Sospensione mutuo – il punto della situazione

Attenzione » il contenuto dell'articolo è poco significativo oppure è stato oggetto di revisioni normative e/o aggiornamenti giurisprudenziali successivi alla pubblicazione e, pertanto, le informazioni in esso contenute potrebbero risultare non corrette o non attuali. Potrai trovare i post aggiornati sull'argomento nella sezione di approfondimento.

In cosa consiste la misura per sospensione delle rate dei mutui?

Si tratta di una misura straordinaria di sospensione dei rimborsi delle rate dei mutui per le famiglie in difficoltà a seguito delle crisi. A partire dal 1 febbraio 2010 le famiglie potranno chiedere la sospensione del rimborso delle rate dei mutui, per un periodo fino a 12 mesi, al verificarsi di particolari eventi che comportano la perdita del reddito.

Chi può chiederla?

Il mutuatario e, in caso di mutuo cointestato, tutti i cointestatari, ovvero gli eredi – esclusi gli eredi minori – interdetti o inabilitati per i quali interviene il tutore.

Quali sono i finanziamenti interessati?

I mutui, anche in fase di preammortamento, garantiti da ipoteca, per l’acquisto, costruzione o ristrutturazione dell’abitazione principale, a prescindere dalla tipologia di tasso di interesse contrattuale (fisso, variabile o misto), erogati a persone fisiche con reddito imponibile non superiore a 40 mila euro annui (inteso per singolo mutuatario), di importo non superiore a 150 mila euro.

Sono inclusi i mutui cartolarizzati, rinegoziati, oggetto di operazioni di portabilità e accollati.

Sono inclusi i mutui con ritardi nei pagamenti?

Sì, purché tale ritardo non sia superiore a 180 giorni consecutivi.

Dove e quando è possibile presentare la domanda?

Presso la propria banca, se ha aderito all’iniziativa, a partire dal 1 febbraio 2010 e fino al 31 gennaio 2011.

Cosa chiede la banca al cliente?

Il modulo di richiesta accompagnato alla documentazione e delle certificazioni che attestino i requisiti per la richiesta di sospensione.

Quali sono gli eventi che consentono di presentare la domanda di sospensione?

La perdita dell’occupazione, la morte o l’insorgenza di condizioni di non autosufficienza, l’ingresso nella cassa integrazione (es. lettera di licenziamento, certificato di morte, documentazione comprovante l’ultimo reddito imponibile dichiarato degli intestatari del mutuo).

Quando devono verificarsi gli eventi sfavorevoli?

Tra il 1 gennaio 2009 ed il 31 dicembre 2010.

Entro quanto tempo la banca attiva la sospensione?

La banca attiva la sospensione entro 45 giorni lavorativi dall’accoglimento della richiesta del cliente; comunica l’eventuale diniego alla domanda del cliente entro 15 giorni lavorativi dalla presentazione della stessa.

Durante la sospensione maturano gli interessi?

Nel periodo di sospensione maturano gli interessi contrattuali pattuiti che possono essere rimborsati dal cliente secondo diverse modalità, a seconda se la sospensione avvenga per la sola quota capitale o per la quota capitale e la quota interessi.

Come posso sapere se la mia banca ha aderito?

L’elenco delle banche aderenti e le relative condizioni applicate, eventualmente migliorative, è pubblicato sul sito dell’ABI (www.abi.it).

Dove posso trovare il modulo di domanda per la sospensione?

Il modulo per la domanda di sospensione sarà pubblicato sul sito dell’ABI, su quello delle banche aderenti e sarà disponibile presso gli sportelli degli stessi intermediari, a partire dal 1 febbraio 2010.

Per porre una domanda sul “Nuovo Piano Famiglie”,sulla sospensione del pagamento delle rate del mutuo a lavoratori in CIG e a disoccupati, sul contratto di mutuo in generale, sulle tipologie di mutuo, sulle normative vigenti in tema di mutuo ipotecario, clicca qui.

11 Maggio 2009 · Simone di Saintjust

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  • Cocolina 22 Gennaio 2010 at 16:07

    Buno giorno.io ho fatto richiesta per la sospensione.Avendo già 4 rate non pagate mi hanno risposta che la sospensione non è di 12 mesi ma si calcola la differenza tra i mesi non pagati e quelli rimanenti fino a 12.Cioè,io ho gia 4,mi restano solo 8 mesi di sospensione,se avessi 6 rate non pagate la differenza delle rate sospese sarebbe 6 e cosi via.
    Mi può spiegare gentilmente come stanno le cose,se io ho diritto a 12 mesi di sospensione o solo alla diferenza rimanente…?Grazie mille!!

    • cocco bill 22 Gennaio 2010 at 18:33

      Hanno ragione. L’accordo prevede che nel periodo di sospensione siano ricomprese anche le eventuali rate scadute e non pagate.

  • maurizio 6 Novembre 2009 at 09:55

    Vorrei cortesemente sapere se è possibile usufruire della legge per rinviare le rate del mutuo per il 2010 di un commerciante che ha venduto l’attività il 31 marzo 2009 e che alla data attuale (e chissa quanto)troverà lavoro.

    maury 61

    • c0cc0bill 6 Novembre 2009 at 10:35

      Si parla di una prossima moratoria, ma è ancora presto per sapere se sarà l’ennesima bufala di Berlusconi & Tremonti (in combutta con l’ABI).

      Dovremo aspettare per capire se la sospensione del pagamento delle rate del mutuo proposta dall’ABI a partire da gennaio 2010 sarà estesa a tutte le banche o se le banche vi aderiranno solo su base volontaria.

      E soprattutto quali sono i requisiti di accesso, con quali tassi di interesse ed in quali modalità dovranno essere restituite le rate sospese.

      Noi registriamo solo che il comitato esecutivo dell’Abi, nella sua riunione di martedì 15 settembre, ha discusso l’ipotesi di una moratoria per i mutui delle famiglie in situazioni di difficoltà a causa della crisi. Dunque, solo un’ipotesi per ora.

      Le misure dovrebbero essere simili a quelle adottate nei riguardi delle imprese, che hanno condotto alla moratoria per i crediti nei confronti delle piccole e medie imprese.

      La proposta muove dall’Abi (il che è tutto dire) e sarà presentata al titolare dell’Economia (che, probabilmente, si affretterà a confezionare l’ennesimo spot pubblicitario).

      Le banche, in ordine sparso, hanno già millantato l’effettuazione di interventi mirati a favorire le famiglie che si sono trovate in difficoltà con i mutui casa a seguito della crisi finanziaria.

      Con risultati, in verità, abbastanza deludenti e risibili, se non avessero giocato con le speranze di chi versa in situazioni economiche davvero drammatiche.

      In generale si chiedeva, come requisito di accesso al beneficio, un reddito riferito al 2007 non superiore a 25 mila euro complessivamente, per tutti gli intestatari del mutuo. Cioè un mutuatario licenziato nel 2009 che avesse avuto un reddito nel 2007 di 26 mila euro non fruiva della sospensione del pagamento delle rate del mutuo.

      Si parlava di assenza di costi aggiuntivi, oneri o interessi di mora, ma nulla si diceva circa gli interessi derivanti dall’aumento della durata del finanziamento (conto di finanziamento accessorio). E così abbiamo assistito all’applicazione di interessi stratosferici per dodici mesi di sospensione, da scontare a fine del piano di ammortamento.

      E anche quando i requisiti per l’accesso al beneficio risultavano soddisfatti ed il mutuatario era disponibile ad accollarsi (per ragioni di forza maggiore) gli interessi del conto di finanziamento accessorio, la sospensione non scattava mai automaticamente. Essa era sempre subordinata ad una valutazione soggettiva della banca.

  • pina lauria 26 Agosto 2009 at 14:06

    Ieri mi sono recata presso la mia banca ed ho chiesto notizie sulla sospensione della rata per un prestito ottenuto nel settembre del 2008.

    La mia richiesta scaturiva dalla necessità di avere spiegazioni in ordine all’ulteriore sospensione stabilita dal governo fino al 31 dicembre 2009.

    I funzionari della banca mi spiegavano che la sospensione dei pagamenti prevista dal decreto abruzzo fino al 31 luglio, comportava per me il pagamento di 473 euro di interessi e, se avessi deciso di usufruire della proroga della sospensione fino al 31 dicembre, l’ammontare totale degli interessi sarebbe stato di 1200 euro circa.

    Avrei potuto evitare di pagare gli interessi solo versando in un’unica soluzione l’importo sospeso da aprile al 31 luglio!

    Ho dato disposizione alla banca di bloccare subito la sospensione, ma sarò costretta a pagare gli interessi fino al 31 luglio.

    Questi sono i fatti che dimostrano come quello che doveva essere un beneficio per le popolazioni colpite dal terremoto in realtà si è rivelato essere una grande truffa: la mia rata mensile ammonta a circa 480 euro e gli interessi calcolati su 4 mesi di sospensione ammontano a 473 euro perché, come mi hanno spiegato con molta “solerzia”, il calcolo degli interessi viene effettuato non sulle quattro rate sospese ma sull’intero residuo ancora da pagare.

    Mi chiedo: in quale ordinanza è scritto in maniera chiara che si trattava di una rinegoziazione del prestito e non di una semplice sospensione che, secondo quanto hanno inteso migliaia di cittadini, non produceva alcun effetto sui prestiti se non uno spostamento della scadenza delle rate? E poiché si è trattato di una rinegoziazione con calcolo di interessi, anche consistente, perché la sospensione è stata operata in maniera massiva ed automatica senza che il cliente fosse informato delle conseguenze e senza, in particolare che sottoscrivesse un ulteriore contratto?

    Per quest’ultimo aspetto è mia ferma intenzione interessare di tutta la vicenda la competente Associazione dei Consumatori.

    Spero che prendiate in considerazione questa mia denuncia anche perché ritengo che sia estremamente importante che i cittadini si rendano conto del reale stato dei fatti e delle conseguenze che questo avrà sui loro conti in banca.

  • Patrizia 22 Luglio 2009 at 11:38

    La mia banca non vuole sospendere il mutuo perchè i ns redditi lo scorso anno erano superiori a 25K euro, purtroppo io ho perso il lavoro a maggio e mio marito è in cassa integrazione da luglio dello scorso anno. rischio di perdere la casa se non pago le rate!! vorrei sapere se è il limite dei 25k euro è una condizione di Unicredit banca o è esplicitamente indicato sul decreto. A chi posso rivolgermi per inviare questo mio reclamo ?

  • angelo pisani 21 Luglio 2009 at 06:38

    In questi giorni si sta discutendo dei provvedimenti da adottare in materia di crisi per quanto riguarda le imprese. In particolare, il ministro dell’economia Giulio Tremonti sta considerando con Abi, Confindustria ed i rappresentanti del commercio e degli artigiani di una moratoria anti-crisi dei crediti alle aziende. Ottima cosa, ma che dire delle famiglie? Non hanno forse bisogno di misure anticrisi atte a garantire almeno la civile e dignitosa vivibilità?

    «Non capiamo il perchè – dichiara l’avvocato Angelo Pisani, Presidente Nazionale di Noi Consumatori.it – non si dia attuazione ad una legge già esistente, ovvero la legge n. 244/2007 che regola un provvedimento per il quale è possibile, per il cittadino in difficoltà, sospendere il pagamento del mutuo acceso per l’acquisto della prima casa, sino a diciotto mesi.

    Ancora – continua Pisani – non capiamo il motivo per cui il ministro Tremonti, a distanza di ben 19 mesi dall’entrata in vigore di questa legge, non abbia ancora emanato le norme di attuazione del Fondo indispensabili per rendere operativo il provvedimento suddetto».

  • vincenzo donvito 8 Luglio 2009 at 17:56

    Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel suo intervento all’assemblea dell’Abi ha proposto di introdurre una moratoria sulle scadenze più pressanti dei crediti che le banche hanno contratto con le imprese, uno ’sforzo’ del settore del credito per facilitare l’uscita dalla crisi e non strozzare il mondo imprenditoriale. Da parte sua, l’esecutivo si dovrebbe impegnare ad agevolare gli istituti di credito rendendo più favorevole il regime fiscale della deduzione delle perdite sui crediti.

    Una boccata di ossigeno che, però, ci fa venire in mente quello che ormai potrebbe essere definito uno scandalo sulla pelle dei risparmiatori che hanno contratto un mutuo e non riescono a farvi fronte. Situazione in cui il Governo attuale è intervenuto un anno fa con la possibilità -insufficiente- della surroga o portabilità (1), ma situazione su cui il ministero dell’Economia ha glissato rispetto ad un intervento simile come quello proposto oggi dal ministro Tremonti per le imprese, cioè poter sospendere fino a 18 mesi il pagamento delle rate del mutuo dell’abitazione principale in modo da consentire al mutuante in difficoltà di avere il tempo per riorganizzare la propria vita.

    Ipotesi contemplata dalla Finanziaria 2008 e che, quindi, è già legge dello Stato. Ma il Governo non ha ancora emanato i provvedimenti attuativi e quindi, sebbene la legge sia in vigore da un anno e mezzo, non si può applicare!

    Forse per il ministro Tremonti le imprese sono più importanti dei singoli risparmiatori, o non sono entrambi parte di un meccanismo del credito oggi in profonda difficoltà ovunque e dove, se viene a mancare anche uno solo dei componenti, ciò che accade non è positivo per nessuno?

    Vincenzo Donvito, presidente Aduc

  • umberto dolci 19 Giugno 2009 at 06:14

    MUTUI, RESTA UNA PIA ILLUSIONE LA SOSPENSIONE DELLE RATE

    Di fronte ad una crisi vera, pesante e probabilmente ancora lunga, le misure previste dal Governo per aiutare le famiglie in difficoltà economica tardano a concretizzarsi.

    Prendiamo il caso di coloro che hanno perso il posto di lavoro o sono in cassa integrazione e devono fronteggiare le scadenze delle rate del mutuo per la casa che hanno comprato.

    Al di la dei proclami, la triste realtà è la seguente: La Legge 244/07 del governo Prodi, che prevedeva la sospensione del pagamento delle rate dei mutui per non più di due volte e per un periodo massimo complessivo di 18 mesi, non è praticabile in quanto manca ancora il decreto attuativo e le probabilità che l’attuale governo provveda a questo sono scarsissime, se non nulle.

    Per quanto riguarda la possibilità di sospendere il pagamento delle rate per le banche che aderiscono ai “Tremonti Bond”, si fa notare che:

    A) nessuna operazione ” Tremonti Bond” si è ancora concretizzata, e quindi permangono le perplessità sull’interpretazione di quanto previsto in merito all’accordo ABI/MEF del 25/03/2009. ad esempio questo prevede che i lavoratori devono essersi trovati nella situazione di disagio (cassa integrazione o disoccupazione) dalla data di sottoscrizione da parte delle Banche aderenti del protocollo di intenti che firmeranno all’atto del perfezionamento delle operazioni “Tremonti Bond”. La principale è: coloro che si trovavano nelle predette situazioni ne avranno diritto oppure no?;

    B) Parecchie banche non aderiranno alla proposta di Tremonti. I lavoratori “atipici”, quali i soci delle cooperative di lavoro, non fruendo della condizione di cassaintegrati/ disoccupati, allo stato dell’arte non rientrerebbero nemmeno tra i possibili fruitori della ” Tremonti Bond”.

    Si ricorda che già da tempo due gruppi bancari (Unicredit e MPS) hanno dato volontariamente e autonomamente la disponibilità a sospendere il pagamento delle rate dei mutui con pagamento interessi (la Tremonti Bond non lo prevede), ponendo delle condizioni che ne rendono difficile la fruizione. Unicredit, fra l’altro, prevede che per godere dell’agevolazione il Lavoratore deve essersi trovato nella condizione di disagio dopo il 21/10/2008 e deve presentare l’ultima dichiarazione dei redditi per dimostrare che non ha avuto un reddito familiare complessivo superiore ai 25mila euro.

    Questi limiti escludono moltissime persone che possono esibire dichiarazioni dei redditi riferite ai periodi in cui lavoravano regolarmente (magari facendo straordinari).

    Poi ci sono lodevoli iniziative locali che cercano di aiutare chi si trova in difficoltà , ma i Cittadini, in caso di difficoltà generate da situazioni che vanno oltre la loro “responsabilità “, dovrebbero potere contare sullo Stato, non sulle (gradite) opere di bene.

  • genoveffa milani 7 Giugno 2009 at 08:52

    ”Il ministro Sacconi propone una moratoria delle rate dei mutui per le famiglie dei disoccupati. E’ una strada da percorrere. Ma allora perche’ il governo si e’ limitato ad applicare il tetto del 4% solo ai mutui a tasso variabile e non anche a quelli a tasso fisso?”.

    Lo afferma il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei.

    ”Tutti facciano il dovuto per uscire dalla crisi: le banche, ma in primo luogo il governo. Avere limitato il tetto al 4% solo al tasso variabile ha penalizzato milioni di famiglie. Come al solito -conclude Farinone- l’esecutivo da solo risposte parziali ai problemi dei cittadini”.

  • giorgio marino 6 Giugno 2009 at 20:37

    ‘E’ necessaria una moratoria delle rate dei mutui per la prima casa nelle famiglie in cui ci siano cassintegrati, disoccupati”. Cosi’ il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, all’assemblea di Unindustria Treviso. ”Le famiglie hanno diritto a questo sostegno quando, non per loro colpa, non sono in grado di onorare i termini per le rate dei mutui per la prima casa”, ha specificato il ministro.

    Soffermandosi sulle banche, Sacconi ha pure rilevato che il governo ”e’ insoddisfatto del modo con cui soprattutto i grandi gruppi bancari servono le imprese”. ”Essi – ha concluso – devono riflettere sui propri modelli anche di gestione della valutazione del merito del credito, perche’ questa funzione fondamentale si e’ allontanata dai territori, si e’ burocratizzata, centralizzata, e rende le grandi banche oggi molto lontane da quella che era la banca locale che ha accompagnato la crescita negli anni ’50 e ’60”.

  • rodolfo nascimbeni 13 Maggio 2009 at 15:18

    Mentre nel resto del mondo le banche fanno a gara per accaparrarsi i soldi dello Stato, in Italia gli istituti di credito si permettono il lusso di snobbare gli aiuti messi a disposizione dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

    I grandi banchieri dell’Europa e degli Usa si sono presentati davanti ai forzieri pubblici con il cappello in mano, storditi dai duri colpi della crisi finanziaria. Un passo obbligato, in molti casi, per evitare il fallimento. Le nostre banche, invece, dopo aver chiesto a gran voce l’intervento del governo a sostegno della loro base patrimoniale, oggi guardano con aria di sufficienza ai Tremonti-bond che rappresentano lo strumento principale messo a loro disposizione.

    A marzo le prime cinque banche italiane avevano annunciato l’emissione complessiva di circa 10 miliardi di euro delle speciali obbligazioni che il Tesoro si è impegnato a sottoscrivere. A oggi solo due hanno formalizzato le richieste: Monte dei Paschi di Siena (1,9 miliardi) e Banco Popolare (1,45 miliardi). Restano ancora alla finestra Banca Popolare di Milano (500 milioni) e i due colossi del credito Intesa Sanpaolo e Unicredit che avevano ipotizzato un importo di 4 miliardi a testa. Cosa è successo in questi due mesi?

    Verrebbe da pensare che questa mancanza di attenzione nei confronti degli aiuti pubblici sia dovuta semplicemente al fatto che le banche italiane si siano accorte di non averne bisogno. In effetti, anche secondo i dati della Banca d’Italia, sembra che gli istituti di credito nostrani siano riusciti a schivare l’epidemia dei titoli tossici e non corrano il rischio di imbattersi nella bolla immobiliare che ha travolto in primo luogo gli Stati Uniti. Ma gli effetti della crisi non sono ancora del tutto noti e le banche hanno comunque la necessità, anche a soli fini preventivi, di rafforzare il capitale di vigilanza (Core Tier1). Bisogna quindi andare più a fondo per mettere bene a fuoco la situazione.

    In realtà le banche stanno facendo melina per cercare di spuntare condizioni migliori prima di accettare i finanziamenti statali. I Tremonti bond, infatti, hanno tassi elevati e soprattutto impongono una serie di vincoli. Gli istituti di credito che decidono di ricorrere a questi speciali strumenti di patrimonializzazione devono pagare una cedola annuale piuttosto cara, pari all’8,5 per cento per i primi quattro anni. Cedola che poi andrà a crescere gradualmente. A fronte del finanziamento, le banche dovranno assumersi impegni concreti: la sospensione del pagamento della rata di mutuo per almeno 12 mesi per i lavoratori in cassa integrazione o licenziati; la promozione di accordi per anticipare le risorse necessarie alle imprese per il pagamento della cassa integrazione; il contributo finanziario per rafforzare la dotazione del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; l’aumento delle risorse da mettere a disposizione per il credito alle pmi.

    I Tremonti-bond, quindi, hanno il duplice obiettivo di sostenere finanziariamente le banche e di evitare il blocco dei flussi creditizi verso l’economia reale. Con evidenti meccanismi di redistribuzione: lo Stato finanzia gli istituti in difficoltà che a loro volta devono andare in soccorso di cittadini e imprese. Proprio questi obblighi nei confronti della clientela stanno rallentando le operazioni. Le banche non vogliono aver le mani legate. Intesa Sanpaolo, per esempio, ancora in questi giorni sta negoziando con il Tesoro i dettagli. Unicredit, invece, sta valutando la convenienza di altri canali di finanziamento, inclusa la possibilità di ricorrere agli aiuti messi a disposizione dal governo austriaco. Intanto le piccole e medie imprese e le famiglie guardano con incertezza al futuro. Ad esempio, finché la banca non emette i Tremonti bond, chi va in cassa integrazione o viene licenziato non può beneficiare della sospensione della rata del mutuo.

    In questo modo, però, non si aiuta il Paese a ripartire: i banchieri fanno il loro mestiere se cercano i capitali a costi minori, ma non possono rinunciare a dare il loro contributo per superare la crisi. Nel momento di massima allerta lo Stato non ha esitato a mettere a loro disposizione i soldi dei contribuenti. Ora che le banche possono trovare canali di finanziamento alternativi, con i tassi d’interesse ai minimi storici, devono ridistribuire i vantaggi alla clientela e non pensare solo al loro tornaconto.