Subire un fallimento non è poi così semplice

Quando si imprenditori, il più grave rischio che si possa correre è quello di una istanza di fallimento depositata dai propri creditori.

Anche in questo caso, però, non è così facile affondare.

Anzi: recenti riforme hanno ridotto notevolmente la platea delle aziende fallibili, innalzando le cosiddette soglie di fallibilità.

In pratica, la legge ha fissato dei requisiti in presenza dei quali l'istanza di fallimento può essere accettata.

Risultato: se il datore di lavoro non paga i propri dipendenti, i conti dell'azienda sono in rosso, non vi sono altri beni pignorabili e, nello stesso tempo, l'impresa è “sotto la soglia” di fallibilità, non vi saranno altri facili modi per recuperare i crediti dei dipendenti.

Affinché l'azienda possa fallire è necessario che siano presenti tutte le seguenti condizioni:

  • l'impresa deve aver avuto, nei tre esercizi precedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento (o dall'inizio dell'attività se inferiore), un attivo patrimoniale complessivo annuo non superiore a 300.000 euro;
  • l'impresa deve aver realizzato, nei tre esercizi precedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento (o dall'inizio dell'attività se inferiore), ricavi lordi complessivi annui non superiori a 200.000 euro;
  • l'impresa deve avere un ammontare di debiti, anche non scaduti, non superiore a euro 500.000.
  • infine, è necessario che a chiedere il fallimento siano uno o più creditori i cui crediti (singolarmente o sommati tra loro) superino 30.000 euro. Per esempio, se a chiedere il fallimento sono venti creditori che avanzano 1.000 euro a testa, il fallimento non verrà mai concesso (si arriva, infatti, solo a 20.000 euro).

Si comprende bene come un'azienda di grandi dimensioni che, in presenza di una grave difficoltà economica, diminuisca notevolmente la propria attività (sino a portarla quasi a “zero”), trasferendo magari i propri beni ad altre attività, e riesca per tre anni di seguito a tenere “a bada” i propri creditori, nel caso di un'istanza di fallimento riuscirà facilmente a rientrare nei primi tre parametri dimensionali.

Non in ultimo, chi fallisce può sempre ricominciare.

È un principio giusto, ma che a volte viene utilizzato dagli imprenditori per resettare i propri debiti e ricominciare da capo. L'assenza di conseguenze particolarmente pregiudizievoli, nel caso di società di capitali (per esempio, la S.r.l.) fa sì che la carta del fallimento venga affrontata oggi con leggerezza e una certa spregiudicatezza.

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