Rinegoziazione mutuo – pro e contro di una scelta quasi obbligata (una video guida da Repubblica-TV)

Attenzione » il contenuto dell'articolo è poco significativo oppure è stato oggetto di revisioni normative e/o aggiornamenti giurisprudenziali successivi alla pubblicazione e, pertanto, le informazioni in esso contenute potrebbero risultare non corrette o non attuali. Potrai trovare i post aggiornati sull'argomento nella sezione di approfondimento.

rinegoziazione mutuo secondo Convenzione ABI Governo

La rinegoziazione mutuo in base alla legge Bersani è un atto unilaterale della banca (che può quindi rifiutarsi di concederla) attraverso il quale è possibile modificare lo spread applicato, il tipo di tasso (variabile, fisso o misto) o anche la durata del finanziamento. Non essendo necessario stipulare un nuovo contratto ha il pregio di essere gratuita, non comporta la perdita dei benefici fiscali e interessa potenzialmente tutte le tipologie di mutuo. Si tratta, tuttavia, di una  opzione solo teorica.

La surroga mutuo è l’istituto già esistente riproposto dalla legge Bersani per attuare la portabilità mutuo: attraverso di essa si possono cambiare tutti i parametri del prestito (tasso, durata) e i costi sono in genere ridotti e inferiori a mille euro, dato che viene richiesto l’atto scritto (le cui spese vengono spesso rimborsate dalla banca che subentra) e la perizia sull’immobile. Non è però possibile variare il debito residuo, una complicazione che rende inadatta questa soluzione a chi è alla ricerca di ulteriore liquidità (per ristrutturazioni, per esempio) o ha intenzione di consolidare altri debiti in corso.

In questo caso si è costretti a ricorrere alla sostituzione mutuo vera e propria, ovvero all’estinzione anticipata mutuo vecchio e alla contestuale accensione di un nuovo mutuo. Un’operazione decisamente più onerosa, poiché comporta il pagamento della  penale di estinzione mutuo, ove prevista (e solo per i mutui stipulati anteriormente al febbraio 2007), la cancellazione dell’ipoteca e la stipula di un nuovo atto di mutuo dal notaio, una nuova perizia, oltre al versamento dell’imposta sostitutiva (0,25% sull’erogato): spese che possono complessivamente arrivare anche a qualche migliaio di euro. Il vantaggio consiste nella possibilità di ottenere anche ulteriore liquidità.

Se ci troviamo in una situazione di estrema difficolta’ a pagare le rate del mutuo (magari abbiamo gia’ pagato qualche rata in ritardo) la “soluzione-tampone” migliore sarebbe quella di poter accedere alla sospensione del pagamento delle rate del mutuo in modo da consentirci di avere il tempo necessario per riorganizzare la propria vita. Questa ipotesi è stata contemplata dalla Finanziaria 2008: è gia’ legge dello stato. E’ previsto che si possa sospendere fino a 18 mesi il pagamento delle rate dei mutui per l’abitazione principale. Purtroppo il Governo ed in particolare il ministro Tremonti non hanno ancora emanato i provvedimenti attuativi e quindi, sebbene la legge sia in vigore, non si puo’ applicare!

La rinegoziazione mutuo secondo la Convenzione ABI-Governo ha il pregio dell’obbligatorietà e della chiarezza: tutte le banche che aderiscono sono tenute a effettuarla, anche se il cliente è rimasto indietro con le rate, mentre i parametri sono fissati con certezza dal decreto (fatte salve condizioni migliorative praticate da ogni singolo istituto). I dubbi maggiori sono invece legati al probabile prolungamento della durata del prestito e alla sua onerosità. Anche se l’importo della rata viene fissato una volta per tutte, infatti, il mutuo resta a tutti gli effetti a tasso variabile: la differenza rispetto alla rata originaria viene accumulata su un conto di finanziamento accessorio sul quale grava il tasso IRS a 10 anni (maggiorabile fino allo 0,5%) e che dovrà essere restituito alla fine del piano di ammortamento.

La rinegoziazione mutuo secondo la Convenzione ABI-Governo è senza spese né tasse né notaio. È riservata a chi ha stipulato un mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa a tasso variabile prima del 29/5/2008. L’effetto dell’accordo è che la rata si riduce e diventa costante.

  1. La nuova rata (che partirà 90 giorni dopo la firma della rinegoziazione mutuo, dopo il primo gennaio dell’anno prossimo) sarà calcolata applicando alla intera somma iniziale richiesta la media dei diversi tassi applicati nel corso dell’anno 2006 (più bassi di oggi);
  2. la differenza tra la nuova rata e la rata calcolata secondo le condizioni precedenti non viene cancellata, ma viene addebitata su un conto accessorio, in pratica una sorta di secondo piccolo mutuo, sul quale si dovrà pagare un interesse pari all’IRS a 10 anni più uno spread dello 0,50%: a luglio 2008 (quando abbiamo fatto i nostri calcoli per i confronti) il 5,45%;
  3. una volta finito di pagare il mutuo, il cliente dovrà pagare tutto quanto si è depositato nel conto accessorio, cioè differenza delle rate più interessi generati, sempre in rate uguali a quelle del mutuo;
  4. se in futuro i tassi di interesse continueranno a salire o non scenderanno, la durata del mutuo si allungherà dunque per tutto il tempo necessario a saldare il debito registrato sul conto accessorio; se invece dovessero scendere al punto da rendere la rata variabile più leggera di quella costante, si tornerà alle condizioni previste nel mutuo originario;
  5. per i mutui stipulati nel corso del 2007 e del 2008 la rata rinegoziata sarà pari alla prima rata del piano di ammortamento (e non alla media di quelle del 2006).

Proviamo a fare un confronto  fra le soluzioni al momento disponibili, escludendo quelle che in realtà non sussistono, come la sospensione del pagamento delle rate del mutuo, o quelle troppo dispendiose, come la sostituzione mutuo.

confronto fra rinegoziazione Tremonti, rinegoziazione Bersani e portabilità o surroga a tasso fisso

La tabella parla chiaro: con la “rinegoziazione Tremonti” la singola rata si alleggerisce di più; ma considerando l’intero periodo il mutuatario pagherà molto di più, rispetto alle condizioni che si possono sperare di ottenere cambiando banca o rinegoziando, a causa dell’allungamento del periodo di pagamento e degli ulteriori interessi da versare.

Il piano di ammortamento si allunga da un minimo di 30 rate mensili a un massimo di ben 59 rate: sono quasi 5 anni in più nei quali il mutuatario dovrà continuare a versare ogni mese soldi alla banca prima di vedere la luce.

Un altro aspetto da esaminare prima di aderire alla rinegoziazione Tremonti in base alla Convenzione ABI Governo o Convenzione ABI MEF, è la stretta  dipendenza, dei vantaggi di una tale opzione, dal reddito familiare.

Ragionando in termini generali – come si può osservare nelle tabelle in basso – la possibilità di abbassare la rata è elevata per i mutui contratti di recente e scende notevolmente per i prestiti più datati: si va da una riduzione del 15,7% del quarto esempio (finanziamento acceso nel 2006) al 5,3% del primo caso (2000). Un esempio, quest’ultimo, sintomatico di come la Convenzione ABI Governo sia in fondo poco utile per tutti quei mutui che hanno raggiunto o superato la metà del piano di rimborso.

la convenienza della rinegoziazione secondo la Convenzione ABI Governo dipende dal reddito

la convenienza della rinegoziazione secondo la Convenzione ABI Governo dipende dal reddito

la convenienza della rinegoziazione secondo la Convenzione ABI Governo dipende dal reddito

la convenienza della rinegoziazione secondo la Convenzione ABI Governo dipende dal reddito

Ipotizzando un andamento dei tassi futuri che ripeta gli alti e bassi visti in questi ultimi tre anni, il prestito da 80mila euro a 15 anni contratto nel 2000 risulterà infatti più costoso di soli 151 euro rispetto all’originale e si allunga di due mesi. Chi invece ha sottoscritto nel 2006 un mutuo da 130mila euro a 25 anni e volesse avvalersi della Convenzione ABI Governo subirà un aggravio aggiuntivo di ben 21.458 euro (4,5% in più del mutuo di partenza) e dovrà continuare a versare le rate per 32 mesi oltre la scadenza originaria.

Un ultimo approccio, per valutare l’opportunità (se non la convenienza) di aderire alla Convenzione ABI Governo, è fornito da una recente indagine effettuata in Banca d’Italia. Secondo tale approccio se l’incidenza della rata di mutuo sul reddito complessivo si attesta intorno al valore soglia del 30% del reddito (ed essendo il tasso variabile questo limite potrebbe anche essere superato) allora è senz’altro opportuno procedere ad una rinegoziazione così come formulata dalla Convenzione ABI Governo.

Dunque, attenzione.

La rinegoziazione mutuo secondo la Convenzione ABI Governo rappresenta, è vero, una boccata d’ossigeno per chi sta per affogare. Le condizioni offerte consentono infatti un immediato ribasso della rata del mutuo, che diventa quasi sempre più leggera di quella oggi pagata ai tassi correnti sul mercato. L’altro lato della medaglia è che la durata del mutuo si prolunga ed alla fine, facendo i conti, il mutuo lo si è pagato molto di più.

Per chi, invece, ha come obiettivo quello di rendere il mutuo economicamente più conveniente, indipendentemente  dall’importo rateale o dalla possibilità di acquisire ulteriore liquidità nell’operazione, è senz’altro consigliabile il ricorso alla surroga mutuo o portabilità mutuo. Attesa, ovviamente, la impossibilità, sul piano pratico, di ottenere una vantaggiosa rinegoziazione mutuo in base alla legge Bersani dello spread applicato, del tipo di tasso (variabile, fisso o misto) e/o della durata del finanziamento e che non tutti i mutui a tasso variabile saranno rinegoziabili secondo la Convenzione ABI MEF. Bisogna infatti ricordare che esistono alcune tipologie di mutui esclusi dalla Convenzione ABI MEF.

Per finire vi proponiamo un video di Repubblica Radio TV, molto interessante. Vengono infatti esaminate tutte le possibili opzioni attualmente disponibili per un mutuatario che volesse cogliere le opportunità offerte dalla Convenzione ABI MEF o dalla portabilità mutuo prevista dalla legge Bersani.

28 Agosto 2008 · Piero Ciottoli

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  • Ernesto Mauri dg BCC Alzate Brianza 25 Settembre 2008 at 16:51

    Una piccola banca comasca sugli scudi per le scelte compiute a difesa dei propri clienti. Parliamo del Credito Cooperativo di Alzate Brianza, citato ad esempio in un report nazionale sulla rinegoziazione dei mutui condotto dai ricercatori di Progetica, società indipendente di analisi dei mercati finanziari e assicurativi.
    In buona sostanza, secondo lo studio di Progetica la Bcc di Alzate Brianza sarebbe una tra le banche italiane che meglio hanno “interpretato” l’accordo Tesoro-Abi sulla rinegoziazione dei mutui, offrendo ai propri clienti condizioni migliori di quanto abbiano fatto altri istituti di credito.
    La pubblicazione delle analisi della società milanese di consulenza è stata colta ovviamente con molta soddisfazione negli uffici della Bcc. Il direttore generale della banca alzatese, Ernesto Mauri, chiarisce comunque come «l’adesione alla convenzione Abi-Tesoro sulla rinegoziazione dei mutui sia stata praticamente scontata, dato che la proposta proveniva dalla nostra associazione (l’Abi, ndr) e non accettarla avrebbe avuto il significato di una sconfessione francamente del tutto illogica». Con molta onestà, tuttavia, Mauri affronta la questione mutui spiegando che «l’allungamento dei prestiti è vantaggioso soltanto in parte per il privato. Il debito cresce e le rate da pagare aumentano, è vero che ogni mese si è costretti a versare un po’ meno, ma alla lunga si finisce per pagare di più».
    «La Bcc di Alzate ha deciso di non far pagare la capitalizzazione degli interessi sulla cifra accantonata, un vantaggio non indifferente perché si riduce l’allungamento del mutuo di almeno 20 rate – dice ancora Mauri – Ma la nostra forza è e rimane il contatto diretto con i clienti. Ai quali abbiamo proposto il passaggio a tasso fisso o anche semplicemente l’allungamento del mutuo senza rinegoziazione, e quindi senza oneri aggiuntivi. Abbiamo capito le difficoltà delle famiglie e deciso di ridurre i nostri utili».
    Per avere un termine di paragone, con un mutuo di 100mila euro per 30 anni la rata mensile a luglio 2005 era di 427 euro, oggi è di circa 600 euro.

  • m. f. 4 Settembre 2008 at 22:14

    Beh, questa volta il vulcanico ministro Tremonti si è proprio superato! La rivoluzione epocale che ci ha prospettato col suo decreto tagliarate dei mutui è davvero una perla più unica che rara… Mi è arrivata la proposta della mia banca di passaggio al tasso fisso, secondo i dettami del suddetto decreto, eccola qua: debito attuale Euro 225.000 (rata 1500 euro circa) con 27 anni ancora da pagare su un mutuo variabile trentennale; mi propongono una rata di 1280 euro, inferiore sì di circa 220 euro, ma con la sorpresina finale di avere tra 27 anni un debito rimanente sul conto accessorio su cui vanno a confluire i “finti risparmi” ancora di Euro 165.000 (!!!) con ulteriore durata di 197 mesi (16 anni e 5 mesi!!!!!!), sempre che non aumentino i tassi… Dovrò informare i miei futuri nipoti… Complimenti!

  • Francesca Tedeschi 2 Settembre 2008 at 18:52

    Mentre i tassi continuano a salire, il problema della casa resta un’emergenza, soprattutto per i giovani. Ma qual è al momento la migliore tipologia di mutuo? Francesca Tedeschi responsabile dell’Osservatorio Finanziario non ha dubbi: ”Il migliore è il tasso misto a passi, che prevede un tasso fisso, alto, a breve e poi la rinegoziazione con un tasso migliore fisso o variabile”. ”I tassi scenderanno, il mercato si sta raffreddando, per questo – sottolinea a IGN, testata online del Gruppo Adnkronos – la cosa migliore oggi è un misto, che preveda però la ridiscussione a tasso zero”. Per ”chi non vuole pensarci – aggiunge però – il migliore resta quello fisso, anche se oggi sono molto alti”.

    Riguardo alla portabilità dei mutui , l’esperta spiega che ”la situazione è migliore rispetto a un anno fa, quando, nonostante la legge Bersani, nessuna banca si era adeguata”. ”In particolare prima dell’accordo Abi-governo le banche avevano cominciato a fare offerte interessanti – sottolinea -. L’obiettivo della Bersani infatti era di aumentare la concorrenza e far abbassare i prezzi dei mutui che in Italia sono più alti che nel resto d’Europa”.

    La situazione ”cominciava a cambiare” insomma sebbene ”con molta lentezza” dovuta innanzitutto al fatto che ”non esisteva un sistema informatizzato e non c’era quindi possibilità di controllo. Non si poteva verificare se il cliente era moroso ad esempio – spiega Tedeschi -. Era tutto lento e costoso, per questo le banche preferivano scoraggiare i clienti e per questo sono state multate”.

    ”Le banche ‘buone’, perché non sono più tutte uguali come un tempo, hanno cominciato a dare mutui vantaggiosi, ma poi l’accordo con l’Abi ha bloccato tutto – sottolinea -. L’accordo sulla rinegoziazione dei mutui è stato fatto per chi non ce la faceva proprio più, ma per il cliente è un accordo peggiorativo perché il debito si va accumulando su un altro mutuo con un interesse doppio. Secondo ING Direct si possono avere allungamenti anche di 18 anni e un aumento degli interessi fino al 70%”.

    ”E’ vero che i tassi hanno cominciato a raffreddarsi e che alcune banche hanno diminuito lo spread” ovvero il margine di guadagno, ammette. ”Ed è vero che l’accordo ha sbloccato la situazione di crisi, ma ha raffreddato la surroga di Bersani perché le banche con l’accordo Abi ci guadagnano di più. Fortunatamente nel nostro Paese c’è molta informazione e controllo – aggiunge -. E poi ci sono banche ‘buone’ che hanno innestato la marcia della concorrenza proponendo offerte di livello europeo”.

    ”L’accordo – insiste – ha un obiettivo buono che è quello di disincagliare i subprime italiani, i mutui che hanno sofferenza, ma ha rallentato la concorrenza. I tassi così su e il costo della vita aumentato sono una tenaglia che ha preso al collo le persone – spiega Tedeschi -. C’è bisogno di concorrenza perché altrimenti i mutui non scendono, ma è tutto raffreddato dalle lungaggini. Le banche non sono ancora pronte, almeno non tutte”.

    ”Fino a un anno fa – sottolinea – le banche volevano il posto fisso per concedere un mutuo, poi hanno lanciato delle offerte per i giovani molto costose però che non sono andate bene perché i giovani preferivano trovare un nonno o un padre come garante piuttosto che sopportare costi così alti. La cosa migliore oggi – continua – è non chiedere mutui al 100% perché costa tantissimo ma arrivare almeno al 70%. Il problema è che i mutui sono alti e le case costano troppo. Si pensava che il costo degli immobili diminuisse invece il mercato è ancora’ drogato”’.

    ”Oggi comunque stiamo meglio di prima – osserva l’esperta -, perché è vero che il costo delle case è aumentato, ma c’è una situazione di maggiore flessibilità. In passato non c’era possibilità di rinegoziare in alcun modo, era un sistema rigido. Oggi ci sono molte proposte, ottenere un prestito non è facile e ridiscuterlo è ancora più difficile. L’importante – conclude Tedeschi – è imparare presto, fin da piccoli, a saper gestire il denaro ”.

  • Marco Bellinazzo 1 Settembre 2008 at 17:21

    Il rebus dei mutui: cinque soluzioni per tagliare la rata

    L'”assalto” agli sportelli lo danno quasi tutte per scontato. E si stanno attrezzando per farvi fronte potenziando i front office delle filiali. Scaduto, il 29 agosto scorso, il termine per spedire le lettere per la rinegoziazione, le 200 banche che hanno aderito alla convenzione Abi-Tesoro si preparano a ricevere tra un milione e un milione e mezzo di titolari di mutui a tasso variabile (stipulati prima del 29 maggio 2008) potenzialmente interessati all’operazione.

    Calcolare la convenienza del l’offerta concordata all’inizio dell’estate dagli istituti di credito con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti – nonostante gli sforzi di trasparenza fatti dalle banche – sarà tutt’altro che facile. E soprattutto non sarà semplice mettere a confronto i vantaggi della rinegoziazione con quelli derivanti dalle altre misure teoricamente a disposizione per combattere il caro-rata. Dalla chance della portabilità e della surroga a quella della rinegoziazione libera e gratuita, varate nel 2007 con le liberalizzazioni promosse dall’ex ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani.

    Ai destinatari della proposta di rinegoziazione, dunque, non resterà che recarsi in banca per valutare con i tecnici incaricati il proprio profilo di rischio e i propri margini di manovra. Decisivo più che mai nella scelta sarà il raffronto tra l’importo (crescente) della rata e il reddito disponibile (spesso con poche prospettive di crescita).

    In ogni caso, ci saranno tre mesi di tempo per decidere se aderire alla proposta Tremonti, se optare per una delle alternative Bersani oppure se lasciare le cose come stanno e seguire l’originario piano di ammortamento.
    Alcune peculiarità e differenze fra le “offerte” in campo però sono già chiare (si vedano anche le schede a fianco).
    La rinegoziazione “coattiva” targata Tremonti, per esempio, è l’unica via per obbligare le banche ad alleggerire mutui diventati troppi gravosi. Ma è un congegno che se ha il vantaggio di abbassare subito la rata in modo certo e significativo, presenta lo svantaggio – non secondario – di convertire il mutuo originario in un prestito senza più una durata predeterminabile e con la possibilità di esporre a un rimborso molto più alto ed esoso rispetto a quello preventivato con il primo prestito.

    Dal 1° gennaio 2009, infatti, accettando l’offerta di rinegoziazione frutto dell’accordo Abi-Governo, si verserà una rata fissa bloccata sulla media dei tassi applicati nel 2006. Ciò vuol dire inferiori anche del 2% rispetto ai livelli attuali. La differenza tra la rata variabile di base e la nuova rata fissa (di minore entità) confluirà su un altro conto (denominato “conto di finanziamento accessorio”), al quale verrà applicato un tasso d’interesse pari, di norma, all’Irs a 10 anni maggiorato di uno spread dello 0,5%, che il mutuatario dovrà saldare, sempre con rate fisse, dopo aver rimborsato il mutuo-base. Fissato il tasso di interesse “accessorio” e il numero delle rate extra da pagare, si aprono cioè tre scenari:

    1) se l’Irs salirà ancora prima della chiusura del mutuo-base, il residuo sul conto accessorio aumenterà e si allungherà il numero delle rate extra;

    2) se l’Irs, viceversa scenderà l’importo del conto accessorio diminuirà e di conseguenza sarà minore il numero delle rate da pagare;

    3) se poi, nella migliore delle ipotesi per il mutuatario, i tassi di mercato scenderanno fino a che la vecchia rata variabile sia inferiore alla nuova rata fissa la differenza andrà a “credito” e potrà essere scalata dal conto accessorio.

  • Help Consumatori 1 Settembre 2008 at 17:16

    Parte la rinegoziazione del mutuo. Sarà possibile passare dal mutuo a tasso variabile al mutuo a tasso fisso, ma l’Unione Nazionale Consumatori invita a prestare attenzione e a valutare correttamente le diverse proposte che i vari istituti bancari formuleranno ai propri clienti. Per banche ed intermediari finanziari che hanno aderito alla convenzione stipulata tra ABI e Governo, è infatti scaduto venerdì 29 agosto il termine per inviare ai propri clienti l’offerta informativa sulla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, da cui decorrono tre mesi per accettare.

    La trasformazione del mutuo da variabile a fisso sarà possibile mediante l’accensione di un conto di finanziamento accessorio da pagare dopo la scadenza del mutuo-base. La parola d’ordine è: trasparenza. Secondo Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, “nei prossimi tre mesi assisteremo ad un vero e proprio assalto agli sportelli delle banche per ricevere notizie più dettagliate. Il fulcro dell’operazione sta nella trasformazione del mutuo da variabile a fisso con l’accensione di un conto di finanziamento accessorio a tasso praticamente variabile da estinguere dopo la scadenza naturale del mutuo-base”.

    Vista la complessità dell’argomento, l’UNC ha organizzato un servizio informazioni sul proprio sito Internet con l’ausilio di esperti del settore. Dona non si fida degli operatori finanziari e ammonisce: “c’è da aspettarsi che banche ed intermediari finanziari proveranno a fare i furbi” .

    Tra le alternative a disposizione degli utenti vi sono la rinegoziazione “imposta”, in cui il mutuo viene trasformato da tasso variabile al tasso fisso del 2006, la rinegoziazione “Bersani”, senza spese per il cliente, la portabilità gratuita del mutuo e, infine, l’estinzione del mutuo e contestuale apertura di un altro presso altra banca, con le sole spese per il nuovo contratto. Secondo Confconsumatori, la scelta per la rinegoziazione “imposta” sembra più adatta per chi si trova in effettiva e contingente difficoltà nel pagare le rate del mutuo.
    Da qui il consiglio dell’associazione: valutare le conseguenze della rinegoziazione perché, se nell’immediato si pagherà di meno, bisogna però considerare l’allungamento della durata del mutuo, la variabilità del tasso del conto accessorio e il rischio di pagare di più di quanto previsto.

  • asca 1 Settembre 2008 at 17:15

    MUTUI: TRA SURROGA E RINEGOZIAZIONE, PIU’ CONVENIENTE LA PRIMA

    (ASCA) – Roma, 1 set – Al via la Convenzione tra le banche e il ministero del Tesoro sulla rinegoziazione dei mutui. Parte oggi infatti l’opzione rinegoziazione per i mutuatari che hanno sottoscritto un finanziamento a tasso variabile. Dopo l’accordo siglato con l’Abi per dare un po’ di ossigeno alle famiglie messe a dura prova dall’aumento della rata del mutuo ipotecario, innescato dalla crisi dei mutui subprime negli Usa, i clienti adesso si trovano stretti nella decisione tra la surrogazione del mutuo o la rinegoziazione.

    Gli istituti di credito hanno infatti gia’ inviato ai mutuatari le lettere per comunicare i termini della Convenzione. Il termine previsto per aderire alla rinegoziazione per i mutuatari e’ di tre mesi dal momento del ricevimento della lettera, mentre secondo i termini dell’intesa tra le banche e il ministero le banche avevano tempo fino al 29 agosto per inviare le lettere ai propri mutuatari secondo le regole della chiarezza e della trasparenza per decidere se aderire alla rinegoziazione del mutuo al tasso della media del 2006. Le 200 banche che hanno aderito all’invito del ministro dell’Economia Giulio Tremonti si preparano adesso a ricevere i clienti che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile prima del 29 maggio 2008, i quali potranno accedere a questo accordo ma solo dal primo gennaio 2009.

    La differenza tra il tasso stipulato al momento della sottoscrizione del mutuo e l’andamento successivo dell’Euribor viene destinato ad un conto corrente – che e’ remunerativo per la banche, e quindi produce interessi passivi per il cliente – e che rappresenta un importo che verra’ scontato solo con la fine della vita naturale del mutuo. In pratica si tratta di un allungamento del piano di ammortamento del mutuo, e non di un risparmio, o uno sconto per il cliente.

    Secondo le associazioni dei consumatori, la scelta per i clienti va fatta tenendo conto del periodo residuo del mutuo.

    ”Il giudizio sull’operazione di rinegoziazione e’ che se si fanno i conti si va a pagare di piu’: noi quindi diciamo che la rinegoziazione e’ la soluzione per chi sta per perdere la casa e non puo’ pagare una rata per esempio di 900 euro ma puo’ – spiegano all’Adusbef – far fronte ad una rata piu’ leggera di 750 euro”. Secondo le associazioni dei consumatori e’ sempre bene prima tentare anche la via della trattativa con la banca, che puo’ rimodulare il mutuo. Quanto alla surrogazione ”c’era gia’ prima della Convenzione Abi-Tremonti – insistono all’Adusbef – ed e’ molto piu’ conveniente, inoltre puo’ essere fatta piu’ volte”. Nulla toglie infatti che un cliente possa rivolgersi ad altra banca per ottenere condizioni migliori e che dopo uno, due anni, cambi banca nuovamente.

    ”La banca intelligente ha il piacere di consentire la surroga ai clienti di un istituto concorrente. Noi siamo abbastanza perplessi sulla rinegoziazione – concludono all’Adusbef -, meglio utilizzare la surrogazione”. Tutto questo si puo’ sintetizzare con una formula semplice, dicono le associazioni dei consumatori: se stai per perdere la casa aderisci alla rinegoziazione, altrimenti vai con la surroga.