Cosa affermano normativa e giurisprudenza in merito alla successione e ai rapporti di conto corrente

Vediamo cosa affermano normativa e giurisprudenza in merito alla successione e ai rapporti di conto corrente.

A seguito del decesso di un soggetto si apre ex art. 456 c.c. la successione mortis causa, istituto giuridico in cui un altro soggetto (erede) subentra in tutti i rapporti patrimoniali attivi e passivi del defunto, assicurando in tal modo la continuità dei rapporti stessi.

Non sfuggono alla successione i rapporti intercorrenti tra de cuius e banca: all'erede faranno così capo tutti i diritti e i doveri spettanti già al defunto nei confronti dell'istituto di credito.

La questione assume particolare significato laddove, a fronte della morte di un soggetto, vi sia la necessità per gli eredi (soprattutto se in contenzioso tra loro) di ricostruire l'asse ereditario, di cui si possono trovare significative tracce nei movimenti di conto del de cuius.

Non si sta parlando dunque di poter disporre delle somme presenti sul conto corrente del defunto, argomento articolato e dipendente da variabili quali l'unicità della titolarità del conto o la contitolarità, la firma congiunta o disgiunta sullo stesso, ma bensì della facoltà di richiedere alla banca uno storico di quanto è accaduto, della possibilità di avere notizia circa i rapporti tra de cuius e istituto di credito fino a dieci anni prima della morte deltitolare e del dovere gravante sulla banca stessa di fornire tali informazioni.

In merito l'articolo 119 del T.U.B. (Testo Unico Bancario – d.lgs. n.385 del 1 settembre 1993) afferma che il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell'amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione.

A fronte di un'interpretazione eccessivamente letterale che le banche davano a tale disposizione rigettando le richieste della clientela troppo generiche o comunque non riguardanti una specifica e circostanziata operazione, la Cassazione si è più volte pronunciata censurando tali comportamenti (Cass. Sez. I n. 12093 del 27/9/2001, Cass. Sez. I n. 11004 del 12/5/2006), sottolineando che la normativa va interpretata in base al principio di buona fede nell'esecuzione del contratto (art. 1375 c.c.) e che quindi il cliente o chi per lui ha il diritto di ottenere tutta la documentazione di cui è interessato nel rispetto del solo limite temporale decennale.

Successivamente, con l'entrata in vigore del Codice della Privacy (CdP - d.lgs. n.196/2003), la disciplina sopra esposta ha subito una sensibile modifica: agli articoli dal 7 al 10 sono stati regolati il diritto di accesso ai dati personali, nonché l'esercizio degli stessi, le modalità di esercizio e il riscontro all'interessato.

L'accesso ai dati personali ex artt. 7 e 8 CdP deve essere gratuito e garantito in forma intelligibile e, in base al comma 3 dell'art. 9 CdP, i diritti di cui all'art. 7 riferiti a dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio […].

Fuori discussione è l'interesse proprio dell'erede di ottenere tutta la documentazione riguardo i movimenti del conto corrente del de cuius per ricostruire l'asse ereditario e inoltre la richiesta di cui all'art. 7 è formulata liberamente e senza costrizioni.

Tutti i documenti devono quindi essere consegnati senza la previsione di alcun corrispettivo né rimborso spese in capo al richiedente.

Solo in seguito ad un risultato negativo della ricerca o ad un notevole impiego di mezzi in relazione alla complessità o all'entità delle richieste è possibile richiedere un contributo spese comunque mai eccedente i costi effettivamente sopportati per la ricerca fatta.

A riguardo il Garante della protezione dei dati personali si è pronunciato col provvedimento n. 372 del 11/10/2011 in cui ha sottolineato come l'erede (nel caso di specie il figlio del de cuius) abbia titolo per esercitare il diritto di accesso ai dati personali del defunto nei confronti della banca senza dover essere soggetto ad oneri o condizione alcuna: il diritto di accesso ai dati personali […] deve essere garantito gratuitamente e non può essere condizionato, per quanto attiene alle modalità di esercizio, a quanto statuito, ad altri fini, dal testo unico in materia bancaria.

12 aprile 2017 · Gennaro Andele

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Stai leggendo Cosa affermano normativa e giurisprudenza in merito alla successione e ai rapporti di conto corrente Autore Gennaro Andele Articolo pubblicato il giorno 12 aprile 2017 Ultima modifica effettuata il giorno 24 maggio 2019 Classificato nella categoria assegni cambiali conti correnti » mini guide Inserito nella sezione assegni cambiali e conti correnti.

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  • Anonimo 28 agosto 2019 at 14:30

    Buongiorno,
    vi sottopongo un problema.
    Nel 2004 è morta una zia con la quale vi era un c/c conintestato firme disgiunte. Sul conto veniva accreditato il mio stipendio. Al momento del decesso erano presenti circa 8mila euro.

    Per qualche motivo che ora non so spiegare (direi dimenticanza) alla banca non è stata segnalato il decesso, e fino a oggi abbiamo continuato ad operare su quel c/c.

    Circa 1 anno fa da un controllo, la banca viene a sapere del decesso, e mi blocca il c/c (con depositato circa 2000 euro). In quel momento la banca blocca il c/c
    La banca ha chiesto dei documenti tra cui un atto di successione di un notaio, ma in nessun documento compare l’esistenza del c/c.
    Ora non si riesce a sbloccare la situazione, la banca vuole un documento che NON è possibile produrre. Nonostante le ripetute sollecitazioni , la banca non sbocca il conto e praticamente mi fa capire che sono caduto un una specie di limbo e quei soldi di quel conto NON POTRO piu averli!!
    Devo dire che mi sembra follia pura.
    dal momento del decesso 2004 quel conto è sempre stato utilizzato (stipendio, pagamento utenze domestiche ecc) fino al 2018, è stato usato per 14 anni, ed ora mi è stato SEQUESTRATO, vorrei un vostro parere in merito per capire come procedere visto che tutte le volte che sento la filiale mi sembra di avere davanti un muro di gomma. Grazie

    • Annapaola Ferri 28 agosto 2019 at 18:09

      In caso di morte di uno dei cointestatari di un conto corrente con operatività disgiunta, il diritto dell’altro cointestatario di ottenere dalla banca la liquidazione dell’intero saldo attivo del conto è subordinato alla presentazione da parte degli eredi, ai sensi della normativa fiscale, della denuncia di successione.

      Questa infatti costituisce una condizione in assenza della quale la banca può legittimamente rifiutare il pagamento al cointestatario, pur se questi sia legittimato a esigere la liquidazione della intera somma giacente sul conto corrente.

      Si tratta di un vincolo di indisponibilità delle somme presenti sul conto corrente cadute nell’asse ereditario, in assenza del quale verrebbero consentite pratiche elusive della normativa fiscale: gli eredi potrebbero infatti evitare il pagamento dell’imposta sulla successione semplicemente cointestando un rapporto di conto corrente.

      Così si è espresso l’Arbitro Bancario Finanziario nella decisione 1498/15.

  • Anonimo 28 maggio 2019 at 13:11

    Buongiorno sono l’unico erede di mia sorella e l’eridità consiste in disponibiità di c/c per un totale di euro 20.690,96. Ho letto che in questo caso non è necessaria alcuna dichiarazione di successione ma la banca mi chiede una dichiarazione dell’agenzia delle entrate per “liberare” i c/c. Sapete dirmi di quale dichiarazione si tratta? Grazie

    • Simone di Saintjust 28 maggio 2019 at 13:16

      La banca chiede la dichiarazione di successione per essere sicura che lei sia l’unico erede di sua sorella. La dichiarazione di successione non è necessaria se l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto, l’attivo ereditario ha un valore non superiore a 100 mila euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari. Tuttavia, se lei vuole entrare in possesso della disponibilità in conto corrente lasciata da sua sorella, bisogna dimostrare alla banca che è unico erede.

  • Anonimo 15 dicembre 2018 at 14:50

    Siamo 5 cugini di primo grado del defunto abbiamo incaricato un notaio ed un avvocato a sbloccare e dividere tutti i beni tra noi di nostro cugino e abbiamo depositato firme e fotocopie carte identità ai 2 professionisti. Ma dopo mesi nessuno ci fa sapere niente. Ci vuole così tanto tempo per sbloccare beni di un cugino defunto laddove i cugini primi sono tutti d’accordo e hanno fatto avere a chi di dovere tutte le firme e i documenti in merito? Grazie per l’attenzione

    • Simone di Saintjust 15 dicembre 2018 at 15:39

      Evidentemente i due professionisti hanno incontrato problemi nel portare a termine la procedura di successione: sarebbe il caso di chiamarli e sentire cosa hanno da dire.

  • Anonimo 7 dicembre 2018 at 19:56

    Siamo degli eredi legittimi di una somma di € i cui c.c. della defunta sono in più Agenzie bancarie e posta, sono state effettuate tutte le procedure attraverso uno studio notarile e ora siamo in attesa, ognuno per la rispettiva quota, la riscossione del credito. Domanda: la Posta chiede che la firma di identificazione deve avvenire alla presenza di tutti assieme in unica soluzione (cosa poco possibile per ragioni diversi, salute, distanze ecc.) Le Banche chiedono invece che ognuno, con appuntamento, anche in giorni diversi, può andare a firmare e i bonifici saranno effettuati, solo quanto tutti hanno firmato. E’ Così? e se una/o di questi eredi, per ragioni suoi, non va a firmare si fermano i mandati di pagamento? Grazie e Cordiali Saluti

    • Ornella De Bellis 7 dicembre 2018 at 20:22

      L’ordinanza 27417/2017 della Corte di cassazione ha stabilito che ciascun coerede può agire nei confronti del debitore del de cuius (nella fattispecie la banca o Poste Italiane) per la riscossione dell’intero credito, ovvero della quota proporzionale a quella ereditaria vantata, senza la necessità del coinvolgimento degli altri coeredi, e soprattutto senza che venga in alcun modo precisato che l’iniziativa del coerede sia ammessa solo allorquando avvenga nell’interesse della comunione.

      Ora, atteso che la banca con cui il de cuius intrattiene, al momento della morte, un rapporto di conto corrente, o in conto titoli, è debitrice del defunto, ne discende che ciascun coerede può prelevare anche l’intera giacenza in conto corrente e/o disinvestire i titoli, senza che la banca possa opporre il mancato consenso degli altri coeredi.

  • Anonimo 22 ottobre 2018 at 10:46

    Le norme relative alla successione dei conti correnti valgono anche per i rapporti di gestione patrimoniale?

    E’ cioè possibile per il singolo erede farsi liquidare la propria quota di una gestione anche senza il consenso degli altri coeredi?

    Come opera in questo caso la banca? Liquida l’intero ammontare e divide per quote o vende solo per l’ammontare della quota richiesta?

    • Ludmilla Karadzic 22 ottobre 2018 at 11:19

      Secondo i giudici della Corte di cassazione (ordinanza 27417/2017) ciascun coerede può agire nei confronti del debitore del de cuius per la riscossione dell’intero credito, ovvero della quota proporzionale a quella ereditaria vantata, senza la necessità del coinvolgimento degli altri coeredi, e soprattutto senza che venga in alcun modo precisato che l’iniziativa del coerede sia ammessa solo allorquando avvenga nell’interesse della comunione ereditaria.

      Ora, atteso che la società di gestione del risparmio (SGR) è debitrice del defunto, ne discende che ciascun coerede può prelevare le quote di spettanza, senza che la SGR possa opporre il mancato consenso degli altri coeredi.

      Di solito la SGR valorizza l’intero asset del de cuius al momento della richiesta presentata dal singolo coerede, calcola la quota ereditaria spettante al richiedente, e, liquida per equivalente.

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