A causa del decreto salvabanche salgono i costi dei conti correnti

A causa del decreto salvabanche a rimetterci sono, come sempre, i correntisti: salgono infatti, nel 2016, i costi dei conti correnti.

Salgono i costi per recuperare lo sbilancio degli 1,8 miliardi destinati a CariFerrara, CariChieti, Banca Marche e Banca Etruria. Al Banco Popolare 25 euro una tantum da dicembre.

In Ubi dal 29 settembre depositi più cari di 12 euro «per accrescere la tutela» sui propri clienti.

Aumenti diversi anche in CheBanca! e Unicredit.

Ma cerchiamo di vederci più chiaro.

Niente fondi pubblici, si disse nel 2015 parlando del salvataggio delle quattro banche.

Difatti. Sono soldi privati: quelli, anche, dei correntisti.

Chiamati a coprire (benché solo in parte) i maggiori costi delle banche sane, per sostenere quelle in difficoltà.

Una “tassa” motivata con la necessità di sostenere il Fondo nazionale di risoluzione intervenuto per evitare il fallimento di Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche: tre dei principali istituti di credito italiani, Banco Popolare, Unicredit e Ubi Banca, stanno rivedendo al rialzo i costi di gestione dei conti correnti, con le associazioni dei consumatori già sul piede di guerra.

Per compensare il contributo al fondo, infatti, Banco Popolare chiederà ai propri correntisti, privati e imprese, 25 euro in più: un provvedimento che, spiegano dall'istituto, colpirà circa un milione e mezzo di clienti.

Ritocchi anche per i clienti di Unicredit, in particolare per le tipologie di conto corrente MyGenius Silver, Gold e Platinum con aumenti mensili di 2 euro: nella “proposta di modifica unilaterale del contratto” l'istituto di credito elenca una serie di interventi legislativi o regolamentari che hanno determinato “costi e minori ricavi per la Banca”, tra i quali appunto l'accordo per la costituzione di un fondo per la risoluzione delle crisi bancarie.

Per Ubi Banca il “giustificato motivo” degli aumenti di 12 euro annui è l'impennata dei costi di produzione a causa dell'applicazione di due direttive europee, tra cui il fondo di risoluzione.

In cambio i clienti riceveranno una copertura assicurativa ulteriore, una tutela in caso di fallimento che li rimborserebbe fino a 100mila euro sui depositi.

Dunque, sommando le tre banche si arriva a circa 12,4 milioni di famiglie e imprese clienti, ovvero circa il 20% della popolazione che si troverebbe a sostenere il salvataggio degli istituti di credito.

Pertanto, si raccomanda pai correntisti di verificare le email e le lettere che arrivano dalle banche.

Per legge, infatti, tutte le variazioni devono essere comunicate al correntista con un preavviso di due mesi.

In questo periodo di tempo di due mesi si può cambiare banca pagando le vecchie condizioni alla ricerca di condizioni migliori.

Anche in questa circostanza, come è sempre bene fare, confrontare le condizioni del proprio conto con quelle migliori che si possono trovare sul mercato.

29 settembre 2016 · Gennaro Andele

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