Pignoramento presso residenza del debitore condivisa con altra famiglia anagrafica

Due famiglie anagrafiche sotto lo stesso tetto: l'ufficiale giudiziario, nella malaugurata ipotesi di un pignoramento presso la residenza del debitore, non potrebbe distinguere fra ambienti allocati all'una o all'altra famiglia.

Dunque, sarebbe costretto dalla legge a presumere che tutti i beni rinvenibili nell'unità abitativa siano di proprietà del debitore.

E' escluso che un soggetto possa subire il pignoramento del proprio stipendio in ragione del solo fatto di avere la stessa residenza del debitore. A meno che non si tratti del coniuge, in separazione o comunione dei beni, laddove il debito sia stato assunto esclusivamente nell'interesse della famiglia. Cosa che il creditore deve comunque dimostrare.

23 agosto 2014 · Andrea Ricciardi

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Commenti e domande

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  • fabius 23 marzo 2015 at 19:11

    Salve sono sposato e mia moglie sta chiudendo una ditta individuale di un alimentari lascia qualche debito complessivo di 2.500 con 3 aziende di prosciutti educa dilazione di pagamento ma senza garanzia per l acquisto dell alimentari stesso non ha case intestate ed altro ma solo un conto corrente bancario contestato con me dove li ci va il mio stipendio cosa ci può succedere? Andranno a toccare il mio stipendio se farebbero qualche pignoramento? Come potremmo comportarci ? Vi ringrazio anticipatamente

    • Ludmilla Karadzic 23 marzo 2015 at 19:14

      Sarebbe opportuno far accreditare lo stipendio su un conto corrente non cointestato con la sua consorte.

  • GIUSY.GEMELLI 28 gennaio 2015 at 23:02

    Salve,
    c’e’ una cosa che vorrei sapere. Ho diverse cose in arretrato con i pagamenti. Contributi inps, Iva, canoni rai, tari……insomma un casotto. Il mio tormento e’ che mi venga pignorato il conto corrente con quei pochi euro che mi servono per vivere, avevo pensato di buttare la somma residua su una carta revolving di cui ne sono titolare rilasciatami da una finanziaria ma mi sorge il dubbio che anche quella possa essere soggetta a pignormamento…qualcuno mi sa rispondere. grazie anticipatamente

    • Annapaola Ferri 29 gennaio 2015 at 07:32

      Sicuramente, caricando la carta revolving, rende più difficile al creditore l’individuazione del rapporto di conto corrente da pignorare. Tuttavia, tenga conto che, adesso, l’ufficiale giudiziario può accedere all’anagrafe tributaria, dalla quale risultano tutte le disponibilità riconducibili ad uno specifico codice fiscale. Ma, basterebbe anche un semplice impiegato della sua attuale banca, poco attento ed incurante della privacy, a riferire del collegamento fra il suo conto corrente e quello collegato alla carta revolving.

      La soluzione migliore, nella situazione da lei descritta, è quella di far aprire un conto corrente a persona di fiducia, riservando a lei la delega ad operare e disporre.

  • mastergrafic 29 ottobre 2014 at 22:09

    Anni fa ho fatto atto di separazione consensuale con il mia moglie, e davanti al giudice abbiamo stabilito le condizioni della separazione, tra cui la cessione dell’immobile in suo favore e il versamento del 25% dello stipendio per il mantenimento dei figli, il tutto per mantenere rapporti civili, anche perchè io sono spesso all’estero per lavoro.

    Adesso attendo un atto di precetto con pignoramento verso terzi (busta paga) non avendo beni aggredibili di valore. Su una busta paga di 1800 euro verso al coniuge 450 euro, inoltre mi pago l’affitto. Non avendo un pignoramento dello stipendio da parte dell’ ex coniuge ma un semplice atto di separazione registrato presso il tribunale con l’indicazione della cifra da corrisponderle, cosa succede ?

    Rischio il pignoramento di un ulteriore quinto dello stipendio che si va a sommare all’assegno di mantenimento o il nuovo creditore prevale sull’ex coniuge? Come faccio a ottemperare ai miei obblighi?

    So che se non ottempero alla decisione del giudice di versare gli alimenti rischio una denuncia penale per mancata corrispondenza dalla ex e problemi a vedere i figli. So che in questi casi ci dovrebbe essere un udienza col giudice.

    Mi potete chiarire per cortesia cosa potrebbe succedere? Quale sarà la somma effettivamente pignorata? A quali norme devo fare riferimento?

    • Ludmilla Karadzic 30 ottobre 2014 at 07:43

      Il giudice, a fronte di una richiesta di pignoramento presso terzi, nella fattispecie il datore di lavoro, è chiamato a verificare che il pignoramento del 20% dello stipendio del debitore, sommato ad eventuali cessioni del quinto e/o a pignoramenti già in corso, non superi la metà della retribuzione netta percepita dal lavoratore dipendente.

      L’udienza serve proprio a questo: ad ottenere informazioni dal datore di lavoro circa le cessioni del quinto e i pignoramenti che gravano sullo stipendio. Non certamente ad acquisire la nota delle spese mensili che affliggono il debitore. Si tratta, pertanto, di una fase della procedura puramente tecnica.

      Non entrano nella discrezionalità del giudice valutazioni sull’entità degli oneri a cui il debitore deve adempiere a fronte di esborsi quali l’assegno di mantenimento, il mutuo o il canone di locazione, le utenze domestiche e via dicendo.

      Lei deve, quindi, attendersi un prelievo sulla busta paga, operato alla fonte, di importo pari a 360 euro.

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