il requisito della convivenza non esclude il diritto al risarcimento non patrimoniale

Dal punto di vista giurisprudenziale questa sentenza è molto importante, perchè stabilisce una netta inversione di rotta, in materia, da parte di piazza Cavour.

La Suprema Corte, infatti, decidendo in merito ad un caso analogo, con la pronuncia 4253/12, aveva stabilito che: In tema di diritto al risarcimento, il fatto illecito, costituito dalla uccisione del congiunto, dà luogo a danno non patrimoniale, consistente nella perdita del rapporto parentale, quando colpisce soggetti legati da un vincolo parentale stretto, la cui estinzione lede il diritto all'intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che connota la vita familiare nucleare. Mentre, affinché possa ritenersi leso il rapporto parentale di soggetti al di fuori di tale nucleo (nonni, nipoti, genero, nuora) è necessaria la convivenza, quale connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l'intimità dei rapporti parentali, anche allargati, caratterizzati da reciproci vincoli affettivi, di pratica della solidarietà, di sostegno economico. Solo in tal modo il rapporto tra danneggiato primario e secondario assume rilevanza giuridica ai fini della lesione del rapporto parentale, venendo in rilievo la comunità familiare come luogo in cui, attraverso la quotidianità della vita, si esplica la personalità di ciascuno.

Analizzando questa massima, infatti, si deduceva che era dato come presupposto il requisito della convivenza per provare l'esistenza dei rapporti tra i familiari, escludendo, quindi, il diritto al risarcimento da parte di quei soggetti non conviventi abitualmente (nonni, nipoti, nuore e generi, ecc.).

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