Un orologio per misurare la nostra pazzia


Un’orologio da polso da 300 mila dollari? Per questa somma il potenziale acquirente si aspetta perlomeno che indichi l’ora esatta. Ma non è così. Ciononostante, dal giorno del lancio è già «sold-out».

Cose da pazzi, verrebbe da dire. L’orologio da polso «Day & Night», prodotto dalla casa di lusso svizzera Romain Jerome, e presentato al recente Salone Mondiale dell’Orologeria di Basilea, non indica ore, minuti o secondi, ma soltanto l’alternarsi tra la notte e il giorno. Per i milionari che hanno tutto, una vera e propria chicca d’altri tempi.

«C’è tanta di quella gente ricca che compra orologi incredibilmente complicati senza capire come funzionano», ha spiegato Yvan Arpa, direttore generale della società. «Se chiediamo alla gente quale sia l’ultimo dei lussi, l’80% risponde che è il tempo», dice Arpa, citando alcune statistiche. «Altri studi indicano che il 67 per cento delle persone non guardano neppure il proprio orologio per sapere l’ora, ma lo indossano semplicemente come ‘status symbol’». Il singolare prodotto, che ha avuto una grande eco anche online, è stato definito con un unica parola «geniale», dal blog del Wall Street Journal. «Al giorno d’oggi tutti possono comprare un orologio che indica l’ora, ma solo pochi ed affezionati clienti possono permettersene uno che l’ora non c’è l’ha affatto», afferma infine Yvan Arpa.

Ma non è l’unico esempio del boom del mercato del lusso. A New York, nel quartiere di Soho e in Rodeo Drive a Beverly Hills, ci sono i nuovi negozi di Ilori, una catena di occhiali da sole inventata dall’italiana Luxottica. I prezzi partono da 200 dollari, quasi dieci volte in più di quanto un americano spende in media per un paio di lenti da sole, e arrivano a 7000 dollari.

Il general manager di Ilori, Michael Hansen, ha studiato per due anni il mercato: “Abbiamo visto che c’è stata una grande crescita della domanda di beni di lusso, soprattutto accessori: borse, scarpe, orologi e che c’era uno spazio di mercato notevole, più alto delle catene che Luxottica aveva già negli Stati Uniti. Allora abbiano pensato di inventare un marchio e una catena e di portare anche gli occhiali in quella fascia di consumi”.

E allora all’angolo tra Spring e Wooster Street, dove Ilori ha aperto il suo negozio, si sono dovuti inventare un servizio che non esiste in nessun negozio di occhiali al mondo: ti offrono il caffè, il cioccolato che arriva da Parigi, hanno un’area dedicata agli acquirenti speciali a cui regalano fiori e fanno pacchetti speciali per oggetti che valgono migliaia di dollari. Come gli occhiali di Badgley Mischka dipinti a mano e con le piume di pavone nelle stanghette o quelli di Fabien Baron, direttore artistico di Vogue France, fatti solo per questo negozio.

Lo studio sui consumatori americani fatto da Luxottica è partito dalla constatazione che ci sono sempre più persone che spendono 140mila dollari per una borsa di Hermes, che comprano orologi da 400mila fino a un milione di dollari, che la Montblanc ha prodotto una penna da 700mila dollari e la vende. Così hanno commissionato un sondaggio in cui si chiedeva: “Spendereste 400 dollari per un paio di occhiali”. Risposta: sì. La domanda successiva era “E mille?” La risposta era ancora sì. E i numeri di questo settore si sono rivelati talmente forti da spingerli a lanciare una catena da 150 negozi. Partiti da Soho e Beverly Hills, ora apriranno a San Francisco, Honolulu e Carmel, la super esclusiva enclave californiana sul Pacifico di cui era sindaco Clint Eastwood.

E ancora, nel Val-Mart sulla Quinta Strada le famose scarpe con la suola rossa di Christian Louboutin, usate da Victoria Beckham come da Angelina Jolie, vanno letteralmente a ruba nonostante un paio di sandali parta da 720 dollari.

Alcuni mesi fa il New York Times ha dedicato la copertina del suo magazine domenicale al tema della ricchezza, tra i vari aspetti dell’impatto dei super ricchi su una città come New York c’erano le storie di persone che si sono inventati nuovi lavori legati al lusso e ai consumi sfrenati. Come Polly Onet, organizzatrice di party per bambini, che aveva appena preparato una festa di compleanno in una ex fabbrica dove aveva costruito un castello di cioccolato e marzapane, tutto da mangiare, in cui il festeggiato e i suoi compagni di scuola potessero giocare. Costo del divertimento: 120mila dollari.

A Detroit, in Michigan, nel cuore della crisi dell’auto, dove Ford e GM hanno tagliato migliaia di posti, il concessionario della Bentley sta facendo affari d’oro: ne aveva vendute 70 nel 2004 e ora è sopra quota cento, tanto che ha aperto anche uno showroom della Lamborghini. E la Ferrari – il cui modello più accessibile, la F430, parte da 192mila dollari – non vede segni di cedimento, anzi continua a crescere del 5% l’anno in Nord America e la lista di attesa per avere uno dei tre modelli della casa di Maranello continua ad allungarsi, ora è arrivata a 24 mesi.

A New York, a due passi dal ponte di Queensborough, reso celebre da Woody Allen nel film “Manhattan”, è nato un centro polifunzionale (hotel, palestra, salone di bellezza) per cani di lusso. Possono mantenersi in forma sui tapis roulant (un quarto d’ora di corsa per 10 dollari), essere tosati all’ultimo grido e trascorrere giorni e notti in compagnia di altri amici a quattro zampe.

“Nell’America di oggi l’1 per cento degli animali domestici vive meglio del 99 per cento della popolazione mondiale; e assieme al numero di case senza figli, cresce anche il numero di bestiole superviziate”, nota Mark Penn, lo stratega politico di Hillary Clinton che fiuta un ricco serbatoio di voti.

Ma la vera novità è il boom dei consumi voluttuari per i cani degli “uberproprietari”, cioè dei “genitori” più opulenti.

L’anno scorso hanno speso 9 miliardi di dollari non solo per tradizionali guinzagli o collari antipulci, ma per gadgets elettronici, abbigliamento e prodotti di bellezza. I negozi specializzati vendono ad esempio pasticche per l’alito delle bestie, sbiancanti per i denti, golfini firmati, pellicce di falso visone, gioiellini, sedili per proteggerli in auto, lenti a contatto, profumi antiallergici, creme contro le rughe e persino i “doggles”, gli occhiali per l’animale che viaggia nella decapottabile.

Accanto ai prodotti, fioriscono i servizi: taxi ad hoc, cooperative di badanti, esperti di psicologia canina che affrontano problemi di socializzazione, agenzie matrimoniali e di pompe funebri, che si incaricano della cremazione e delle pietre tombali.

Non è finita: 8 proprietari su dieci comprano dei regali per il compleanno o per le feste dei loro cani. E qualche mese fa il “New York Times” ha illustrato i nuovi modi di “far tornare Lassie a casa” usando collari muniti di gps o radio interattive che permettono di mandare ordini a distanza.

In questa esplosione del consumismo cinofilo è comprensibile che fioriscano anche alberghi e palestre come quella all’ombra del ponte di Quuensborough. Quel che potrebbe stupire, semmai, è che per iscrivere il cane al centro polifunzionale, oltre a fornire la carta di credito e copia dei documenti, bisogna riempire un modulo di otto pagine preparato dagli avvocati. Ma anche ciò ha una spiegazione: la febbre delle cause giudiziarie ha contagiato anche il mondo degli animali. E un veterinario del Texas è stato costretto a pagare 39mila dollari per i danni emotivi provocati al proprietario di un cane morto sotto i ferri per un errore.

30 Aprile 2008 · Antonio Scognamiglio



Condividi il post


condividi su FB     condividi su Twitter    

Seguici su Facebook

Cosa sto leggendo

Stai leggendo Un orologio per misurare la nostra pazzia Autore Antonio Scognamiglio Articolo pubblicato il giorno 30 Aprile 2008 Ultima modifica effettuata il giorno 16 Dicembre 2017 Classificato nella categoria attualità e riflessioni

Commenti e domande

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo (o commentarlo) e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima accedere. Potrai accedere velocemente come utente anonimo.

» accesso rapido anonimo (test antispam)

  • MONROE 30 Aprile 2008 at 10:55

    Il prossimo passo sarà di comprare telefonini che non telefonano…macchine che non camminano e magari anche preservativi che non preservano!!! Un saluto alla pazzia….