Riduzione delle donazioni effettuate in vita dal defunto in successione senza testamento (successione legittima)

Eredità legittima senza testamento

Collazione

I figli del de cuius e i loro discendenti ed il coniuge del de cuius che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente (articolo 737 del codice civile).

in sede di domanda giudiziale di divisione dell'eredità (Cassazione 15131/2005), si procede a riduzione delle disposizioni testamentarie per i legittimari (tutti gli altri sono legatari). Si procede a collazione e la divisione viene effettuata, fra i legittimari, in osservanza allo schema di divisione dell'eredità regolata con testamento, costituita dalle quote lasciate ai legittimari ed alle donazioni effettuate in vita a coniuge, figli e nipoti del de cuius. I legittimari compensano fra loro le quote di eredità a cui hanno diritto secondo la legge.

L'obbligo della collazione sorge automaticamente e i beni donati in vita dal de cuius devono essere conferiti indipendentemente da una espressa richiesta, essendo sufficiente, a tal fine, la proposizione della domanda di accertamento della lesione della quota di legittima e di riduzione e la menzione in essa dell'esistenza di determinati beni facenti parte dell'asse ereditario da ricostruire (Corte di cassazione 8510/2018).

Come si calcola il patrimonio ereditario complessivo da ripartire fra gli eredi

Il patrimonio ereditario complessivo da ripartire fra gli eredi va calcolato procedendo alla formazione della massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della sua morte (eredità relitta) e alla determinazione del loro valore con riferimento al momento dell'apertura della successione. Quindi detraendo dall'eredità relitta i debiti del defunto, da valutare con riferimento alla stessa data, in modo da ottenere l'attivo netto.

Successivamente si procede alla riunione fittizia, ad una riunione cioè meramente contabile, tra attivo netto e i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, dovendosi a tal fine stimare i beni immobili e mobili donati secondo il valore che avevano al tempo dell'apertura della successione e il denaro donato secondo il suo valore nominale.

A questo punto è possibile calcolare la quota spettante a ciascun erede sul patrimonio complessivo risultante dalla somma tra il valore dell'eredità relitta al netto dei debiti del defunto (attivo netto) ed il valore del donatum, secondo secondo le modalità indicate nello schema di divisione dell'eredità regolata senza testamento proposto in apertura dell'articolo.

La reintegrazione della quota di legittima, conseguente l'esercizio dell'azione di riduzione, deve essere effettuata con beni in natura (cioè con una quota di proprietà sui beni facenti parte dell'eredità relitta): in pratica, il legittimario non può essere obbligato a ricevere la reintegrazione della sua quota di eredità in denaro.

Questi i principi, in tema di azione di riduzione dell'eredità per violazione della quota di legittima, ribaditi dai giudici della Corte di cassazione con la sentenza 24755/15.

Concorso di legittimari con altri suscettibili

I legittimari sono coniuge, figli e, in assenza di figli, gli ascendenti (padre, madre, nonni) del de cuius: ad essi la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione (articolo 536 del codice civile).

Quando sui beni lasciati dal defunto si apre in tutto o in parte la successione legittima nel concorso di legittimari con altri successibili, le porzioni che spetterebbero a questi ultimi si riducono proporzionalmente nei limiti in cui è necessario per integrare la quota riservata ai legittimari, i quali però devono imputare a questa, ai sensi dell'articolo 564, quanto hanno ricevuto dal defunto in virtù di donazioni o di legati (articolo 553 del codice civile).

Esempio: Tizio muore senza lasciare testamento: gli unici eredi sono suo padre Caio e suo fratello Tizio. Il patrimonio ereditario è di 200, mentre le donazioni fatte in vita ammontano a 400. In base alle norme sulla successione legittima, Caio e Tizio avrebbero diritto ciascuno a 1/2 dell'eredità, ossia a 100 ciascuno. Tuttavia Caio è anche un legittimario e, in quanto tale, avrebbe diritto ad 1/3 del patrimonio ereditario, ossia ad 1/3 del relictum (200) più il valore delle donazioni (400), e quindi a 200 (400 + 200 = 600 / 3 = 200). Per effetto della norma in commento, gli ulteriori 100 a cui ha diritto Caio si ottengono dalla riduzione della quota dell'erede legittimo Tizio.

La ratio della norma è quella di privilegiare la volontà del de cuius espressa con le donazioni effettuate in vita rispetto alla quota di eredità spettante ad un erede legittimo, ma non legittimario.

Riduzione delle donazioni effettuate in vita dal de cuius

L'azione di riduzione è quella concessa al legittimario che ha visto ledere, in tutto o in parte, la sua quota di legittima a causa delle delle donazioni effettuate in vita dal defunto. Con questa azione si tende ad ottenere la riduzione delle donazioni allo scopo di reintegrare la quota di legittima del legittimario.

Secondo l'articolo 555 del codice civile, le donazioni si riducono cominciando dall'ultima e risalendo via via alle anteriori. E dopo, ovviamente, aver applicato le regole previste dall'articolo 536 del codice civile in caso di concorso di legittimari con altri suscettibili.

26 febbraio 2019 · Annapaola Ferri

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Stai leggendo Riduzione delle donazioni effettuate in vita dal defunto in successione senza testamento (successione legittima) Autore Annapaola Ferri Articolo pubblicato il giorno 26 febbraio 2019 Ultima modifica effettuata il giorno 26 febbraio 2019 Classificato nella categoria sentenze e ordinanze della Corte di cassazione in tema di eredità successione e donazioni Inserito nella sezione giurisprudenza.

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  • Anonimo 14 marzo 2019 at 11:54

    Due coniugi sono sposati in regime di comunione di beni e sono intestatari di un c/c cointestato a firma disgiunta.
    Uno muore senza lasciare testamento e dagli estratti conto storici del c/c cointestato risultano versamenti a favore di un sol figlio disposti con la sola firma del de cuius e somme di denaro versate a favore dello stesso figlio disposte con la sola firma del coniuge superstite .
    Chiedo conferma : le somme donate dal de cuius vanno considerate per l’intero importo nonostante il regime di comunione legale e di c/c cointestato a firma disgiunta?
    Stella

    • Annapaola Ferri 14 marzo 2019 at 12:20

      Se riteniamo possibile che dal conto corrente cointestato a firma disgiunta, detenuto da marito e moglie in regime familiare di comunione dei beni, il marito possa sottoscrivere e staccare un assegno per comprare un gioiellino alla propria amante, e che il gioielliere si accontenti di quell’assegno – e non chieda documentazione inerente la cointestazione del conto corrente di traenza, e il certificato di matrimonio, e una volta appurato che si tratta di conto cointestato fra coniugi in comunione, non lo valuti per metà del valore facciale pretendendo che la moglie stacchi un assegno per eguale importo per pagare il regalino all’amante del marito – possiamo ritenere che l’assegno staccato al figlio costituisca una donazione (per l’intero importo facciale) effettuata dal padre. Analogo discorso per i trasferimenti in danaro effettuati, a favore dello stesso figlio, dalla madre con prelievi dal conto corrente cointestato a firma disgiunta.

  • Anonimo 9 marzo 2019 at 09:57

    Mio padre muore senza lasciare testamento.Eredi siamo: mia madre, io e mio fratello. Essi, coniugati in regime di comunione legale, sono titolari di un c/c cointestato a firma disgiunta.
    Dagli estratti conto storici risulta che mio padre ha versato una somma pari ad euro 30000 sul c/c intestato a mio fratello e sempre dagli estratti conto risulta che anche mia madre ha disposto versamenti a favore di mio fratello per euro 80000 come liberalità.
    Trattasi certamente di somme a lui donate da entrambi.
    Per quale ammontare vanno considerate queste donazioni?
    Dagli estratti conto risulta che mia madre abbia disposto con assegni circolari un pagamento ad un cantiere navale per l’ acquisto di un’imbarcazione per euro 40000 e per l’ acquisto di una Mercedes per euro 260000. Mia madre è su una sedia a rotelle, ed è chiaro che è stato simulato un acquisto perché in concreto sono utilizzati da mio fratello.Come regolarsi ai fini successori? Resto in attesa e ringrazio.
    Stella

    • Annapaola Ferri 9 marzo 2019 at 10:20

      L’articolo 737 del codice civile (collazione e soggetti obbligati) stabilisce che i figli e i loro discendenti ed il coniuge del defunto che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente.

      Inoltre, l’obbligo della collazione sorge automaticamente e i beni donati in vita dal “de cuius” devono essere conferiti indipendentemente da una espressa richiesta, essendo sufficiente, a tal fine, la proposizione della domanda di accertamento della lesione della quota di legittima e di riduzione e la menzione in essa dell’esistenza di determinati beni facenti parte dell’asse ereditario da ricostruire (Cassazione 8510/2018).

      I versamenti di 30 mila euro e il successivo di 80 mila a suo fratello sono, incontestabilmente, due donazioni. Ma la seconda dazione potrà essere contestata solo in occasione della morte di sua madre. Così per le donazioni dell’imbarcazione e della Mercedes: un problema che si porrà solo in sede di successione mortis causa a sua madre. Peraltro, se vi verificheranno trasferimenti di proprietà, i due beni mobili potranno considerarsi donazioni (con il valore che avranno al momento del passaggio di proprietà); altrimenti rientreranno nella massa ereditaria.

      Nel caso di successione legittima (senza testamento) non c’è quota riservata al defunto da rispettare: quindi l’intera quota della donazione di 30 mila euro donata da padre a figlio va ripartita (per compensazione): 10 mila a sua madre e 10 mila ciascuno ai due figli



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