Imposta di bollo per le certificazioni anagrafiche di residenza finalizzate al rintraccio del debitore

Problema decisamente meno controverso è quello relativo al regime fiscale dei certificati di residenza.

In proposito la normativa di riferimento è il DPR numero 642 del 26 Ottobre 1972 (Disciplina dell'imposta di bollo).

Tale norma suddivide gli atti in due categorie:

  1. atti soggetti ad imposta di bollo sin dall'origine;
  2. atti soggetti ad imposta di bollo in caso d'uso.

Per alcuni tipi di atti sono, poi, previste esenzioni dall'imposta di bollo.

Il punto 6 della tabella A, allegata al citato DPR (contenente gli atti soggetti ad imposta di bollo sin dall'origine) prevede, al suo interno, chiaramente anche i certificati di residenza:

Atti degli organi dell'amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province e dei comuni, compresi gli atti degli enti pubblici incaricati della tenuta di pubblici registri, rilasciati a privati che ne abbiano fatto richiesta, in originale, in estratto ovvero in copia dichiarata conforme all'originale,

Non essendo prevista, per il caso di specie alcuna esenzione non si dubita sulla circostanza che i certificati di residenza siano assoggettati, sin dall'origine e a prescindere dall'uso, alla citata imposta.

La difformità di comportamento registrata sul tema in oggetto da parte delle anagrafi sparse sul territorio Nazionale è dovuta ad una generalizzata mancata conoscenza della citata normativa.

Dai colloqui intercorsi con una serie di Uffici presi a campione (Bologna, Milano, Torino, Reggio Emilia, Modena, Pisa, Lucca, Prato ed altri minori) ho riscontrato come il principio dell'imposizione dell'imposta di bollo per questo genere di certificati sia misconosciuto a gran parte degli impiegati i quali, compiendo un errore di cui spesso, fortunatamente, godono i frutti le società di recupero crediti, comunicano i dati richiesti senza la pretesa della benché minima formalità.

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Commenti e domande

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  • maria 22 settembre 2009 at 15:19

    desidererei avere informazioni su come non pagare i bolli

    dell’auto degli anni addietro l’equitalia vuole mettermi il fermo dell’auto che ho attualmente è legale? esiste
    una tutela a questa ingiustizia? Grazie

    • c0cc0bill 22 settembre 2009 at 16:20

      Le informazioni che lei fornisce non consentono di esaminare la situazione.

      Se ha ricevuto cartelle esattoriali e non ha opposto ricorso nei termini, adesso è esposta a procedure di riscossione coattiva come il fermo auto.

      Sia più precisa, per favore.

  • karalis 20 giugno 2008 at 13:39

    lE CHIEDO SEMPLICEMENTE IL SUO PARERE IN MERITO ALLA AMMISSIBILITà DI ESERCIZIO DEL DIRITTO DI ACCESSO. IN ALTRI TERMINI MI CHIEDO SE POSSO ESERCITARE PRESSO LA P.A., MOTIVANDONE LE RAGIONI, IL DIRITTO DI ACCESSO AGLI ATTI PAGANDO LE SOLE SPESE PER LA COPIA O I DIRITTI DI SEGRETERIA.

    La richiesta di certificazione anagrafica deve essere motivata, se non è autorizzata, tramite delega, dall’interessato.

    Il suo diritto a prendere visione di atti, comunque pubblici, non può comprimere il diritto alla privacy dei cittadini di cui lei chiede la certificazione.

    La composizione del nucleo familiare, la presenza eventuale di figli naturali ed altro, costituiscono un insieme di dati sensibili del quale lei non ha alcun diritto di prendere visione, anche invocando la 241.

    Solo gli studi legali possono richiedere certificazioni anagrafiche per soggetti terzi, anche senza delega, motivando la richiesta, ed assumendone la responsabilità penale, per urgenti necessità di notifica di atti processuali. Ed in ogni caso, la certificazione deve essere soggetta ad imposta di bollo.

    Purtroppo è invalsa la prassi incivile, da parte di alcune anagrafi, di concedere a chiunque ne faccia richiesta, informazioni di tipo anagrafico.

    Ma i responsabili di tali anagrafi andrebbero denunciati all’autorità giudiziaria, assieme ai richiedenti.

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