Come cambieranno le pensioni nei prossimi anni se non verrà attuata alcuna riforma

Una circolare dell'Inps relativa a un decreto del Tesoro ha chiarito che dal 2016 serviranno quattro mesi in più per accedere al beneficio della pensione.

L'aggiornamento, previsto dalla legge, serve ad adeguare i requisiti previdenziali all'aspettativa media di vita. Ad oggi queste revisioni hanno cadenza triennale, ma dal 2019 in poi diventeranno biennali.

Tirate le somme, si ricava che dall'anno prossimo i requisiti per andare in pensione cambieranno in questo modo:

Pensione di vecchiaia

Per gli uomini, oltre ad almeno 20 anni di contributi, dal 2016 serviranno 66 anni e sette mesi di età (non più 66 anni e quattro mesi) a tutti i lavoratori maschi, sia autonomi sia dipendenti pubblici e privati.

Gli stessi requisiti varranno anche per le donne impiegate nel settore pubblico, mentre per quelle che lavorano nel privato l'incremento sarà maggiore: dall'anno prossimo avranno diritto alla pensione di vecchiaia a 65 anni e sette mesi e dal 2018 a 66 anni e sette mesi (oggi l'asticella è a quota 63 anni e nove mesi). Per le lavoratrici autonome, invece, dal 2016 si passerà a 66 anni e un mese e dal 2018 a 66 anni e sette mesi (dagli attuali 64 anni e nove mesi).

Pensione anticipata

Per quanto riguarda gli uomini, per lasciare il lavoro in anticipo rispetto alle regole valide per la pensione di vecchiaia, dal 2016 serviranno 42 anni e dieci mesi di contributi (oggi servono 42 anni e sei mesi).

Alle lavoratrici serviranno invece 41 anni e dieci mesi di contributi (contro i 41 anni e sei mesi necessari oggi).

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