La banca è tenuta a risarcire il correntista se ha pagato un assegno con la firma del proprio cliente falsificata

La banca è tenuta al risarcimento danni anche se la contraffazione della firma nell'assegno è molto precisa. L'istituto di credito, infatti, deve tenere una diligenza professionale pari alla qualità del servizio fornito.

L'impiegato della banca non deve essere un grafologo, ma è comunque tenuto a non pagare gli assegni con la firma falsa anche se quest’ultima è stata falsificata con abilità.

Diversamente, la banca deve il risarcimento danni al cliente titolare del conto corrente depauperato.

Ciò è quanto si evince dalla pronuncia sopra citata.

Pertanto, nel caso di assegno rubato o smarrito, la cui denuncia da parte del titolare avviene solo dopo che un truffatore lo abbia raccolto, compilato e incassato, la banca rischia di pagare il risarcimento al proprio cliente anche se in sede penale si accerta che la contraffazione della sottoscrizione è tutt'altro che superficiale.

A parere degli Ermellini, infatti, la legge impone all'istituto di credito una diligenza professionale proporzionale alla qualità del servizio offerto.

E non giova per l'esonero dalla responsabilità risarcitoria la considerazione che la firma incriminata presenti un tracciato assolutamente piatto.

È la banca, quindi, a dover valutare, con estrema prudenza, quali strumenti servono contro i falsari.

23 aprile 2014 · Giovanni Napoletano

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