propri o di notifica, oppure per vizi di notifica dell'atto precedente.

Se l'atto precedente risulta regolarmente notificato e non impugnato nei termini previsti, la cartella può essere impugnata SOLO per vizi propri (vedi anche Cassazione, sentenza 20751/06), e l'atto precedente rimane valido.

Riguardo alle sanzioni amministrative (tipicamente le multe per violazione del codice della strada), è interessante un principio più volte ribadito dalla Cassazione, secondo cui se il verbale (atto precedente la cartella) NON è stato notificato regolarmente e quindi la cartella è il PRIMO atto con il quale il debitore viene a conoscenza della pretesa, insieme ad essa è contestabile anche il contenuto del verbale stesso, ovvero si possono utilizzare questioni di merito riguardo alla sanzione originaria "recuperando" così il diritto alla difesa che non si è potuto esercitare in precedenza (sentenze 9482/2003, 6119/2004, 15149/2005, 17445/2007).

E' molto importante, volendo procedere in tal senso, fare indagini approfondite sulla notifica, soprattutto riguardo all'eventualità che essa sia avvenuta per giacenza.

I termini di ricorso cambiano a seconda del tributo oggetto della cartella

  • In caso di imposte sui redditi, imposta di registro, ipotecaria e catastale, imposta sulle successioni o donazioni, tasse automobilistiche, canone rai, tributi locali, etc, il termine di presentazione è di 60 giorni e ci si deve rivolgere alla commissione provinciale tributaria (giudice tributario);
  • in caso di contributi previdenziali, il termine è di 40 giorni e ci si deve rivolgere al giudice del lavoro;
  • in caso di sanzioni amministrative (tipicamente le multe al codice della strada) il termine è di 30 giorni e ci si può rivolgere al giudice di pace della zona ove è avvenuta l'infrazione.  Sul punto è recentemente intervenuta la Cassazione (sentenza 8200/2009) precisando, per le cartelle esattoriali che riguardano le infrazioni al s., che ci si può rivolgere al giudice di pace solo se la notifica del precedente verbale è viziata e, quindi, per quanto prevede la legge, la cartella è il primo atto con il quale si viene a conoscenza della multa. Attenzione, non è detto che non aver ricevuto il verbale significhi automaticamente che la notifica è viziata, si deve verificare se questa risulti fatta nel rispetto delle leggi. In questa stessa scheda vi sono chiarite le varie possibilità , che comprendono per esempio la notifica per giacenza postale e quella fatta a terzi autorizzati.  Diversamente, se si intende contestare la cartella in sè (per vizi formali o di notifica) non coinvolgendo il verbale precedente, correttamente notificato, si deve procedere (meglio se con avvocato) presso il giudice dell'esecuzione ai sensi degli articolo 615 e 617 codice di procedura civile Ciò in quanto in questo caso la cartella è il primo atto dell'azione esecutiva.
  • se la sanzione è relativa a materie particolari (tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro, di previdenza e assistenza obbligatoria, urbanistica ed edilizia, di igiene degli alimenti e delle bevande, di società e di intermediari finanziari, etc) oppure supera i 15.493,71 euro, ci si deve invece rivolgere al tribunale ordinario (Articolo22 e 22bis legge 689/81).

Riguardo invece all'organo contro cui fare ricorso (argomento sul quale c'è diatriba giurisprudenziale) si può genericamente dire che può essere indifferentemente chiamato il causa sia il concessionario/agente della riscossione sia l'ente creditore, scegliendo in base alle motivazioni per cui si contesta (un vizio di notifica o di forma è tipicamente riconducibile al concessionario, mentre un errore sul dovuto - perché si è già pagato o perché si ha diritto a detrazioni non prese in considerazione, per fare due esempi - è di competenza dell'ente creditore).

C'è da dire che agire contro il Concessionario va sempre bene, perché qualora questi riscontrasse responsabilità non sue, è obbligato a chiamare in causa l'ente creditore (senza che debba provvedere il ricorrente), pena il dover comunque rispondere delle irregolarità (si veda l'articolo 39 del decreto legislativo112/99).

Il principio generale è che il ricorso non perde di efficacia se viene fatto verso la controparte errata, è semmai essa stessa che deve cautelarsi in tal senso. (Riferimenti: sentenza CTR Lazio 4/34/08, sentenza Corte Cassazione 16412/2007 e disposizioni date dall'Agenzia delle entrate ai propri uffici con Circolare 51/E del 17/7/08)

Come già detto la cartella deve comunque riportare le modalità di ricorso e l'organo a cui rivolgerlo, pertanto il consiglio è comunque quello di riferirsi a quanto indicato.

Molte informazioni sul ricorso in commissione provinciale tributaria possono essere trovate negli articoli correlati.

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.

  • marcello altamura 4 settembre 2009 at 19:39

    AGENZIA ENTRATE, INTERESSI MORA PIU’ LEGGERI SU PAGAMENTI IN RITARDO

    Interessi di mora più leggeri di oltre un punto e mezzo, a partire dal mese prossimo, per le somme versate in ritardo a seguito della notifica di una cartella di pagamento.

    Un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate, pubblicato oggi, ridetermina infatti dall'8,4% al 6,8358% il tasso da applicare su base annua a partire dal primo ottobre 2009. La rideterminazione degli interessi (prevista dall'art. 30 del dpr 602/73) è stata fissata sulla base della media dei tassi bancari attivi, calcolata con riferimento all'anno 2008, comunicata dalla Banca d'Italia.

    Il provvedimento firmato oggi - si legge in una nota dell'Agenzia delle Entrate - completa il quadro già delineato dal decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 21 maggio 2009 in materia di razionalizzazione degli interessi per la riscossione e il rimborso dei tributi.

    In particolare, tra le novità più significative del decreto, si segnala la riduzione dal 6 al 4% degli interessi per i contribuenti che pagano a rate o in ritardo le somme dovute in base alle dichiarazioni annuali dei redditi, Iva e Irap.

    La riduzione degli interessi di mora sul pagamento delle cartelle in ritardo non si applica agli interessi aggiuntivi di competenza degli enti pubblici previdenziali che sono disciplinati dall'art. 27 del dlgs 46/99 che prevede una norma derogatoria rispetto a quella dell'art. 30 del dpr 602/73.

1 2