Richiesta di sospensione della riscossione coattiva della cartella esattoriale - Come inviare la documentazione

La domanda può essere presentata agli sportelli di Equitalia, inviata via fax o via email agli indirizzi indicati nel modello oppure tramite raccomandata a/r o o usando il servizio “Invia un'e-mail al Servizio Contribuenti” sul sito di Equitalia.

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Commenti e domande

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  • nalon 26 febbraio 2013 at 18:48

    Vorrei sapere come fare a farmi notificare uno sgravio, che l’agenzia delle entrate ha comunicato ad equitalia, ed equitalia ha operato sulla mia posizione debitoria.

    Mi presento all’agenzia delle entrate e chiedo una verifica sulla mia posizione?

    Chiedo informazioni specifiche sulla cartella e mi faccio rilasciare copia dello sgravio?

    Se per caso, l’a.d.e. non mi confermasse l’esistenza di uno sgravio?

    Grazie

    • Ornella De Bellis 26 febbraio 2013 at 19:02

      Lo sgravio può richiederlo direttamente ad Equitalia, ma per ottenerlo bisogna avere fondati, ben precisi e circoscritti motivi. Ed in ogni caso, per accorciare i tempi della procedura e sapere, quanto prima, se l’istanza di sgravio è stata accolta o meno, è consigliabile presentare la domanda direttamente all’ente creditore (l’ADE ovvero l’Agenzia Delle Entrate).

      Infatti, trascorsi 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, sgravio o non sgravio, bisogna pagare. Quindi, se si è certi, dopo aver consultato un professionista, del proprio diritto ad ottenere lo sgravio e se l’importo in gioco vale la spesa, occorre preparasi a fare ricorso prima della scadenza dei 60 giorni dalla notifica, qualora non pervenga dall’ente creditore (l’ADE) l’esplicito accoglimento dell’istanza di sgravio.

  • rosario valsecchi 17 luglio 2010 at 11:54

    Conti pignorati per errore – Equitalia dovrà risarcire

    A gennaio 2008 i conti correnti gli sono stati bloccati. Fu un errore dell’Agenzia dell’entrate e della società di riscossione. ieri la vittoria della causa e il risarcimento del danno.

    “I suoi due conti correnti sono stati bloccati perchè pignorati, lei non ha pagato le tasse”. E’ questa la surreale telefonata che un professionista bolognese ha ricevuto dalla sua banca un pomeriggio del gennaio 2008. Dopo essere caduto dalle nuvole, ignorando completamente di essere finito nel mirino del fisco, non si è perso d’animo, si è rivolto agli avvocati Maurizio Ferlini e Maria Carla Olivieri e ha intentato una causa civile contro l’Agenzia delle entrate e contro il concessionario per la riscossione delle imposte. La sentenza del tribunale di Bologna, di un mese fa, gli ha dato ragione e condannato Equitalia Polis, al tempo agente della riscossione, a risarcirgli 10.000 euro (più interessi) e 5.000 euro di spese legali.

    La vicenda nasce da un errore procedurale: il procedimento di accertamento aperto nei confronti del cittadino (e poi la cartella esattoriale), in pratica, è stato portato avanti senza che l’interessato sia mai stato avvisato di nulla. Il giudice classifica come “negligente” sia il comportamento dell’agenzia delle entrate che quello di Equitalia, che mandarono avanti la vicenda “come niente fosse”, calpestando il diritto di difesa del cittadino, ma condanna solo quest’ultima. I conti del professionista (uno dei quali cointestato alla madre) rimasero bloccati per una settimana, dal 22 al 29 gennaio 2008.

    Il giudice civile Chiara Graziosi ha riconosciuto lo “stress per la vicenda” e “l’alterazione del ritmo del lavoro ordinario”, oltre al “compenso del commercialista” che il malcapitato ha dovuto pagare per dimostrare di avere i conti in regola. Non ha tuttavia accolto la richiesta di danno d’immagine e di danno patrimoniale per l’impossibilità di utilizzare i conti per sette giorni, altrimenti la condanna sarebbe stata ben più salata.

    Secondo il giudice, il professionista non subì un vero e proprio danno materiale, sia perchè il blocco dei conti fu per un periodo breve, sia perchè ebbe comunque modo di far fronte ai propri pagamenti in altro modo. La vicenda andò così: l’Agenzia delle entrate aprì un procedimento di accertamento nei suoi confronti e, nel dicembre 2006, gli inviò un avviso con richiesta di documenti al fine di verificare il pagamento delle tasse del 2004. Il professionista non ricevette mai questa comunicazione, tant’è vero che la cartolina di ricevuta di ritorno della raccomandata non tornò mai indietro all’Agenzia (come il funzionario responsabile annotò). Eppure, anzichè inviare nuovamente la raccomandata con cui si chiedevano chiarimenti al contribuente, l’agenzia mandò avanti il procedimento e diede mandato a Equitalia affinchè gli inviasse la cartella esattoriale e recuperasse il ‘dovuto’.

    Quello dell’agenzia delle entrate fu un comportamento “inequivocabilmente negligente”, scrive il giudice, perchè tolse la possibilità del contraddittorio al contribuente, come invece prevede la legge, e lo fece nonostante fosse al corrente della mancata consegna della raccomandata. La condanna, però, è stata emessa solo nei confronti di Equitalia, perchè secondo il giudice il blocco dei conti è direttamente riconducibile alle negligenze del concessionario, che non notificò mai al cittadino la cartella esattoriale. Infatti, è stato ricostruito durante il processo, Equitalia fece partire due notifiche della cartella esattoriale al professionista, ma nessuna delle due andò a buon fine perchè l’indirizzo non era più quello. Il postino lo riferì a Equitalia in entrambi i casi ma il concessionario, “pur essendone ben consapevole, ha proceduto nella procedura di riscossione” dando il via al pignoramento.

    Per il giudice il comportamento di Equitalia è senza scusanti. “Non è previsto dalla legge che il cittadino che si trasferisce senza aggiornare le risultanze anagrafiche non abbia comunque diritto a una notificazione ‘effettiva’” del procedimento”, scrive il giudice graziosi, affinchè “possa avvalersi dei suoi diritti, tra cui quello di impugnare la cartella esattoriale”.

    Infatti, sottolinea il giudice, la nullità della notifica è motivo di annullamento del procedimento. Invece equitalia, scrive il giudice, “ha agito sulla base di due notifiche nulle come se nulla fosse, così comprimendo il diritto con evidente negligenza il diritto di impugnazione e in generale il diritto di difesa del soggetto nei cui confronti effettuava la riscossione dei tributi”.




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