Un danno soprattutto per gli studenti che avrebbero davvero diritto a tali agevolazioni

Gli studenti che dichiarano meno del dovuto lo fanno per ottenere borse di studio, alloggi o anche solo per avere agevolazioni per trasporti pubblici o mense in diverse università.

Un danno non solo per gli atenei, che elargiscono servizi gratuiti a chi non ne avrebbe diritto, ma soprattutto per gli studenti che avrebbero davvero diritto a tali agevolazioni e che invece finiscono per essere esclusi.

Secondo la legge, chi ha dichiarato il falso rischia una denuncia per falsa autocertificazione e truffa.

Le università stanno correndo ai ripari e hanno stretto accordi con la Guardia di finanza, con l'Inps (è il caso di Roma) o con l'Agenzia delle entrate per incrociare le informazioni delle banche dati del Fisco con quella anagrafica e confrontare la situazione patrimoniale degli studenti.

Un ulteriore strumento di contrasto contro le false autocertificazioni è stata l'introduzione, qualche anno fa, della certificazione del reddito con l'Iseeu, l'indicatore della situazione economica pensato specificatamente per l'università.

Un calcolo rilasciato da organismi riconosciuti come i Caf.

In alcuni casi è servito, in altri meno.

L'aumento dei controlli ha senz'altro disincentivato le false dichiarazioni sul patrimonio. L'estensione del malcostume rimane comunque una costante in tutta la penisola, anche se il caso di Roma, che ha destato grande scalpore per le sue dimensioni, sembra essere un fatto isolato.

5 dicembre 2013 · Patrizio Oliva

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