Non firmare mai cambiali (o assegni post datati) in seguito ad un accordo a saldo stralcio

Il debitore che accetta di emettere cambiali a beneficio del creditore è un po' come il condannato all'impiccagione che prepara il cappio al boia.

Alcune società di recupero crediti propongono, all'accettazione del debitore, un accordo transattivo che prevede una ipotesi a saldo e stralcio delle posizioni debitorie pregresse, con un abbattimento degli importi a capitale e una riduzione degli interessi maturati.

All'accordo transattivo si aggiunge, non di rado, un piano di rientro del debito basato su una rimodulazione degli importi e delle scadenze convenute nel contratto originario.

Si tratta, in pratica, di un piano di rateazione tipico di una operazione di consolidamento dell'esposizione debitoria: rate di importo più contenuto a fronte di un periodo di ammortamento di durata maggiore.

Ecco, dunque, pronto il piano di rientro a saldo e stralcio dei debiti pregressi. è a questo punto che, il più delle volte, viene servita la polpetta avvelenata.

Si propone, cioè, l'accettazione del “vantaggioso” accordo subordinandolo alla sola condizione che il debitore emetta cambiali, a beneficio della società di recupero crediti, in numero, importo e scadenze temporali che ricalcano quanto previsto nel piano di rientro a saldo e stralcio dei debiti pregressi.

Perchè per la società di recupero crediti è di vitale importanza l'emissione di cambiali da parte del debitore?

Per comprendere lo spiccato tropismo delle società di recupero crediti verso la cambiale (o assegni post datati, peraltro vietati dalla legge) bisogna esaminare l'aspetto che maggiormente interessa la società di recupero crediti.

Cosa vuol dire che la cambiale è un titolo esecutivo? Vuol dire che nel caso in cui, per una qualsiasi motivazione, non siete più in grado di pagare le rate dell'accordo a saldo e stralcio (cioè le cambiali) la società di recupero crediti non deve necessariamente chiedere al giudice un decreto ingiuntivo, ma può procedere al pignoramento di beni mobili ed immobili del debitore con un semplice precetto.

La differenza fra le due diverse procedure giudiziali (decreto ingiuntivo+precetto e precetto)possiamo valutarla da soli  esaminando l'immagine seguente:

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Tenendo in conto che per ottenere un decreto ingiuntivo sono necessari tempi mediamente lunghi e comunque non certi (oltre a spese legali non trascurabili) e considerato che il debitore al decreto ingiuntivo si può opporre, si capisce perchè le società di recupero crediti propongano l'emissione di cambiali al debitore.

Una motivazione ampiamente sufficiente acchè i debitori non firmino mai cambiali a beneficio delle società di recupero crediti.

Per gli assegni post datati la questione è ancora più "spinosa", se possibile, per il debitore.

La legge, infatti, vieta espressamente l'emissione di assegni bancari postdatati e prevede, qualora venga indicata una data posteriore a quella di effettiva emissione, l'applicabilità del bollo delle cambiali (12 per mille) e delle sanzioni previste dal dpr 642/1972, articolo 25 (da 20 a 50 volte l'imposta non corrisposta).

Le sanzioni sono comminate dall'Ufficio del Registro (presso l'Agenzia delle Entrate) a carico di chi ha emesso l'assegno e dietro segnalazione della banca che riceve il titolo prima della scadenza, stante l'obbligo a suo carico di pagarlo nel caso vi sia la copertura (l'assegno, pur se postdatato, conserva la sua validità di mezzo di pagamento).

Nel caso in cui l'assegno risulti invece scoperto, la regolarizzazione (ovvero il pagamento del bollo e delle sanzioni) è necessaria per poter dare al titolo efficacia esecutiva e per poterlo protestare. Alla regolarizzazione può procedere lo stesso portatore/beneficiario (il creditore) recandosi presso l'Agenzia delle entrate. Con le successive azioni esecutive questi potrà poi rivalersi sul debitore.

Inoltre l'articolo 31 prescrive: “L'assegno bancario è pagabile a vista. Ogni contraria disposizione si ha per non scritta. L'assegno bancario presentato al pagamento prima del giorno indicato come data di emissione è pagabile nel giorno di presentazione”.

L'esperienza ci racconta di frequenti casi in cui le società di recupero crediti hanno presentato all'incasso gli assegni postdatati, dopo il mancato pagamento di una o più rate previste nell'accordo transattivo con il debitore. Esponendo il debitore a pesanti sanzioni amministrative ed al protesto.

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Commenti e domande dei lettori

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  • ccnn60 2 giugno 2012 at 13:47

    Sposato in regime di comunione dei beni, qualche anno dopo ho fatto la separazione dei beni registrando l'atto. Una separazione di fatto dal coniuge, il quale trasferisce la residenza in altra località.

    Nel 2008 il coniuge ha problemi abitativi, pertanto è ospitato e qualche tempo dopo per favorire il rilascio dei documenti d'identità e assistenza sanitaria congedo la residenza. Nel frattempo un'agenzia di recupero credito, che in precedenza non trovava il coniuge debitore, riesce a trovarlo presso di me e chiede, giustamente, il credito vantato asserendo di voler procedere eventualmente a ingiunzione e successivi pignoramenti di beni mobili nel mio alloggio.

    Perché devo rimetterci ancora una volta con i miei beni? Possono procedere a pignoramento di beni nonostante la separazione e cosa posso fare per evitare tale proceduta?

    • Stefano Iambrenghi 4 giugno 2012 at 17:00

      Tutti i beni mobili rinvenuti nella residenza del debitore, si presumono di appartenenza del debitore (Cass., 29 agosto 1994, n. 7564; Cass., 11 aprile 1986,n. 2553). Trattasi di presunzione iuris tantum che potrà essere vinta dal terzo che si assuma proprietario dei beni pignorati attraverso il rimedio dell'opposizione di terzo all'esecuzione (vedi artt. 619 ss. c.p.c.), ferme le limitazioni alla prova testimoniale previste da questo particolare mezzo di opposizione.

      Articolo 619 c.p.c. - Il terzo che pretende avere la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati può proporre opposizione con ricorso al giudice dell'esecuzione, prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione dei beni.

      Il giudice fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto.

      Se all'udienza le parti raggiungono un accordo il giudice ne dà atto con ordinanza, adottando ogni altra decisione idonea ad assicurare, se del caso, la prosecuzione del processo esecutivo ovvero ad estinguere il processo, statuendo altresì in questo caso anche sulle spese; altrimenti il giudice provvede ai sensi dell'articolo 616 tenuto conto della competenza per valore

      Articolo 621 c.p.c. - Il terzo opponente non può provare con testimoni il suo diritto sui beni mobili pignorati nella casa o nell'azienda del debitore, tranne che l'esistenza del diritto stesso sia resa verosimile dalla professione o dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore.

      Insomma per provare che i beni rinvenuti nella casa presso cui risiede il debitore appartengono ad un terzo, quest'ultimo deve esibire le fatture di acquisto.

      Oppure, è necessario stipulare un contratto di comodato gratuito con la co-residente debitrice.

      Deve dapprima redigere il modello in forma scritta in duplice copia.

      Qui trova un esempio.

      La registrazione di un atto privato può essere effettuata in qualsiasi ufficio dell'Agenzia (quindi non nell'ufficio di competenza territoriale rispetto al proprio domicilio fiscale), scelto tenendo presente solo la propria comodità, ma è importante recarvisi avendo già con sé:

      1. l'originale e la fotocopia dell'atto da registrare,
      2. marche da bollo da 10,33 euro da applicare su originali e copie ogni quattro facciate scritte e comunque ogni 100 righe
      3. attestato di versamento mod. F23 in originale;
      4. il prestampato per la richiesta di registrazione (md. 69) che trova presso gli uffici dell'Agenzia delle Entrate o qui.
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