L'accordo di separazione consensuale

Dunque, una volta scelto il proprio avvocato, lo stesso, prima di convocare il ricorso per separazione in Tribunale, sarà tenuto innanzitutto ad invitare o presso il suo studio l'altro coniuge, con lo scopo di elaborare insieme una domanda congiunta da presentare al giudice: si tratta della cosiddetta separazione consensuale.

La separazione consensuale consente di ottenere la sentenza di separazione in pochi mesi, a fronte dei diversi anni occorrenti nel caso che l'altro non accetti la separazione.

Inoltre, si basa su condizioni (economiche e personali) frutto di accordi dei coniugi e non imposte dal giudice e implicando tempi ridotti di attesa (pochi mesi) e la volontà concorde dei coniugi, comporta un indiscutibile vantaggio sul piano della serenità personale delle parti e, di riflesso, sugli eventuali figli.

Da non dimenticare, proseguendo, che implica dei costi giudiziari assai più contenuti rispetto ad un procedimento contenzioso, di cui non si conosce né l'esito né la durata.

I modi per raggiungere un accordo di separazione consensuale possono essere diversi.

La prassi più comune è quella di rivolgersi, insieme, ad un unico avvocato che formalizzerà in un unico atto le volontà espresse dai coniugi, fornendo i propri consigli nell'interesse di entrambi e valutando in via prioritaria la legittimità degli accordi delle parti.

Altra via è quella di rivolgersi ognuno ad un proprio avvocato.

In questo caso, il più delle volte, la comunicazione tra i coniugi non avviene e i rapporti sono demandati al contatto tra i due difensori che si faranno ciascuno portavoce delle volontà del proprio cliente.

Sussiste anche la possibilità di seguire, prima ancora di adire le vie legali, un percorso di mediazione familiare, che potrà anche essere suggerito dallo stesso giudice quando tenterà la conciliazione tra i coniugi.

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  • giorgio_2 17 ottobre 2018 at 06:09

    Cosa succede dopo la separazione consensuale con le rette obbligatorie che i coniugi pagavano assieme, tipo una retta per una casa di riposo per anziani del genitore di uno dei coniugi? Esempio se il padre di lui è in casa di riposo perché non autosufficiente e finché la coppia è assieme pagano il contributo senza problemi. Ma una volta separati sia per l’assegno da dare al coniuge che convive con i figli che per altre problematiche il marito per esempio non c’è la fa a pagare la retta del padre? Può comunque chiedere alla ex moglie di continuare a contribuire a pagare la retta? Se l’ex moglie comunque non vive nella stessa casa fa comunque ancora parte del nucleo famigliare?

    • Annapaola Ferri 17 ottobre 2018 at 09:01

      Sono tenuti, per legge (articolo 433 del codice civile) all’obbligo di assistenza materiale alla persona che si trova in stato di bisogno economico, nell’ordine, il coniuge della persona bisognosa, i figli e, in loro mancanza, i nipoti, i generi e le nuore.

      Questo vuol dire che la nuora potrebbe essere obbligata a pagare la retta della suocera per la degenza in casa di riposo se, e solo se, quest’ultima non avesse un figlio che percepisse uno stipendio.

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