PICCOLE STORIE DI BIMBI ZINGARI NEI LAGER

Secondo un calcolo prudente si stima che i nazisti abbiano ucciso circa due milioni di bambini. Bambini dal futuro spezzato le cui storie, come ha scritto Primo Levi, «devono oggi restare per essere nutrimento vitale di chi si proponga di vegliare sulla coscienza e sull'avvenire del mondo»

Nell'aprile del 1943 il quattordicenne rom Robert Reinhard scriveva alle suore dell'asilo cattolico per l'infanzia Casa Nardini di Pirmasens dove era stato ospite per anni, di aver ritrovato i suoi genitori e la sorella Anna, di tre anni più giovane di lui: «Siamo in un trasporto per il campo dl concentramento. So cosa ci aspetta, i miei genitori no. Mi sono tormentato tanto interiormente che ora posso sopportare la morte. Vi ringrazio ancora per tutto il bene che mi avete fatto. Salutate tutti i compagni. Arrivederci in cielo». Anna e Robert, come i loro genitori, morirono poco dopo nelle camere a gas di Auschwitz.

Antoine Siegmeyer, detta Tonia, era nata il 12 giugno 1932. Di lei non resta altro che un fascicolo nell'archivio di stato di Norimberga, redatto dalla polizia criminale della Franconia centrale. Sono nove pagine: cominciano con una "dichiarazione peritale" firmata da Robert Ritter, direttore del Centro di ricerca per l'igiene della razza, che la identifica come "zingara meticcia", e terminano con una registrazione ad Auschwitz, dove la piccola rom fu solo più Z10803.

Otto Schmidt è uno dei sinti deportati a Buchenwald nell'estate del 1938. Aveva vent'anni e viveva con la sua famiglia e Unku, la moglie diciottenne e incinta, in un campo rom di Magdeburgo. Lavorava come ambulante e per questo venne arrestato. La madre di Otto, Augusta Laubinger, fece il possibile per liberarlo ma, nel novembre del 1942, ricevette la comunicazione che suo figlio era morto. Pochi mesi dopo anche la moglie di Otto e la loro bambina, che Otto non era riuscito a vedere, furono arrestati e deportati ad Auschwitz, dove morirono nei mesi seguenti. L'unico a ricordarli è un libro per bambini di Grete Weiskopf, Ede und Unku, divenuto poi, dopo la guerra, uno dei più popolari libri per l'infanzia dell'ex Repubblica democratica tedesca.

Helene W. aveva solo tredici anni quel mattino di maggio del 1940, quando fu arrestata con tutta la famiglia dalle SS e dalla polizia: «Così la mia infanzia era finita», dice in un'intensa testimonianza.

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