Giorgio Martini

Ci troviamo nel caso in cui la banca eroga un prestito al debitore (il venditore, nella fattispecie), e il venditore successivamente “accolla” (cioè trasferisce) gli obblighi assunti ad un terzo (l’acquirente).

L’operazione di trasferimento del debito assume la denominazione di accollo, il venditore viene indicato come debitore accollato e l’acquirente viene definito come debitore accollante.

La banca, dal canto suo, può aderire o meno all’accollo. La mancata adesione all’accollo da parte della banca (come sicuramente avvenuto nel caso in esame) ha come conseguenza la rilevanza esclusivamente interna (ai rapporti tra accollato ed accollante) dell’accollo. L’accollo si definisce, in questo caso, anche interno.

Il debitore accollato (il venditore, nella fattispecie) conviene con il terzo accollante (l’acquirente) l’assunzione (in senso puramente economico) del debito da parte di quest’ultimo, sicché l’acquirente assolve il proprio obbligo adempiendo direttamente in veste di terzo (ovvero rimborsando le somme pagate al debitore accollato che ha adempiuto).

E’ evidente che nella situazione descritta è l’accollante che ha tutto l’interesse ad adempiere pagando le rate del mutuo, pena le successive azioni di pignoramento e di espropriazione dell’immobile acquistato.

Se ne conclude che l’unica opzione che resta all’acquirente debitore accollante, per evitare l’espropriazione, è la conversione del pignoramento (pagamento del debito e delle spese di procedura in unica soluzione) oppure ricercare con la banca una soluzione transattiva, (anche rateale) per il rimborso del debito nel frattempo accumulato.

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