Come recuperare il Tfr non corrisposto dal datore di lavoro

Tfr non corrisposto dal datore di lavoro » Come recuperarlo

La tragica crisi economica che ha colpito il nostro, e non solo, Paese, sta mettendo in grave difficoltà molti datori di lavoro e aziend,e a tal punto da non poter corrispondere ai propri dipendenti il trattamento di fine rapporto (Tfr) e spesso anche gli stipendi.

Come si deve comportare, dunque, il lavoratore che da alcuni mesi non percepisce l'accredito degli emolumenti, oppure il dipendente che viene licenziato e non riesce ad ottenere le ultime retribuzioni e il Tfr. Basta un semplice sollecito o una diffida ad adempiere?

Per prima cosa è bene chiarire cosa è il Tfr, ovvero il trattamento di fine rapporto.

Che cos'è il Tfr

Il TFR o liquidazione o buonuscita, è quella somma di denaro che viene erogata a favore del lavoratore subordinato, pubblico o privato, nel momento in cui si verifica la cessazione del rapporto di lavoro continuativo, a prescindere quale sia stata la causa dell'interruzione (dimissioni, licenziamento) per cui essendo un diritto è comunque dovuto.

L'istituto del Tfr trova la sua disciplina nell'articolo 2120 del codice civile che disciplina il trattamento di fine rapporto e ne definisce il contenuto.

Lo stesso articolo 2120 del codice civile delinea tre punti fondamentali: garanzia del TFR in cui stabilisce il diritto a ricevere la liquidazione in caso di cessazione del rapporto di lavoro delineandone i criteri per il calcolo, rivalutazione del TFR, anticipazione del TFR.

Vie legali per il recupero del Tfr

Innanzitutto, è bene chiarire che il mancato pagamento della retribuzione legittima le dimissioni per giusta causa da parte del lavoratore dipendente, esonerandolo dall'obbligo di dare, al datore di lavoro, il preavviso e facendo maturare in suo favore il relativo indennizzo.

In più, con la presentazione delle dimissioni, al dipendente spetta l'assegno di disoccupazione nonostante non abbia subito formalmente il licenziamento.

Rimanendo comunque imprescindibili le misure assistenziali erogate dall''Inps, nel caso in cui il datore, per cattiva volontà o per crisi economica, non versi al dipendente le buste paga o il TFR, la prima, e più economica, mossa da compiere consiste nel metterlo in mora.

Per far ciò, si dovrà inviare una diffida con raccomandata a/r, sollecitandolo a pagare quanto dovuto.

Nella comunicazione è fondamentale precisare che, in caso di mancato versamento del saldo dovuto, si provvederà all'azione legale con rivalsa delle ulteriori spese sostenute e degli interessi dovuti.

In questa attività è sempre bene consultarsi con un avvocato che saprà effettuare i conteggi degli importi dovuti ed eccepire le giuste eccezioni al datore moroso.

Il legale, normalmente, ricorrerà in tribunale, attraverso le procedure d'urgenza, per ottenere un titolo esecutivo nei confronti dell'imprenditore inadempiente.

Qualora neanche a seguito della notifica del decreto ingiuntivo l'azienda paghi il dovuto, l'avvocato provvederà ad esperire i tentativi di esecuzione forzata, come ad esempio un pignoramento o, eventualmente, a depositare una istanza di fallimento.

Comunque, è sempre opportuno verificare quale sia la situazione debitoria generale dell'azienda.

Infatti, il liquidatore, per legge, deve tutelare in via prioritaria i crediti dei dipendenti, nonché il versamento degli oneri previdenziali ed erariali, in quanto tali crediti godono di un grado di prelazione prioritario rispetto a tutti gli altri debiti.

Stessa cosa vale nel caso in cui intervenga un fallimento. Anche in questa fattispecie, infatti, il curatore, nominato dal tribunale, sarà tenuto a soddisfare anticipatamente i lavoratori rispetto a tutti gli altri creditori intervenuti nella procedura.

Qualora, però, l'azione legale tentata non vada a buon fine in presenza di una reale situazione di dissesto finanziario del datore, al dipendente non resta altra soluzione che rivolgersi all'Inps, chiedendo l'intervento del Fondo di Garanzia per ottenere il pagamento del Tfr e delle ultime tre mensilità.

Fondo di garanzia dell'inps

La richiesta al fondo di garanzia va fatta telematicamente dal sito dell'Inps per chi ha il pin oppure tramite il patronato.

Va precisato che tutti gli atti giudiziari devono essere redatti e sottoscritti da un avvocato: questo procedimento è esente, ciò vuol dire che non vi sono costi di notifiche degli atti, da contributi unificati o di marche da bollo.

Per accedere all'intervento del Fondo i requisiti sono:

  1. la cessazione (per qualsiasi causa) del rapporto di lavoro subordinato;
  2. l'accertamento giudiziale del mancato versamento dei contributi alla previdenza complementare;
  3. l'inapplicabilità al datore di lavoro delle procedure concorsuali;
  4. l'insufficienza delle garanzia patrimoniali del datore di lavoro a seguito dell'esperimento dell'esecuzione forzata (pignoramento negativo o pignoramento mancato del patrimonio del datore di lavoro).

Possono chiedere l'intervento del Fondo di garanzia dell'Inps tutti i lavoratori dipendenti da datori di lavoro tenuti al versamento all'Istituto del contributo che alimenta la Gestione, gli apprendisti, i dirigenti di aziende industriali e i soci delle cooperative di lavoro.

28 maggio 2014 · Andrea Ricciardi


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Stai leggendo Come recuperare il Tfr non corrisposto dal datore di lavoro Autore Andrea Ricciardi Articolo pubblicato il giorno 28 maggio 2014 Ultima modifica effettuata il giorno 4 agosto 2017 Classificato nella categoria contratti di prestito e di garanzia Inserito nella sezione contratti di prestito - microcredito usura e sovraindebitamento.

Commenti e domande

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  • Anonimo 17 luglio 2018 at 22:04

    Ho dato dimissioni volontarie (con 2 mesi di preavviso)con decorrenza 1/6/2018 e sono stato chiamato oggi 17 luglio dal mio ex datore per il TFR dicendomi che mi può pagare solo a rate. Io ho risposto che ho bisogno che mi venga liquidato il tutto in un unica soluzione ma lui NIENTE me li darà a poco poco. Cosa posso fare? Devo contattare il mio avvocato?

    • Simone di Saintjust 17 luglio 2018 at 22:26

      Ottenere il TFR è un suo diritto, non una concessione del datore di lavoro: può contattare il suo avvocato, o un sindacato di zona, per avviare un’azione giudiziale di riscossione coattiva (pignoramento del conto corrente aziendale).

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