TAN e TAEG


Tan e Taeg, due termini “oscuri”, ma che sono entrati nella vita di tutti attraverso la pubblicità, i cartelloni e gli annunci di prodotti acquistabili a rate. Non tutti però ne conoscono il significato esatto e, soprattutto, qual è la loro importanza.

Il Tan è il tasso di interesse semplice applicato all’operazione, ed esprime solo una parte dei costi effettivi del prestito; il Taeg (tasso annuale effettivo globale) esprime, attraverso una percentuale annua, il costo totale del credito per il consumatore ed include nel calcolo (Articolo 2 comma 3 del Decreto del Ministro del tesoro 8 luglio 1992):

a) il rimborso del capitale e il pagamento degli interessi;
b) le spese di istruttoria e apertura della pratica di credito;
c) le spese di riscossione dei rimborsi e di incasso delle rate, se stabilite dal creditore;
d) le spese per le assicurazioni o garanzie, imposte dal creditore, intese ad assicurargli il rimborso totale o parziale del credito in caso di morte, invalidità, infermità o disoccupazione del consumatore;
e) il costo dell’attività di mediazione svolta da un terzo, se necessaria per l’ottenimento del credito;
f) le altre spese contemplate dal contratto, fatto salvo quanto previsto dal comma seguente.

Sono, invece, escluse dal calcolo del TAEG (Articolo 2 comma 4 del Decreto del Ministro del tesoro 8 luglio 1992):

a) le somme che il consumatore deve pagare per l’inadempimento
di un qualsiasi obbligo contrattuale, inclusi gli interessi di mora;
b) le spese, diverse dal prezzo di acquisto, a carico del consumatore indipendentemente dal fatto che si tratti di un acquisto
in contanti o a credito;
c) le spese di trasferimento fondi e di tenuta di un conto destinato a ricevere gli importi dovuti dal consumatore, purché questi disponga di una ragionevole libertà di scelta e le spese non siano anormalmente elevate;
d) le quote di iscrizione ad enti collettivi, derivanti da accordi distinti dal contratto di credito, anche se incidenti sulle condizioni di esso;
e) le spese per le assicurazioni o garanzie diverse da quelle di cui alla lettera d) del comma precedente.

È il Taeg che consente di comprendere quale sia il costo reale del prestito. In quasi tutte le offerte, il Tan è specificato in maniera chiara e
visibile, mentre il Taeg è molto meno evidente. Nell’ambito del credito al consumo bisogna fare molta attenzione a queste due voci: infatti la presenza di questi oneri può far cambiare notevolmente la cifra che si andrà a pagare alla società o alla banca che ha concesso il finanziamento.

Di seguito un esempio esplicativo

taeg.png

Per fare una domanda sul tasso annuo nominale o TAN, sul tasso annuo effettivo globale o TAEG, sui finanziamenti in genere, sui contratti di prestito e  su tutti gli argomenti correlati clicca qui.

22 Giugno 2013 · Chiara Nicolai

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Stai leggendo TAN e TAEGAutore Chiara Nicolai Articolo pubblicato il giorno 22 Giugno 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 4 Dicembre 2017 Classificato nelle categorie , , , , , , Numero di commenti e domande: 1. Richiedi una consulenza gratuita sugli argomenti trattati nel topic seguendo le istruzioni riportate qui.' .

Commenti e domande

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  • vito lops 14 Settembre 2009 at 10:00

    Mutui, conti correnti, usura: impossibile un unico indicatore di costo

    Non è possibile unificare in un unico indicatore Isc (Indicatore sintetico di costo), Taeg (Tasso annuo effettivo globale) e Tegm (Tasso effettivo globale medio).

    Bankitalia ha bocciato la proposta effettuata in sede di consultazione dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti. Perché? “L’Isc e il Taeg – spiega Bankitalia – hanno la funzione di indicare ex ante il costo complessivo del prodotto offerto.

    Per i contratti di finanziamento, in cui è obbligatoria l’indicazione del Taeg, i due indicatori coincidono.

    Per il conto corrente, invece, non può essere usato il termine “Taeg” perché l’indicatore non esprime un tasso, ma un costo espresso in termini monetari”.

    Anche il Tegm non può essere accorpato: “Previsto dalla legge antiusura non indica il costo complessivo del prodotto offerto, ma un valore medio, rilevato trimestralmente attraverso dati di mercato, che serve a calcolare la soglia antiusura”.