Giorgio Valli

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole: nella dichiarazione dei redditi dovrebbero sempre essere riportati i compensi di reddito derivanti da attività di lavoro autonomo occasionale.

Il tema è disciplinato civilmente dall’articolo 2222 del Codice civile, e fiscalmente dall’articolo 67 comma 1 lettera l del TUIR, secondo i quali risultano essere redditi diversi i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente. Per importi fino a cinquemila euro il reddito percepito non è assoggettabile a imposizione contributiva (previdenziale e assicurativa).

Peraltro per redditi da lavoro occasionale inferiori ad 8 mila euro (insieme ad altri requisiti e limiti attinenti il possesso di fabbricati non locati, la titolarità di redditi da pensione e/o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, il diritto a percepire un assegno periodico eventualmente percepito dal coniuge separato o divorziato) non c’è obbligo alla presentazione della dichiarazione dei redditi (Persone Fisiche) per cui è inopportuna la drammatizzazione da lei operata relativamente alla presunta esigenza di affidarsi ad un commercialista solo per l’indicazione nella dichiarazione dei redditi della vendita di qualche cianfrusaglia.

Pertanto, se lei vende solo qualche cianfrusaglia di tanto in tanto su Ebay (o altrove) ed il reddito annuo lordo percepito da questa attività non supera gli ottomila euro non ha nulla di cui preoccuparsi.

Il monitoraggio delle transazioni e degli accrediti, se avviene, serve anche per esigere le giuste tasse che i giganti del web come E-Bay, Google, Facebook ed altri dovrebbero versare all’Agenzia delle Entrate e che puntualmente evadono relativamente alle commissioni che percepiscono, grazie alle vendite di migliaia di operatori italiani occasionali come lei (e ad altri servizi come la pubblicazione di annunci pubblicitari).


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