Ornella De Bellis

In caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, di un assegno per insufficiente provvista in conto corrente, la banca iscrive il nominativo del traente nella Centrale di Allarme Interbancaria (CAI) se, entro il termine di sessanta giorni, non viene fornita prova dell’avvenuto pagamento tardivo dell’assegno.

L’iscrizione nell’archivio determina la revoca di ogni autorizzazione ad emettere assegni. La revoca comporta il divieto, della durata di sei mesi, per qualunque banca e ufficio postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il traente e di pagare gli assegni emessi dal medesimo dopo l’iscrizione nell’archivio, anche se emessi nei limiti della provvista (articolo 9 legge 386/1990).

Purtroppo, però, di solito la cosa non finisce qui: il Prefetto, infatti, in relazione all’importo dell’assegno e ad eventuali recidive, applica ulteriori sanzioni pecuniarie ed accessorie, di cui decide l’entità. In particolare una sanzione amministrativa pecuniaria da 516 a circa tremila euro che, nel caso in cui l’importo facciale dell’assegno superi i 10 mila 329 euro (nonché in tutti i casi di reiterazione) può anche arrivare ad oltre seimila euro. C’è poi una sanzione accessoria consistente nell’ulteriore divieto di emettere assegni per un periodo variabile da due a cinque anni.

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