Conto corrente e successione » Le problematiche derivanti dal rapporto dei dati bancari

Nell'articolo che segue, affronteremo le problematiche derivanti dalla successione di un conto corrente del de cuius.

Nell'ambito di una successione, come regola generale, in caso di morte dell'intestatario del conto corrente, gli eredi devono informare la banca, solitamente consegnando ad essa il certificato di morte e la documentazione anagrafica inerente la successione.

Dopodiché, la banca blocca il conto (portando comunque a termine le operazioni già disposte prima del decesso, quindi assegni già emessi, bonifici già disposti, etc.), rilascia agli eredi un documento (stato di consistenza) che serve per la pratica di successione e -terminata tale pratica– rende disponibile il denaro in funzione delle loro quote.

Ciò, solitamente attraverso la presentazione di un atto notorio redatto dal tribunale o dal notaio.

In caso di cointestazione, la stessa regola vale ovviamente solo per la parte di spettanza del defunto ed il denaro restante (che può essere la metà come un terzo, un quarto etc. a seconda del numero dei cointestatari) rimane a disposizione del "superstite".

Se la cointestazione è, invece, a "firme congiunte" il conto viene invece bloccato del tutto fino all'identificazione certificata degli eredi legittimi. Questi poi dovranno operare congiuntamente con l'intestatario "superstite" decidendo insieme il destino del conto.

Una regola generale importante, riguardo ai conti cointestati, è che le quote di ciascuno si presumono uguali se non risultano prove contrarie (d.lgs.346/90 art.11).

Il tipo di documenti da produrre e le tempistiche dipendono dalla banca e dal contratto, che quindi va attentamente visionato.

Cerchiamo di approfondire la questione nei paragrafi successivi.

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Stai leggendo Conto corrente e successione » Le problematiche derivanti dal rapporto dei dati bancari Autore Gennaro Andele Articolo pubblicato il giorno 12 aprile 2017 Ultima modifica effettuata il giorno 24 maggio 2019 Classificato nella categoria assegni cambiali conti correnti » mini guide Inserito nella sezione assegni cambiali e conti correnti.

Commenti e domande

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  • Anonimo 28 agosto 2019 at 14:30

    Buongiorno,
    vi sottopongo un problema.
    Nel 2004 è morta una zia con la quale vi era un c/c conintestato firme disgiunte. Sul conto veniva accreditato il mio stipendio. Al momento del decesso erano presenti circa 8mila euro.

    Per qualche motivo che ora non so spiegare (direi dimenticanza) alla banca non è stata segnalato il decesso, e fino a oggi abbiamo continuato ad operare su quel c/c.

    Circa 1 anno fa da un controllo, la banca viene a sapere del decesso, e mi blocca il c/c (con depositato circa 2000 euro). In quel momento la banca blocca il c/c
    La banca ha chiesto dei documenti tra cui un atto di successione di un notaio, ma in nessun documento compare l’esistenza del c/c.
    Ora non si riesce a sbloccare la situazione, la banca vuole un documento che NON è possibile produrre. Nonostante le ripetute sollecitazioni , la banca non sbocca il conto e praticamente mi fa capire che sono caduto un una specie di limbo e quei soldi di quel conto NON POTRO piu averli!!
    Devo dire che mi sembra follia pura.
    dal momento del decesso 2004 quel conto è sempre stato utilizzato (stipendio, pagamento utenze domestiche ecc) fino al 2018, è stato usato per 14 anni, ed ora mi è stato SEQUESTRATO, vorrei un vostro parere in merito per capire come procedere visto che tutte le volte che sento la filiale mi sembra di avere davanti un muro di gomma. Grazie

    • Annapaola Ferri 28 agosto 2019 at 18:09

      In caso di morte di uno dei cointestatari di un conto corrente con operatività disgiunta, il diritto dell’altro cointestatario di ottenere dalla banca la liquidazione dell’intero saldo attivo del conto è subordinato alla presentazione da parte degli eredi, ai sensi della normativa fiscale, della denuncia di successione.

      Questa infatti costituisce una condizione in assenza della quale la banca può legittimamente rifiutare il pagamento al cointestatario, pur se questi sia legittimato a esigere la liquidazione della intera somma giacente sul conto corrente.

      Si tratta di un vincolo di indisponibilità delle somme presenti sul conto corrente cadute nell’asse ereditario, in assenza del quale verrebbero consentite pratiche elusive della normativa fiscale: gli eredi potrebbero infatti evitare il pagamento dell’imposta sulla successione semplicemente cointestando un rapporto di conto corrente.

      Così si è espresso l’Arbitro Bancario Finanziario nella decisione 1498/15.

  • Anonimo 28 maggio 2019 at 13:11

    Buongiorno sono l’unico erede di mia sorella e l’eridità consiste in disponibiità di c/c per un totale di euro 20.690,96. Ho letto che in questo caso non è necessaria alcuna dichiarazione di successione ma la banca mi chiede una dichiarazione dell’agenzia delle entrate per “liberare” i c/c. Sapete dirmi di quale dichiarazione si tratta? Grazie

    • Simone di Saintjust 28 maggio 2019 at 13:16

      La banca chiede la dichiarazione di successione per essere sicura che lei sia l’unico erede di sua sorella. La dichiarazione di successione non è necessaria se l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto, l’attivo ereditario ha un valore non superiore a 100 mila euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari. Tuttavia, se lei vuole entrare in possesso della disponibilità in conto corrente lasciata da sua sorella, bisogna dimostrare alla banca che è unico erede.

  • Anonimo 15 dicembre 2018 at 14:50

    Siamo 5 cugini di primo grado del defunto abbiamo incaricato un notaio ed un avvocato a sbloccare e dividere tutti i beni tra noi di nostro cugino e abbiamo depositato firme e fotocopie carte identità ai 2 professionisti. Ma dopo mesi nessuno ci fa sapere niente. Ci vuole così tanto tempo per sbloccare beni di un cugino defunto laddove i cugini primi sono tutti d’accordo e hanno fatto avere a chi di dovere tutte le firme e i documenti in merito? Grazie per l’attenzione

    • Simone di Saintjust 15 dicembre 2018 at 15:39

      Evidentemente i due professionisti hanno incontrato problemi nel portare a termine la procedura di successione: sarebbe il caso di chiamarli e sentire cosa hanno da dire.

  • Anonimo 7 dicembre 2018 at 19:56

    Siamo degli eredi legittimi di una somma di € i cui c.c. della defunta sono in più Agenzie bancarie e posta, sono state effettuate tutte le procedure attraverso uno studio notarile e ora siamo in attesa, ognuno per la rispettiva quota, la riscossione del credito. Domanda: la Posta chiede che la firma di identificazione deve avvenire alla presenza di tutti assieme in unica soluzione (cosa poco possibile per ragioni diversi, salute, distanze ecc.) Le Banche chiedono invece che ognuno, con appuntamento, anche in giorni diversi, può andare a firmare e i bonifici saranno effettuati, solo quanto tutti hanno firmato. E’ Così? e se una/o di questi eredi, per ragioni suoi, non va a firmare si fermano i mandati di pagamento? Grazie e Cordiali Saluti

    • Ornella De Bellis 7 dicembre 2018 at 20:22

      L’ordinanza 27417/2017 della Corte di cassazione ha stabilito che ciascun coerede può agire nei confronti del debitore del de cuius (nella fattispecie la banca o Poste Italiane) per la riscossione dell’intero credito, ovvero della quota proporzionale a quella ereditaria vantata, senza la necessità del coinvolgimento degli altri coeredi, e soprattutto senza che venga in alcun modo precisato che l’iniziativa del coerede sia ammessa solo allorquando avvenga nell’interesse della comunione.

      Ora, atteso che la banca con cui il de cuius intrattiene, al momento della morte, un rapporto di conto corrente, o in conto titoli, è debitrice del defunto, ne discende che ciascun coerede può prelevare anche l’intera giacenza in conto corrente e/o disinvestire i titoli, senza che la banca possa opporre il mancato consenso degli altri coeredi.

  • Anonimo 22 ottobre 2018 at 10:46

    Le norme relative alla successione dei conti correnti valgono anche per i rapporti di gestione patrimoniale?

    E’ cioè possibile per il singolo erede farsi liquidare la propria quota di una gestione anche senza il consenso degli altri coeredi?

    Come opera in questo caso la banca? Liquida l’intero ammontare e divide per quote o vende solo per l’ammontare della quota richiesta?

    • Ludmilla Karadzic 22 ottobre 2018 at 11:19

      Secondo i giudici della Corte di cassazione (ordinanza 27417/2017) ciascun coerede può agire nei confronti del debitore del de cuius per la riscossione dell’intero credito, ovvero della quota proporzionale a quella ereditaria vantata, senza la necessità del coinvolgimento degli altri coeredi, e soprattutto senza che venga in alcun modo precisato che l’iniziativa del coerede sia ammessa solo allorquando avvenga nell’interesse della comunione ereditaria.

      Ora, atteso che la società di gestione del risparmio (SGR) è debitrice del defunto, ne discende che ciascun coerede può prelevare le quote di spettanza, senza che la SGR possa opporre il mancato consenso degli altri coeredi.

      Di solito la SGR valorizza l’intero asset del de cuius al momento della richiesta presentata dal singolo coerede, calcola la quota ereditaria spettante al richiedente, e, liquida per equivalente.

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