Il fondo patrimoniale nella tutela del debitore (con i suoi limiti)

Il fondo patrimoniale, pur avendo dei forti limiti, rimane ancora un valido strumento per la tutela del debitore.

Chi svolge attività economiche rischiose (si pensi a una ditta individuale, con confusione, quindi, del patrimonio imprenditoriale con quello personale) o, comunque, ha il “vizietto” di non pagare i propri debiti, ha sempre la possibilità di costituire un fondo patrimoniale, una sorta di campana di vetro entro cui conservare i propri beni immobili, mobili registrati (per esempio auto) e titoli di credito.

Detti beni non saranno più pignorabili da alcun creditore (con eccezione solo di quelli le cui obbligazioni sono sorte per far fronte ad esigenze essenziali della famiglia).

Con la conseguenza che, pur essendo in possesso di uno o più immobili, anche di rilevante valore, il debitore risulterà di fatto non aggredibile.

In verità, uno strumento nato solo per assicurare la sopravvivenza della famiglia e la conservazione del tetto domestico è stato snaturato ed utilizzato per sottrarre le garanzie ai creditori.

Simile nella finalità (ma non nella struttura) al fondo patrimoniale è anche il trust, che consiste in una sorta di intestazione dell'immobile a un soggetto terzo, col compito di amministrarlo fino a una determinata scadenza.

Ovviamente, anche il fondo patrimoniale e il trust presentano lati deboli: la sua costituzione, infatti, deve essere avvenuta prima della nascita del debito.

Diversamente, il creditore ha cinque anni di tempo per chiederne la revoca (con la cosiddetta azione revocatoria). Tuttavia, l'esercizio di un'azione revocatoria hai i suoi tempi e costi, finendo per risolversi, comunque, in un ulteriore ostacolo per il creditore.

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