Cosa succede quando l'inps non riconosce il pagamento del tfr poiché il lavoratore non ha presentato il titolo esecutivo

Cosa succede quando l'inps non riconosce il pagamento del tfr poiché il lavoratore non ha presentato il titolo esecutivo.

L'Inps tuttavia, in tale ultimo caso, non sempre riconosce il pagamento del Tfr e delle tre mensilità ove il lavoratore non si sia attivato per ottenere dal giudice del lavoro il riconoscimento del credito in forma “sacramentale” (con sentenza, decreto ingiuntivo, diffida accertativa).

Per l'Inps, “mancando il titolo esecutivo, non sono soddisfatti tutti i presupposti richiesti dalla circolare Inps n. 31/2010”.

E ciò indipendentemente dal fatto che vi siano le regolari buste paga o il Cud ad attestare la sussistenza del credito. In tal caso, che fare per tutelare il lavoratore, privo di qualsiasi titolo di accertamento del credito per contrastare la posizione dell'Inps, inflessibile alle ragioni del creditore?

Si precisa che l'articolo 102 della legge fallimentare è stato modificato dal decreto legislativo n. 5 del 2006, mentre la legge istitutiva del fondo di garanzia risale al 1982 (l. n. 297/82).

La circolare Inps del 2010, non ha ritenuto di adeguare la propria normativa alla nuova circostanza, introdotta con l'art. 102, Legge Fallimentare, penalizzando di fatto il lavoratore.

Quando è stata approvata la legge 297/1982 – dopo diversi richiami da parte della Comunità Europea allo Stato Italiano per mancato recepimento della direttiva Cee – la vecchia formulazione dell'articolo 102 della Legge fallimentare non prevedeva la possibilità di chiusura anticipata del Fallimento per mancanza di attivo. Il lavoratore, quindi, anche in assenza di un titolo esecutivo, si insinuava nel passivo fallimentare e, ottenuto l'accertamento del credito, si rivolgeva all'Inps consegnando copia dello stato passivo insieme ad altra documentazione compilata dal curatore.

Ebbene, nella situazione sopra illustrata, stante la posizione dell'Inps (ribadita con la circolare 2010 e confermata nella sostanza dall'intervento chiarificatore dell'aprile 2017) l'esito non è più certo.

L'auspicio è che i giudici del lavoro, caso per caso, esaminando la disposizione dell'articolo 102 Legge Fallimentare come modificata dal Decreto Legislativo n. 5/2006, ritengano che tale modifica di fatto abbia superato la norma restrittiva di cui all'art. 5 l. 297/ 1982.

Con la conseguenza che, se il lavoratore dimostra (con le buste paga o il Cud o una diffida anche stragiudiziale) che il credito vantato per Tfr e per le ultime tre mensilità è vero, accolga la domanda tesa ad ottenere il pagamento del fondo di garanzia.

Per concludere, il legislatore per ignoranza, superficialità, scelta strategica, con la modifica dell'articolo 102 Legge Fallimentare – se da un lato ha inserito una disposizione tesa ad evitare inutili costi allo Stato – dall'altro ha penalizzato una miriade di lavoratori, i quali, come spesso accade, non si rivolgono alle organizzazioni sindacali o ai legali per poter ottenere un titolo esecutivo, rischiando di perdere il loro Tfr e di essere pesantemente penalizzati anche sul piano sociale.

6 giugno 2017 · Gennaro Andele

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